13 luglio 2017

Sant'Enrico imperatore, la santità temporale


di Alfredo Incollingo

Prima di San Luigi, re di Francia, vi furono altri sovrani, in questo caso un imperatore, che seppero governare cristianamente per il bene della Chiesa Cattolica e del popolo dei fedeli. Erano monarchi che tenevano profondamente alla moralità dei chierici e al Vangelo, a tal punto da compiere opere di carità di grande rilevanza. Enrico II il Santo era imperatore del “Sacro Romano Impero” e ultimo esponente dell'influente dinastia degli Ottoni. Il suo casato si era distinto per aver difeso più volte la Cristianità dai nemici interi ed esterni. Il capostipite Enrico l'Uccellatore e suo figlio, Ottone I, sconfiggendo gli ungari, aveva posto fine alle loro scorrerie e li aveva costretti a convertirsi al cristianesimo: si gettarono così le basi della futura Ungheria. Ottone II era sceso in Italia per ristabilire la pace e la serenità a Roma, sconquassata dai conflitti tra nobili casati che incrinarono la solidità del papato. Come non ricordare infine Ottone III e la sua “Renovatio Imperii” per ricostruire il perduto impero cristiano di Costantino? Enrico II superò i suoi avi per fede e nelle opere di carità. Era una personalità centrale nell'Europa del XI secolo, eppure mise al primo posto Gesù piuttosto che gli impegni di governo o quelli militari. Come sovrano tenne duro ai feudatari più recalcitranti, quelli che minavano l'unità e la solidità dell'impero cristiano. Da fedele suddito del papa si impegnò attivamente per difendere la Chiesa Cattolica in Germania e in Occidente: durante il “Concilio di Padova” (1022) intervenne a favore di papa Benedetto VIII, emanando sette canoni contro il concubinato dei sacerdoti e a difesa del patrimonio ecclesiastico. Rimase sempre convinto del ruolo di responsabilità che l'imperatore doveva avere nei confronti della fede e della comunità dei fedeli. Sostenne l'aspirazione riformista dell'ordine cluniacense per rinnovare nella morale e nei costumi lo spirito dei chierici. Nel quadro dell'incerto XI secolo, segnato da contitui conflitti tra il papato e il Sacro Imperatore, Enrico II si distinse dai suoi predecessori mostrando una salda tendenza alla conciliazione e a riconoscere i suoi doveri nei confronti del pontefice.
Sant'Enrico può essere quindi annoverato come un esempio di sovrano cattolico, come lo fu San Luigi, perché entrambi posero il Vangelo all'origine del loro agire. Un governante che ha fede in Cristo avrà sempre e comunque un dignitoso e cristiano rispetto dei suoi cittadini.
 

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