21 luglio 2017

Ratisbona. La verità è ben altra

di Paolo Maria Filipazzi

A proposito dei cinquecentoquarantasette-bambini-abusati-del-coro-di-Ratisbona-quando-c’era-il-fratello-di-Ratzinger.
Innanzitutto va precisato che i fatti di cui si tratta, ai sensi della legge tedesca, sono caduti in prescrizione da decenni e che, dei 49 responsabili, i principali sono morti da tempo. Insomma, parliamo di fatti che non potranno mai essere verificati in un processo e di cui alcuni responsabili non potranno mai dire la loro e difendersi per ovvie ragioni.
Precisiamo poi che l’indagine riguarda violenze avvenute nella scuola Vorschule Etterzhausen, ai tempi in cui era diretta da Johan Meier, preside dal 1953 al 1992 e morto venticinque anni fa. Nel 2010 tal Alexander Probst per la prima volta parlò pubblicamente delle violenze subite fra il 1960 e il 1970 da quest’uomo morto da tempo e sulla base della sua denuncia la diocesi di Ratisbona, all’epoca guidata da monsignor Müller, aprì l’inchiesta, i cui risultati definitivi sono stati esposti nei giorni scorsi.

Ne esce fuori il quadro di un tipico istituto “di una volta”, in cui ancora vigevano le pene corporali, che in Germania furono proibite per legge solo nel 1980. I 547 sono coloro che, ascoltati dalla commissione, hanno affermato di averle subite. Molti di questi racconti urtano sicuramente la sensibilità contemporanea ma, in buona parte, corrispondono ai metodi educativi notoriamente in uso pressoché ovunque fino a pochi decenni fa.
Vi sono poi i 67 che hanno subito molestie di tipo sessuale da parte di 9 persone di cui i due principali accusati erano già morti ai tempi dell’apertura dell’inchiesta e non hanno quindi potuto raccontare la loro versione.
Senza negare la gravità di questi episodi, ci permettiamo di dire che la vicenda ci sembra avere una portata, tutto sommato, molto più circoscritta di quella che i titoli di TG e giornali chiaramente cercano di dare a intendere.
Fatto sta che c’è una parolina che a un certo punto spunta fuori, appositamente per rendere più succoso il tutto: Ratzinger.

Eh, già… La scuola suddetta era, infatti, quella in cui studiavano i membri del Regensburg Domspatzen, noto coro di voci bianche di cui all’epoca era maestro Georg Ratzinger, fratello dell’attuale Papa emerito. Quest’ultimo non è stato mai minimamente sfiorato dall’accusa di abusi sessuali. Dalle testimonianze che si leggono nel rapporto finale, risulta un quadro in cui alcuni allievi lo ricordano con apprezzamenti positivi e in qualche caso con affetto e altri ne rievocano soprattutto il carattere burbero che lo portava qualche volta a mollare qualche schiaffone. Ci sono anche passaggi che fanno sinceramente sorridere, come il racconto di un aneddoto in cui, mentre il maestro strilla arrabbiato, gli cade la dentiera… Per le percosse che, ripetiamo, erano tipiche dei metodi educativi “di una volta”, l’anziano sacerdote si era scusato sette anni fa, subito dopo le prime denunce. In sintesi, si tratta davvero di pochissima cosa.

Tuttavia, sembra proprio che si sia voluto a forza accostare il nome Ratzinger ai casi di abusi sessuali. E così l’avvocato Ülrich Weber, incaricato dalla diocesi di Ratisbona di condurre l’inchiesta, ha accusato, nella conferenza stampa dei giorni scorsi, il sacerdote, oggi 93 enne, di “aver chiuso gli occhi e non aver preso misure a riguardo”.

In realtà, a leggere il rapporto, le informazioni a riguardo sembrano assai confuse. George Ratzinger avrebbe ricevuto notizie in tre occasioni, molto distanziate nel tempo, nel 1969, nel 1979 e nel 1993. Di cosa abbia effettivamente avuto notizia, in realtà, non si capisce. Nel rapporto si parla genericamente di “violenze” senza precisarne la natura. L’avvocato Weber afferma che il sacerdote non capì che si trattava di abusi sessuali e pensò probabilmente ad un semplice eccesso nei metodi correttivi, cosa che il diretto interessato aveva già affermato nel 2010. A pag. 380 si afferma che egli “non fosse il contatto preferito per riferire di violenze sessuali considerato il suo carattere” e a pag. 381 si riporta l’affermazione di un ex corista che definisce “impensabile” fare discorsi inerenti il sesso con lui, descritto come un vero puritano. Diciamoci la verità: da quello che si ha in mano, a carico di Georg Ratzinger non c’è nulla di nulla.

Ma tant’è: la sera di martedì scorso, il nome “Ratzinger” era stato pronunciato vicino alle parole “abusi” e “sessuali” e tutti i TG hanno potuto urlare il titolo: “Abusi sessuali: il fratello di Ratzinger sapeva!”. Cosicchè tutto l’Occidente è andato a letto inorridito per il 547 bambini violentati dal fratello di Ratzinger. Con in più il non detto che però era l’unico e il solo motivo per cui la notizia era stata data: l’Emerito poteva forse non sapere?
Il tutto, guardacaso, a stretto giro di posta dal necrologio che Benedetto XVI ha dedicato al defunto cardinal Meisner e che ha creato scompensi nervosi a-chi-sappiamo-noi… E già che c’era, l’avvocato Weber si è sentito in dovere di attaccare anche il cardinal Müller, vale a dire colui che dispose l’apertura dell’inchiesta. Probabilmente fingeva…

Del resto, subito dopo che gli era stato suonato il chitarrino, nelle scorse settimane, qualcuno farfugliò che il motivo del siluro fosse che “non aveva fatto abbastanza contro i preti pedofili”. Nessuno era stato in grado di precisare la cosa. Ora forse capiamo. D'altra parte, si sa, quando vuoi fregare un prete, l’accusa di pedofilia è l’asso pigliatutto…  

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