05 luglio 2017

Sant’Antonio Maria Zaccaria e lo zelo apostolico


di Roberto De Albentiis

Nel calendario e nel Messale di oggi, 5 luglio, si legge l’elogio di Sant’Antonio Maria Zaccaria (1502 – 1539), sacerdote cremonese del XVI secolo, fondatore dei Padri Barnabiti; santo invero non molto conosciuto, che non gode di un grande culto anche per le vicende relative alla sua canonizzazione, molto recente rispetto ad altri grandi santi del periodo come Ignazio di Loyola o Carlo Borromeo o Filippo Neri, se nel Messale moderno gode solo di memoria facoltativa, nel Messale tradizionale aveva memoria obbligatoria e Messa propria, segno quindi che era molto importante. Ma perché?
Figlio di una nobile famiglia cremonese, rimasto orfano di padre, venne allevato amorevolmente dalla madre, che gli trasmise una forte fede cristiana; della sua infanzia, invero, non si sa molto, al di fuori degli spostamenti, che comunque rimasero tutti confinati al Nord Italia (Cremona, Pavia, Padova); lo ritroviamo, giovane universitario, a Padova, presso il cui Studium si era iscritto per studiare filosofia e medicina. Più che degli esami, che passò fino ad ottenere la licenza, sappiamo però di un singolo episodio: davanti ad un povero mendicante, Antonio Maria, il giovane rampollo della nobile famiglia lombarda, si spoglia del mantello e lo dona al povero, come un novello San Martino.
Ottenuta l’abilitazione ad esercitare l’arte medica, la eserciterà con scienza e carità per poco tempo, dal momento che, su impulso di un padre domenicano, lascerà tutto, titoli, carriera e beni, ai poveri per dedicarsi all’apostolato popolare: ritiratosi presso l’allora esistente chiesa cremonese di San Vitale, ai bambini insegnava il catechismo mentre con gli adulti meditava le Scritture, soprattutto le lettere di San Paolo, Apostolo con cui manterrà un fortissimo legame. Ciò però non gli bastava, voleva di più, e per questo decise di intraprendere non solo gli studi biblici e patristici, ma anche quelli sacerdotali, venendo consacrato sacerdote all’età di ventisette anni. Divenne ben presto un sacerdote ricercato per la qualità delle sue omelie e missioni popolari, cui alternava una fervida pietà per il Santissimo Sacramento e una forte carità verso i poveri e gli ammalati; trasferitosi da Cremona a Milano, assieme a due nobili compagni decise di fondare la Congregazione di San Paolo, una formazione religiosa originale, formata da sacerdoti (i futuri Padri Barnabiti), religiose (le Suore Angeliche, che solo di recente sono state rifondate) e laici terziari (i Maritati di San Paolo, oggi Laici di San Paolo); da oratorio, il suo divenne ben presto una nuova famiglia religiosa, che avrebbe preparato il terreno alla Riforma Cattolica e avrebbe contribuito poi a combattere il protestantesimo e a rendere effettivi i decreti del Concilio di Trento.
A Sant’Antonio Maria e ai suoi nuovi chierici e laici si devono, tra le altre cose, il far rintoccare a morto le campane delle chiese alle ore 15, in ricordo della morte di Nostro Signore, e la solenne esposizione del Santissimo Sacramento a turno nelle chiese nota come Quarantore, che continua ancora oggi; ma il loro zelo, la loro predicazione a volte provocatoria, infine i legami di amicizia del santo fondatore con Fra Battista da Crema, che finì sotto la lente dell’Inquisizione romana per alcuni suoi scritti, decretò una battuta di arresto per la diffusione di questa nuova famiglia religiosa, che non diverrà mai di massa o famosa come i gesuiti o gli oratoriani, ma dopo questo momento di crisi avrà l’onore che si era meritata e darà tanto alla Chiesa, soprattutto nel campo dell’apostolato popolare e dell’educazione scolastica. Sant’Antonio Maria Zaccaria, di salute cagionevole, si spegnerà molto giovane, a nemmeno quarant’anni; non godette di un culto diffuso a causa del fatto che Urbano VIII lo privò del titolo di beato, e fu canonizzato solamente nel 1897 da Papa Leone XIII.
Che cosa può dirci, a noi uomini d’oggi, questo santo nemmeno molto conosciuto? Innanzitutto, può insegnarci qualcosa sul nascondimento e la discrezione, merce rara oggi, lui che visse nascostamente fino alla frequentazione dell’università, e primariamente sull’amore a Gesù e alla Sua Passione, come si evince dal rintocco delle campane alle ore 15 e soprattutto dalle Quarantore, che rendono culto sommo al Santissimo Sacramento, memoriale proprio della Passione.
Da lui possiamo poi imparare, alla scuola di San Paolo, lo zelo apostolico e la lotta alla tiepidezza spirituale: Sant’Antonio Maria ebbe sempre un grande amore per l’Apostolo delle Genti, di cui voleva apprendere la dottrina e voleva imitarne le gesta; in ogni chiesa barnabita non mancano mai le raffigurazioni e le Messe votive di San Paolo, così come, nelle omelie, sono commentate molto puntualmente le sue Epistole, dalle quali spesso si parte. Sant’Antonio Maria Zaccaria voleva fedeli coraggiosi, generosi, disponibili e zelanti come San Paolo Apostolo, di cui voleva che conoscessero la vita e gli scritti. Soprattutto, lo voleva per combattere quello che era un vero e proprio dramma spirituale: la tiepidezza, che considerava il nemico numero uno, prima ancora che il peccato, che del resto è proprio suo figlio.
Una sua agiografia ha per titolo “Il riformatore”, e lo fu davvero: in questo anno cinquecentenario della infausta Riforma protestante di Lutero, celebriamo un vero riformatore e un vero uomo evangelico, che non sarà conosciuto come l’eresiarca tedesco, ma siamo sicuri che è in Cielo e intercede per noi; un’altra sua agiografia, più corposa e con prefazione dell’allora cardinale Ratzinger, si chiama “Fuoco nella città”, e lui, il fuoco dell’amore divino e dello zelo paolino, lo mise davvero nelle città e nelle società dell’epoca. Possa essere così anche per noi, animati dall’amore per Gesù, dall’insegnamento di San Paolo e dall’esempio di Sant’Antonio Maria Zaccaria! Su duo insegnamento, con coraggio e zelo, andiamo per le strade del mondo, opportunamente e inopportunamente, a parlare e soprattutto vivere Nostro Signore Gesù Cristo!

 

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