06 luglio 2017

Una sistematica apologia del cristianesimo

di Domenico Bonvegna

Stiamo vivendo tempi dove si assiste a veloci mutamenti, basti pensare soltanto alle folle di immigrati che premono sul nostro continente. Pertanto questo è il tempo per leggere e studiare saggi che riguardano la storia come si sono costruite le civiltà e come sono finite. A questo scopo risponde il sussidiario storico che ci ha offerto qualche anno fa il giovane giornalista, Francesco Agnoli: “Indagine sul Cristianesimo”, dall'indicativo sottotitolo:“Come si costruisce una civiltà”, edizioni Piemme (2010).

Il testo è stato ripubblicato nel 2014, da “La Fontana di Siloe”, un marchio della casa editrice Lindau. Si tratta di un appassionante viaggio storico su come si è sviluppato il Cristianesimo e soprattutto come ha edificato la civiltà europea. Certo l'autore non fa un'estesa e completa storia dei duemila anni di cristianesimo: non dobbiamo stupirci se non troviamo qualche argomento. Certamente nei diciotto capitoli Agnoli affronta quei classici argomenti, come le crociate, le streghe, l'inquisizione, il potere temporale della Chiesa, le donne, la schiavitù, etc, i soliti luoghi comuni, che vengono usati per scagliarli contro la Chiesa cattolica.

Il lavoro di Agnoli, scrive Renato Farina nella prefazione:“si immerge in acque custodite da veri e propri pescecani che spaventano chiunque si avvicini”. Per la verità ce ne sono stati altri tentativi notevoli per questa“buona battaglia” di depurazione della vera Storia della civiltà cristiana. Mi vengono in mente Vittorio Messori, con i suoi tre volumi, della rubrica dei “vivai” di Avvenire, il vescovo Luigi Negri, lo stesso cardinale Giacomo Biffi. Questo di Agnoli per Farina sembra una mappa completa di liberazione dai pregiudizi e dalla leggende nere.

Nella premessa lo stesso Agnoli fa delle doverose puntualizzazioni:“questo libro è la storia di alcune grandi conquiste umane permesse e promosse dal messaggio di Cristo e dalla sua Chiesa. E' la storia di idee che hanno rinnovato lo sguardo sul mondo di miliardi di persone[...]”. Naturalmente è un testo che consiglio a chi vuol conoscere la vera storia della civiltà cristiana occidentale.
Il testo, essendo una specie di atlante storico, può essere letto per singoli capitoli, peraltro tutti ben documentati con puntuali e numerosi riferimenti bibliografici. Si parte dalle origini del Cristianesimo, il confronto con il paganesimo e le varie divinità del mondo antico. Si approfondiscono le persecuzioni dei primi tre secoli, dove “l'essere sacerdote, vescovo o Papa significa sovente andare incontro alla morte, sbranati dalle bestie negli anfiteatri, o bruciati come torce nei giardini imperiali di Nerone”.

Agnoli affronta gli argomenti e nello stesso tempo polemizza con tutti quelli che si sono esercitati per diffondere nefandezze e pregiudizi contro la Chiesa e i cristiani. Il testo fa diversi nomi: da Augias, a Odifreddi, fino a tutta quella numerosa schiera del giornalismo nostrano, che fa a gara a chi le spara più grosse.
Il Cristianesimo ha portato grandi novità e progressi nella storia dell'umanità. Il 3° capitolo è dedicato proprio ad una di queste novità: la concezione della donna. Sul punto ho presente un articolo di qualche anno fa di Antonio Socci, dove ricordava alle donne: “sai che ridere se duemila anni fa non nasceva quel Nazareno, soprattutto per le donne”, in pratica senza Cristo, le donne avrebbero continuato a prendere calci nel sedere da parte dei maschi. Infatti Agnoli ricorda il ruolo marginale della donna nell'antichità. Vittima di infiniti abusi e violenze, compreso l'infanticidio, in Cina e India. Mentre nel mondo islamico e animista, la donna è sottoposta alla poligamia, umiliante affermazione della sua inferiorità. Vittima anche “di vere e proprie mutilazioni fisiche; sottoposta al ripudio del maschio, in tutte le culture antiche, la donna diventa  col cristianesimo creatura di Dio, al pari dell'uomo”. Nel cristianesimo, non c'è più differenza o opposizione tra maschile e femminile. Il termine “uomo” ha un significato collettivo. Naturalmente Agnoli fa riferimento al Vangelo, per conoscere il comportamento di Gesù con le donne.

