30 luglio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: l'ospedale dei bambini (Parte LIII)


di Alfredo Incollingo

Le precarie condizioni igieniche di Roma erano foriere di malattie e di epidemie contagiose, che non risparmiavano i bambini e gli adolescenti. Una volta infetti, venivano ricoverati in strutture ospedaliere piuttosto fatiscenti e abbandonati al loro destino. Venivano ammassati insieme agli adulti, esposti così a morbi ancora più gravi e privi di un'adeguata assistenza.

La duchessa Arabella Fitz-James era la moglie del duca Scipione Salviati, un uomo ricco e potente della Roma ottocentesca. Rimase colpita e disgustata dalle tristi condizioni dei bambini negli ospedali cittadini. Lo sdegno fu tale che la nobildonna decise di aprire una struttura riservata esclusivamente alla pediatria. Lo volle intitolare al “Bambin Gesù”, al Figlio di Dio in fasce, innocente e fragile, come i fanciulli romani colpiti da gravi malattie.

Come Gesù, anche costoro avevano bisogno di tutto l'amore possibile, per guarire e ritrovare la speranza. Nel 1869 Arabella decise di aprire l'ospedale, ma necessitava di ingenti finanziamenti. Il marito e i figli la sostennero e le fecero dono di un “dindarolo”, un salvadanaio di terracotta, che conteneva i loro risparmi. Ancora oggi il manufatto è conservato al “Bambin Gesù” a ricordo di quel grande gesto di carità. Arabella sponsorizzò una raccolta fondi tra le nobili casate romane per accrescere le risorse finanziarie e stilò un programma e un regolamento della futura struttura ospedaliera: doveva dimostrare a tutti la concretezza del suo progetto.

Il 19 marzo 1869 il “Bambin Gesù” fu inaugurato e l'assistenza ai degenti fu affidata alle “Figlie della Carità” di San Vincenzo de Paoli. Le prime pazienti erano quattro bambine affette da “scrofola”: le richieste di ricovero furono poi così tante che si dovette provvedere a trovare locali più ampi per accogliere i pazienti. Il “Bambin Gesù” è il fiore all'occhiello della pediatria e oggi si può ben dire che il gesto di carità di Arabella ha dato frutti eccelsi.
Il viaggio continua.

 

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