23 luglio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Il cervo e Sant'Eustachio (Parte LII)


di Alfredo Incollingo

Durante l'impero di Traiano i romani erano duramente impegnati nella guerra contro i i Parti, in Oriente. I nemici era ostici da sconfiggere, ma l'imperatore aveva dalla sua parte un valoroso generale, Placido, che aveva ottenuto strepitose vittorie. Questo nobile romano era un persecutore di cristiani, acerrimo avversario di Cristo, eppure soventemente faceva opere di carità. Durante una battuta di caccia, inseguì forsennatamente un cervo, che gli sfuggiva continuamente. L'animale nella corsa si ritrovò al principio di un burrone e, senza via di scampo, si voltò verso Placido. L'uomo a quel punto vide tra le sue corna una croce e il cervo iniziò a parlare: “Placido, perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”. Impaurito il generale tornò a casa e raccontò tutto alla moglie, la quale gli narrò uno strano sogno: un uomo le avrebbe predetto che si sarebbe recata con il marito da lui. Fu così che l'intera famiglia si presentò dal vescovo e si fecero battezzare. Placido cambiò il nome in “Eustachio”, che vuol dire “che da buone spighe”, in riferimento alla sua conversione al cristianesimo e alla sua generosa carità. Dio volle mettere alla prova la sua fede e, come Giobbe, lo allontanò dalla famiglia per anni, senza averi e onori. Il generale non bestemmiò mai il Suo nome né maledisse la Provvidenza, ma anzi perseverava nella fede e nella preghiera, conscio che Dio lo avrebbe salvato. Fu così che Eustachio poté abbracciare di nuovo la sua famiglia e fu richiamato alle armi in Germania. Era un generale vittorioso e riuscì a spiazzare i barbari, ricevendo grandi elogi dall'imperatore Adriano. Quando si recò dal principe per ricevere i tributi, rivelò di essere cristiano e per tale ragione fu arrestato e torturato insieme ai suoi familiari. Fu condannato a morte, ma le belve del Colosseo non li toccarono. Spettò loro una morte atroce: furono arroventati all'interno di un bue di bronzo. Nell'omonimo Rione del centro storico di Roma si trova una basilica che ricorda il santo martire. Risale al X – XI secolo e probabilmente fu costruita nel luogo dove sorgeva la dimora di Eustachio. In cima, sul tetto, la croce che sormonta solitamente le chiese e le basiliche è posta tra un paio di corna, a ricordo della conversione di Sant'Eustachio.
Il viaggio continua.


 

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