Dalla nuova concezione della donna scaturiscono tre conseguenze: la prima,“il cristianesimo è l'unica religione della storia in cui il rito di iniziazione e quindi di ammissione alla comunità, cioè il battesimo, è uguale per uomini e donne”. La seconda, il cristianesimo abolisce l'infanticidio, peraltro ancora diffuso. Infine, la terza; il matrimonio cristiano è imprescindibilmente monogamico e indissolubile. Esso quindi sottintende anzitutto la pari dignità degli sposi. Tutta la storia della Chiesa, secondo Agnoli, tende a salvare la pari dignità della donna con l'uomo. Innalzando per esempio l'età del matrimonio della donna (per i romani generalmente era di dodici anni). Inoltre è stata sempre avversata l'abitudine dei matrimoni combinati o forzati, in cui spesso era vittima la donna.

La battaglia della Chiesa per la fedeltà coniugale, - scrive Agnoli - per il pudore, per l'autocontrollo degli istinti, soprattutto maschili, per la santità del matrimonio, oltre che liberare l'uomo da una concezione animalesca del rapporto sponsale, ebbe quindi l'effetto di nobilitare e liberare la donna”.
Sono interessanti le informazioni di Agnoli sulla vita delle donne rimaste vedove. Si intrattiene su certe barbare usanze diffuse in India o in Africa centrale. C'è una cittadina dell'India dove da 500 anni è rifugio delle donne spogliate di tutto, che se va bene vivono di elemosine e offerte. Qui le vedove, impossibilitate a risposarsi, diventate un peso per le loro famiglie d'origine,“si ritrovano a vagare come fantasmi tra i templi per guadagnarsi da vivere”. Peraltro molte sono giovanissime, perchè andate in sposa da bambine a uomini più vecchi. La concezione cristiana della donna modifica anche quella delle prostitute. Agnoli ricorda che la Chiesa ha fondato diversi istituti, enti specializzati per riscattare le prostitute. Penso al beato Faà di Bruno, nella Torino liberale e massonica dell'800. Ultimo il grande lavoro svolto da don Oreste Benzi, che ha liberato circa seimila ragazze dalla schiavitù della prostituzione.

Agnoli in conclusione punta la sua attenzione sulla folla di donne protagoniste grazie al cristianesimo, a cominciare dalle sante martiri, a cui vengono dedicate intere chiese: Tecla, Agata, Agnese, Cecilia, Lucia. E poi le numerose aristocratiche dei primi secoli, che convertono i loro mariti: Clotilde, Teodolinda, Teodasia, Fabiola, Olimpia, Olga, Edvige. Agnoli per una maggiore conoscenza dell'argomento, non può che rinviare agli studi della grande storica francese Regine Pernoud.

Poi nel 4° capitolo affronta il grande apprezzamento del cristianesimo per i bambini. Nel mondo antico erano considerati delle cose, degli oggetti, che potevano tranquillamente essere messi da parte. Tra l'altro, Agnoli fa riferimento al diffuso infanticidio della Cina di oggi, citando il libro, “Strage degli innocenti. La politica del figlio unico in Cina (Guerini e Associati, 2009).
La Chiesa con tutti gli orfanotrofi e istituti fondati per assistere i tanti bambini abbandonati, ha una storia secolare, in difesa dei bambini, possiamo ricordare la grande generosità di Madre Teresa di Calcutta, che ha lottato contro l'aborto: dateli a me i bambini che volete abortire.

Il cristianesimo ha abolito gradualmente la schiavitù, che era un dato di fatto, una ovvietà con cui convivere. A questo proposito, Agnoli tiene a precisare: “il Vangelo non è paragonabile a una moderna ideologia, che si propone anzitutto il rovesciamento di una data realtà, attraverso la presa del potere; non ha nulla a che vedere con la rivoluzione francese, o comunista, condotte attraverso la lotta violenta dei pochi contro molti, col fine utopico di eliminare, completamente, dalla faccia della terra, il male, edificando il Paradiso qui sulla terra”.

