20 luglio 2017

René Girard: La religione come strumento di Satana. 8/9: Il mondo non è più lo stesso: Satana scatenato.

di Hercule Flambeau 

Ora che la menzogna sottostante al meccanismo vittimario è stata svelata, il mondo non può più essere identico a prima. [53] La norma antropologica che regolava la società umana fin dal suo sorgere è radicalmente mutata poiché la malvagità, l’ingiustizia, insita nell’assassinio rituale, è emersa alla luce e non può più essere ignorata. Prima di Cristo la vittima veniva identificata con il colpevole e l’umanità era giustificata di fronte a dio e agli uomini per la violenza perpetrata. L’accusa del mondo era sufficiente a rendere colpevole la vittima e la pace scaturita dal sacrificio della vittima era la controprova della sua stessa colpevolezza.

Dall’annuncio del sacrificio di Cristo in poi, ogni volta che l’uomo verrà chiamato a sacrificare una vittima nell’interesse della comunità, saprà che essa è innocente e il persecutore colpevole, saprà di commettere un peccato che grida al cospetto di Dio.
Dalla morte di Cristo il mondo entra nell’apocalisse, nel processo di disvelamento del Cristo nella storia fino al momento della sua nuova venuta. [54] Ormai Satana è svelato e il meccanismo di autoregolazione della violenza disinnescato.

L’uomo ormai si trova da solo di fronte alla propria responsabilità e violenza, senza più la possibilità di ricorrere alla grande narrazione mitica, all’escamotage che aveva garantito per millenni il riciclaggio delle coscienze. [55] Il desiderio, la violenza desiderante, la concorrenza, non può più essere assopita nemmeno per un momento dal balsamo della falsa religione.

Per questo motivo il mondo , una volta liberato dalla schiavitù dei miti e dei riti, non giunge ad una pacificazione ma ad un nuovo livello di consapevolezza militante. Dalla resurrezione di Cristo in poi coloro che non riconoscono la vera religione saranno condannati, impossibilitati come sono a ricorrere a riti sacrificali catartici, ad una duplice condanna.

La prima deriva dall’esponenziale crescita dell’uniformità degli attori sociali: il mimetismo ancora presente nel tessuto umano infatti non può limitare se stesso e la concorrenza fra i doppi mimetici cresce parallelamente alla crescita dell’uniformità tra gli stessi. Il rischio è quello di una perdita di differenze e senso della gerarchia con il conseguente acuirsi di invidie ed odi reciproci. Tutti saranno contemporaneamente nemici e perfette copie gli uni degli altri. Il mondo dunque non potrà più pacificarsi, nemmeno temporaneamente.

Da qui, per i singoli, deriva anche la condanna alla consapevolezza che qualsiasi desiderio non può sopravvivere alla conquista dell’oggetto desiderato e che dunque, per sopravvivere, il desiderio sarà costretto a rincorrere se stesso in una corsa infinita verso il nulla: ogni desiderio porta in sé la propria frustrazione. [56] Per questo il desiderio moderno, declinato nella sua semplice sfera materialistica e consumista, si è contratto fino a risiedere non tanto nell’ottenimento dell’oggetto o del prodotto desiderato quanto nel disfarsi, nel sacrificare, il prodotto già posseduto sull’altare di quello che ancora dobbiamo possedere.

