17 luglio 2017

Un miliardo agli stranieri. La Cei abbandona gli italiani?

Pubblichiamo un articolo di Piero Laporta sull'8x1000. Noi siamo i primi ad essere favorevoli ad una sorta di contribuzione volontaria per la carità e il sostentamento del clero. Va però rilevato che negli ultimi 4 anni ci sia qualcosa che proprio non va. 
 
di Piero Laporta
Il Messaggero di giovedì 27 arile ha titolato «Ecco i fondi per i migranti un miliardo va alla Chiesa», mentre scoppiava il caso delle connessioni oscure delle ONG. Secondo un documento del Senato tale miliardo è destinato all’«accoglienza» dei migranti. Cerchiamo di capirci qualcosa. Il Documento di Economia e Finanza 2017 comunica che il governo italiano, attraverso «l’8×1000», donerà un miliardo alla Conferenza Episcopale Italiana, CEI, per il sostentamento del clero e per il finanziamento delle opere caritatevoli, quindi anche l’accoglienza ai migranti Taluni possono obiettare: «Non lo Stato dona, bensì i cittadini che devolvono parte delle imposte alla CEI, secondo il Concordato sottoscritto a suo tempo da Bettino Craxi e dal Vaticano.»

Comunque sia, occorre capire alcuni ulteriori passaggi.Se questo miliardo non vi fosse, il Vaticano dovrebbe provvedere in proprio. È quindi appropriato tale regalo? Com’è gestito dai destinatari? Obiettano “sono soldi privati, la cui destinazione è liberamente sottoscritta da ciascun contribuente”. Certo, ma lo Stato italiano ha il dovere di sorvegliare l’uso del denaro, anche perché senza l’8×1000 potrebbe essere ridotto il carico fiscale sugli italiani, almeno su quanti hanno ancora uno stipendio, mentre si scoperchiano le pentole delle ONG e le connessioni transmediterranee.

A tale riguardo, la dice lunga la reazione viperina del quotidiano della CEI, Avvenire, e del ministro Andrea Orlando al monito del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro [leggi qui la sua audizione in Parlamento]. Improntati a cautela invece i titoli dell’Osservatore Romano, più consapevole che le isterie della politica e delle gerarchie religiose tradiscono rapporti inconfessabili. Ragione di più per valutare se la generosità dello Stato italiano sia opportuna.
Cominciamo osservando che il governo italiano pubblica il bilancio dello Stato in piena trasparenza e, come s’è detto, dona un miliardo al clero.

Il beneficiato incassa, sebbene a tutt’oggi il Vaticano non sia in grado di esibire un bilancio attendibile degli ultimi due anni. L’inattendibilità è certificata dagli stessi organismi di controllo del Vaticano, poiché il Consiglio dell’Economia, retto dal cardinale Reinhard Marx, ha solo “preso atto” del bilancio 2015, negandogli però l’approvazione.

È appena il caso di ricordare che “il papa rivoluzionario” è sul trono da quattro anni, durante i quali ha offerto innumerevoli omelie sulla pulizia, sulla trasparenza, contro i ricchi e, neanche a dirlo, a tutela dei poveri. Tante buone intenzioni, mentre tale bilancio “non approvato” subisce pure l’inspiegabile supervisione di personaggi connessi ai servizi statunitensi. Neppure la repubblica del Venezuela è così sottomessa e priva di trasparenza finanziaria.
È giusto chiedersi perché i contribuenti italiani devono assoggettarvisi, sottraendo risorse alle proprie famiglie.

Prima di rispondere, notiamo che il Vaticano riferisce nel 2015 un deficit dimezzatosi rispetto ai 25,6 milioni del 2014, ma non spiega come questo sia ottenuto e, soprattutto, quali agenzie economiche abbiano contribuito, quali invece siano fuori dal computo e, pertanto, fuori dal controllo degli organismi internazionali preposti.

S. S. Benedetto XVI stabilì che i bilanci consuntivi del Vaticano fossero pubblicati non più tardi dell’estate dell’anno successivo. Col nuovo corso “rivoluzionario”, non si sa quanto Bergoglio ha incassato e quanto ha spesso da oltre due anni a questa parte.
La sala stampa del Vaticano sottolinea che le Politiche vaticane di Financial Management (VFMP) approvate da Papa Francesco il 24 ottobre 2014, fondate, a loro dire, sui Principi contabili internazionali per il settore pubblico (IPSAS) “sono saldamente in corso”. Davvero? O è un miracolo o una baggianata, faccia il lettore.

Avvenire e Osservatore Romano sul punto non dicono nulla, e si capisce. Meno comprensibile la libera stampa laicista, cui sfugge che il Vaticano nulla ha svelato sinora circa il contributo al bilancio da parte di APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), l’agenzia preposta alla gestione degli immobili in Italia e all’estero; non solo immobili, tuttavia.
APSA ha quantità enormi e indefinite di miliardi, gestiti da sei società a Ginevra e da una a Londra, la British Grolux Investment Ltd., il cui capitale è interamente controllato da Profima S.A., Société Immobilière et de Participations, collocata in place du Molard 5, a Ginevra, mentre la sede legale è nella banca JP Morgan di New York. Tutto il sistema è nella galassia GoldmanSachs e Rothschild. Nulla è stato detto degli investimenti e dei consuntivi di queste società, né del loro allineamento nel bilancio del Vaticano.

«No – sembra di udirlo – IOR e APSA non sono istituzioni dello Stato Vaticano, bensì istituzioni della Santa Sede. La differenza è sostanziale.» Come darle torto, monsignore? Eppure fa effetto un’istituzione della Santa Sede con sede a… Ginevra, o in una banca di New York, una banca che, per quanto ne sappiamo, può aver finanziato anche la Superbomba; già, coi fondi della Santa Sede a Ginevra…
Il sistema richiama le «scatole cinesi» della finanza allegra coi denari all’estero, sottratti misericordiosamente ai controlli istituzionali, mentre la libera stampa laicista tromboneggia “papa rivoluzionario” e “IOR finalmente sulla lista bianca”. Per la precisione, lo IOR sulla lista bianca non c’è, ma APSA su quale lista è? Qual è il regista di tale commedia? Perché le famiglie italiane devono dare un miliardo di euro a costoro?
www.pierolaporta.it
Pubblicato sul quotidiano La Verità il 3 Maggio 2017  

2 commenti :

  1. Premesso che da circa 4 anni non do più il mio 8x1000 alla Chiesa cattolica italiana e che l'articolo del sig. La Porta mi sembra affrontare finalmente la questione dei soldi dello Stato della città del Vaticano o santa sede, vorrei precisare che i soldi dell'8x1000 vanno alla chiesa cattolica italiana, cioè sono gestiti dalla CEI e non vanno né al vaticano né alla santa sede.
    Grazie.
    Giovanni C.

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  2. Peggio ancora, vista la genìa vescovile italiota, ma questi interventi pesanti a gamba tesa e tacchetti metallici in fuori, perché non vengono criticati dai media? Ricordo che anni fa le ingerenze per i valori non negoziabili venivano massicciamente attaccate e Ruini massacrato, sorvolo elegantemente su cosa venisse detto all'allora regnante Pontefice.....ah, già, lui era Papa, non vescovo di Roma......

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