Il Vangelo, invece, propone un cambiamento, una conversione del cuore, una “buona novella”, alla quale si può aderire o meno, liberamente. Tuttavia,“San Paolo non predica la libertà degli schiavi, e neppure la loro ribellione”. Agnoli, insiste:“Paolo non è, insomma, un rivoluzionario, un Karl Marx, o un Lenin, o un Stalin, ante litteram [...]”.

La Chiesa non è ingenua, conosce l'animo umano, sa che non può cambiare immediatamente certe abitudini millenarie. Tuttavia, scrive Agnoli:“[...] anche i cristiani, prima di diventare tali, prima di convertirsi, sono stati pagani, o comunque imbevuti di cultura pagana, e a causa della loro educazione e mentalità millenaria non possono non ritenere la schiavitù qualcosa di normale. E' comprensibile dunque che neppure i cristiani ritengano, tutti e subito, che questo antico istituto sia completamente da abolire”. Pertanto, “l'opera della Chiesa è allora quella di trasformare gradualmente lo schiavo in servo, e, quando è possibile, in uomo completamente libero [...]”.
La schiavitù come fenomeno di massa, scompare del tutto nel Medioevo, ma ricompare all'alba dell'era Moderna. E qui il nostro affronta il tema della schiavitù dei neri traghettati dall'Africa verso le colonie europee dell'America del Nord e del sud. Anche qui vengono sfatati alcuni luoghi comuni, tenendo conto naturalmente dell'epoca in cui si è. Come sempre gli avvenimenti storici occorre guardarli mai con gli occhi di oggi.

Agnoli in questo capitolo analizza la differenza della colonizzazione spagnola cattolica, da quella inglese protestante. In questa fase dà conto del ruolo importantissimo della Chiesa cattolica attraverso i numerosi missionari che hanno operato per evangelizzare quei territori appena conquistati. Agnoli non evita di trattare la discussa relazione, di Bartolomeo Las Casas, sulle violenze vere o presunte degli spagnoli.“In verità analizzando i fatti, si dovrebbe dare dell'opera del Las Casas, una lettura alquanto diversa da quella corrente [...]”.

Interessante il capitolo sui sacrifici umani, la stregoneria e la magia. Uno degli effetti più significativi dell'avvento del Cristianesimo in Europa è la scomparsa del sacrificio animale e umano. Naturalmente Agnoli si sofferma sui barbari sacrifici umani di massa degli aztechi, ben rappresentati da Mel Gibson, nel celebre film Apocalypto. I cristiani distruggono gli idoli di sangue e contrastano la magia, astrologia e la stregoneria, che limitano pesantemente la libertà degli uomini, nello stesso tempo “pongono le basi per lo sviluppo della civiltà occidentale, della scienza e della medicina, che mai potrebbero nascere in un mondo dominato dalla paura degli spiriti e dall'animismo, sempre oppressivo, allora come oggi, della dignità umana”.
Nel 9° capitolo si affronta il tema della stregoneria nella storia, ma anche nell'attualità, con riferimenti a quel mondo drogastico americano dei vari santoni del LSD, degli anni '60, e con la rivoluzione psicadelica.

Nel 12° capitolo affronta il tema della ricerca della pace da parte della Chiesa. Sempre uno sguardo alla storia, con numerosi riferimenti ad autorevoli studiosi, Agnoli offre un quadro sintetico sulle guerre, del comportamento degli uomini di Chiesa nei vari periodi  storici. Non meno interessante, il quadro offerte sulle eresie, come minacce alla pace e alla vita sociale dell'Europa cristiana. Qui Agnoli dà conto del collegamento tra le eresie medievali, i vari millenaristi apocalittici con alcuni fenomeni filosofici presenti nel Novecento. Interessanti i collegamenti con la furia distruttrice delle due ideologie naziste e comuniste. Anche qui Agnoli fa riferimento a studiosi che hanno esaminato il fenomeno, come il russo Igor Safarevic e lo storico ebreo Norman Cohn.

Concludo con una domanda che l'autore si è posta nel 14° capitolo: “come l'Europa cristiana è stata il luogo d'origine della scuola per tutti, dell'università, della scienza, e della medicina moderne, oltre che dell'istituzione ospedaliera? Come mai queste realtà non sono nate in Asia, o in America o in Africa o in Australia? Secondo Agnoli, qualsiasi storico onesto  sa molto bene “che ogni effetto ha la sua causa”, pertanto la sua nascita in Europa, “non può essere casuale e fortuita”.

 

0 commenti :

Posta un commento