09 luglio 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: I quattro santi martiri (Parte L)

di Alfredo Incollingo

Le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano furono cruente e causarono la morte di migliaia di fedeli in tutto l'Impero Romano. Era difficile professarsi cristiani e molti lo fecero sfidando apertamente le autorità romane e i loro divieti. La loro fede era così viva e sincera da non temere la morte e le violenze dei persecutori. In tutte le principali città dell'Impero la vita dei cristiani era soggetta a restrizioni e incombeva continuamente il pericolo di essere condannati a morte.

A Sirmio, in Pannonia, vi erano quattro scalpellini, Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castorio, che erano noti per la loro carità e per la loro fedeltà al Vangelo. L'imperatore Diocleziano si era recato in quella città per acquistare alcuni marmi pregiati per i suoi palazzi. Cercava inoltre una bottega di scalpellini esperti, che sapessero esaudire i suoi desideri: si recò così dai quattro scalpellini cristiani e chiese loro di scolpire l'effige del dio Esculapio.

Si rifiutarono di imprimere nel marmo una divinità pagana, confessando la loro fede e di non credere negli idoli. Furono flagellati dalle guardie imperiali per costringerli ad abiurare Cristo e il Vangelo, ma questo imperativo di Diocleziano non fu mai soddisfatto. Per questa ragione furono rinchiusi in casse di piombo e gettati in un fiume, dove trovarono la morte. Molti secoli dopo, nel pieno medioevo, i quattro martiri divennero i santi patroni delle corporazioni edili dei grandi comuni italiani.

Nel rione Celio, a Roma, si trova un'antica basilica (VI secolo) che è dedicata ai quattro santi martiri, la chiesa dei Santi Quattro Coronati. L'edificio è annesso ad un monastero fortificato, che nel primi secoli del medioevo fungeva da fortezza difensiva, prima che lo divenisse Castel Sant'Angelo. Resistette agli assalti saraceni e longobardi e fu danneggiata seriamente durante l'assedio normanno del 1084. Il viaggio continua.  

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