31 agosto 2017

A buon intenditore, poche parole


di Niccolò Mochi-Poltri

Quando s’osserva un’opera ascrivibile all’alveo dell’espressionismo astratto, dovremmo ricordarci che la chiave per accedere al segreto celato dalla sua enigmatica apparenza, consiste in qualcosa che sfugge all’occhio: ovverosia il gesto prodotto dall’artista quand’è caduto in una sorta di trance creativa.
Ecco, io ritengo che molta dell’attuale politica italiana assomigli ad un’opera ascrivibile all’alveo dell’espressionismo astratto. A coloro che ne osservano solo l’apparenza, essa appare infatti come un confuso, pasticciato e pressappoco inestricabile accozzaglia d’intepretazioni e giudizi in merito ad accadimenti della più varia natura. Ma una volta che avranno educato la propria sensibilità, ecco che ne penetreranno il segreto e comprenderanno come il senso di quest’opera, che è l’attuale politica italiana, stia nel gesto che la realizza.
E così, come il gesto artistico che produce quel tipo d’opera d’arte consiste in sostanza in una sospensione della razionalità a vantaggio di una sorta di trance creativa; così l’attuale politica italiana è prodotta dalla sospensione della razionalità a vantaggio dell’irrazionalità ideologica, che può liberamente essere stesa a tinte cromatiche forti sull’ampia tela mediatica.
A questo punto è necessario però dire che se l’arte può permettersi per sua virtù d’essere espressione d’irrazionalità; al contrario la politica non può essere condotta procedendo per suggestioni estatiche: se infatti la politica abdicasse alla sua prerogativa razionale, la società sarebbe inevitabilmente destinata ad estinguersi, consumata dalle fiamme dell’ideologia.

L’ideologia è uno spirito maligno perché sussurra alle orecchie degli uomini parole conturbanti, che inducono loro a credere d’avere sempre la soluzione giusta ai problemi della società. L’ideologia è uno spirito maligno perché persuade gli uomini a rivendicare ciò a cui non hanno diritto, ma che devono pretendere in quanto ogni individuo sarebbe misura di tutte le cose, arbitro infallibile ed inappellabile. L’ideologia è uno spirito maligno vorace di uomini: ghermisce coi suoi artigli le loro menti, inducendoli ad adottare un atteggiamento ostile, provocatorio e divisivo nei confronti del prossimo che la pensa diversamente. La sua fame è inestinguibile, e siccome si nutre appunto di uomini, distrugge le società, e può giungere a dissolvere la civiltà stessa.

All’origine d’ogni civiltà sono rintracciabili princìpi spirituali che costituivano un legame trascendente, forte e diretto, tra gli uomini e gli dèi. Era su tali princìpi spirituali che si costruiva la comunità, che era pertanto anzitutto comunità di adepti, ovverosia una comunità di carattere religioso, composta da homines religiosi. Pur nella loro varietà formale, tali princìpi spirituali avevano in comune il fatto di prevedere la rinuncia all’ego individualista che veniva sacrificato - in senso pregnante -  agli dèi, affinché la comunità prosperasse. Coloro che compivano tale sacrificio al grado più elevato, e così si proponevano come guide della comunità, erano i membri della casta sacertodale.
La Buona Novella del Salvatore Gesù Cristo offrì la possibilità a quanti vollero credere, di conoscere chi fosse il vero Dio e quale la Sua Legge. Sul primo dei suoi discepoli fu edificata la Santa Chiesa, preposta a guidare i fedeli sulla via della Salvezza, ed eleggere a questo scopo dei ministri di Dio, organizzati secondo una precisa gerarchia. Alla base di questa gerarchia vi sono i sacerdoti, coloro che per primi decidono di sacrificare sé stessi alla maggior gloria di Dio, così ricevendo il carisma che li legittima a condurre la comunità di fedeli loro assegnata. Ecco allora come i sacerdoti, in quanto servitori di Dio, si collocano in una linea d’ideale continuità con i membri della casta sacerdotale agli albori della civiltà, e da loro hanno ereditato la prerogativa di far prosperare la comunità della quale sono responsabili.
Non dimentichiamoci tuttavia che sono pur sempre uomini, e come tali possono cadere in errore, disconoscendo la ragione del proprio ufficio; o in tentazione, compresa naturalmente la tentazione di quello spirito maligno che è l’ideologia. In quel caso, quale grave danno la comunità stessa ne ricaverebbe!

 

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