Il momento del vero godimento , del soddisfacimento del desiderio non sta nel comprare la nuova versione di un prodotto, quanto nel gettare via quella vecchia. La cultura dello scarto si è elevata a nuovo, perennemente insoddisfacente, meccanismo di controllo sociale. [57] La modernità si ritrova così in un accanito processo rivoluzionario di creazione, presto abortita, di capri espiatori successivi; nell’ individuazione ed eliminazione costantemente frustrata dei colpevoli del male nel mondo.
“Nel Vangelo di Luca Cristo vede Satana ‘cadere dal cielo come la folgore’. Evidentemente, il diavolo cade sulla terra, dove non resterà inattivo. Non è la fine immediata di Satana che Gesù annuncia, o almeno non ancora, è la fine della sua trascendenza menzognera, del suo potere di riordinamento. Per designare le conseguenze della rivelazione cristiana il Nuovo Testamento dispone di una vasta gamma di metafore.
Si può dire, come ho già fatto , che Satana non può più scacciare se stesso, o che non può più incatenarsi, il che in fondo equivale a dire la stessa cosa. Siccome i giorni di Satana sono contati, egli ne approfitta più che può e, in modo assolutamente letterale, si scatena.” [58]

[53] La passione di Cristo ce lo insegna, e ce lo dice a chiare lettere: Gesù è una vittima innocente sacrificata da una folla che gli si rivolta unanimemente contro dopo avrlo osannato solo qualche giorno prima. E per nessuna ragione particolare. Questo tipo di coscienza porta alla rottura di quel meccanismo di misconoscimento, di copertura cognitiva che era alla base dello schema mitico: d’ora in poi non possiamo più far finta di non sapere che l’ordine sociale viene costruito sulla pelle di vittime innocenti. Il cristianesimo ci priva di quel meccanismo che stava alla base dell’ordine sociale e religioso arcaico, introducendoci in una fase nuova della storia dell’uomo. Una fase che possiamo legittimamente chiamare “moderna”. Tutte le conquiste della modernità per me partono da lì, da quella presa di consapevolezza interna al cristianesimo. [R. Girard, Verità o fede debole?]
[54] Nella rivelazione troviamo un altro titolo di Gesù che chiede un momento di meditazione: Gesù è o erchomenos, il “veniente”, “colui che verrà”, o, forse meglio, “colui che è in atto di venire”. Gesù è sempre donato dal Padre al mondo, perciò è sempre in atto di venire. Riconoscenti per questa donazione noi, con le folle della domenica degli ulivi, diciamo in ogni celebra
[55] “Nelle società precristiane il gioco delle interferenze mimetiche, come abbiamo detto, è controllato dal sacro: i riti, i passaggi di iniziazione, e i divieti. Ma dopo che il messaggio cristiano ha svelato lo stretto e vizioso legame fra violenza e ordine sacro le istituzioni hanno perso progressivamente il loro alone sacro. Nel mondo moderno privato della sorgente rigenerativa che era garantita dal processo vittimario, si fa strada un’attenuazione di quei divieti assoluti e di quelle differenze che erano consacrate durante il rito; in altre parole, avviene una liberazione del desiderio mimetico.” Il risentimento
[56] “Per Girard, la rivelazione cristiana segna così una metamorfosi decisiva delle dinamiche interattive e sociali, che si trovano obbligate a ripiegare su se stesse: la modernità vive il dilatarsi di una crisi mimetica schiacciata dall’impossibilità di trovare una catarsi attraverso il capro espiatorio. Nel nostro universo il desiderio, privo dei chiari divieti istituiti dal rito, si vuole illimitato, cioè ha imparato che non può sopravvivere alla conquista di un oggetto; quindi, deve scegliere oggetti sempre più inaccessibili: «il desiderio diventa un (quasi) soggetto interessato all’autoconservazione, e sempre catturato nella trappola di una strategia di autosconfitta» (15). Paradossalmente, come testimonia emblematicamente il caso dell’anoressia analizzato da Girard nell’ultimo saggio di questa antologia, solo attraverso un’irrimediabile condanna di sé alla sconfitta, il desiderio può sfuggire all’automatica e dolorosa conversione di ogni vittoria in frustrazione.” Introduzione a R. Girard, Il risentimento
[57] Cfr. Z. Bauman, L’etica in un mondo di consumatori.
[58] R. Girard. Vedo satana cadere come la folgore. P 241 (ggiungere il dopo?)
 

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