25 agosto 2017

Accogliere i migranti, l’ottava opera di misericordia?


di Giorgio Enrico Cavallo

Fa piacere che Bergoglio ci ricordi un giorno sì e l’altro pure che bisogna accogliere i migranti: se non ce lo ricordasse lui, probabilmente finiremmo per dimenticarlo, visto che il mondo politico ed i canali di informazione non ci ripetono mai che l’accoglienza è un dovere. Un sacrosanto dovere.
Ironia a parte, sappiamo che questo tema sta molto a cuore al santo padre ed a una larga fetta di gerarchia cattolica. Tuttavia, il messaggio della Chiesa, dopo quattro anni e mezzo di pontificato di Bergoglio, rischia di essere ormai monotematico, appiattito sugli imperativi della misericordia-per-tutti e dell’accoglienza-a-tutti. Ultimo esempio di questo appiattimento è il messaggio per il “giorno del migrante 2018” (qualcuno dovrà poi spiegarci perché la Chiesa abbia ormai accettato il neo-calendario laico progressista, ma sorvoliamo…). Un documento pubblicato con subdola malizia da chi si occupa della comunicazione vaticana: infatti, il messaggio di Francesco giunge con cinque mesi di anticipo rispetto al fantomatico “giorno del migrante”, che si svolgerà a gennaio. Chi scrive ha il vaghissimo sospetto (ma vaghissimo, eh) che il documento in questione sia stato pubblicato adesso perché, guardacaso, nel dibattito politico italiano è tornato in auge lo ius soli. Che coincidenza!
Apprendiamo da questo e da altri mille esempi analoghi che Bergoglio (e di riflesso, il suo entourage) seguono una linea prima di tutto politica, e poi pastorale. Anzi: verrebbe quasi da sospettare che la pastorale stessa si sia piegata alla linea politica di cui sopra, incentrata sulla ossessiva accoglienza ai migranti; migranti che non sono altro (e Bergoglio non può non saperlo) che parte di un ingranaggio più ampio, volto a trasformare irrimediabilmente l’assetto socio-culturale dei popoli europei.
Ma noi accettiamo che Bergoglio non lo sappia, ed accettiamo nondimeno il genuino richiamo all’accoglienza del migrante, che potremmo definire una contemporanea opera di misericordia. Va bene, l’accoglienza non è proprio scritta tra le opere di misericordia corporale, ma diciamo che è desumibile dalle prime quattro (nutrire gli affamati, dare da bere agli affamati, vestire gli ignudi e alloggiare i pellegrini).
Tuttavia, oltre alle opere di misericordia corporale, esistono anche sette opere di misericordia spirituale alle quali Bergoglio non fa quasi mai cenno. A furia di strombazzare ai quattro venti che dobbiamo accogliere, accogliere e accogliere i suddetti migranti, l’argentino dimentica che è dovere del buon cristiano anche consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste e pregare Dio per i vivi e per i morti. Vaghi accenni all’ultima (“ricordatevi di pregare per me”) li fa alla conclusione di ogni angelus, la domenica; di certo, in merito ai consigli ai dubbiosi, il vescovo di Roma si è dimostrato piuttosto carente: i dubia sono ancora lì, e ai cardinali “dubbiosi” (nonché al popolo cristiano) non è ancora stata data risposta in merito ai passaggi controversi del capitolo VIII dell’Amoris Laetitia. Idem per gli insegnamenti agli ignoranti: non si può certo dire che questo pontificato brilli per insegnamenti dottrinali; l’ammonizione dei peccatori è poi totalmente assente: Bergoglio preferisce non intervenire o intervenire minimamente su importanti tematiche quali il matrimonio gay o l’eutanasia, evitando moniti che invece potrebbero essere determinanti per la salvezza dei peccatori.
Verrebbe insomma da pensare che la pastorale di questo pontificato abbia come cardine le sole opere di misericordia corporale, vertendo anzi su un’ottava, nuova opera che sinteticamente potremmo definire “accogliere i migranti”. Una sintesi mirabile tra intento politico e pastorale. Certo, questa conclusione è troppo semplicistica e vagamente provocatoria; ma si tratta di una provocazione a fin di bene: forse, vista la grave crisi spirituale dell’Occidente, Bergoglio potrebbe anche voltare pagina ricordandosi che è papa della Chiesa Cattolica. Non di una onlus.
 

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