24 agosto 2017

Affittasi inferno: è vuoto


di Mattia Spanò

Roberto Righetto su Avvenire verga un rispettabile pezzullo sul Paradiso dilungandosi su che aspetto avremo, se ci entreranno gli amati animali o meno, cosa ci troveremo di bello. Cita soprattutto Maritain e di volata San Tommaso: il Dottore Angelico è come l’aceto balsamico, si sposa con qualunque pietanza. Tutto molto erudito e piacevole se non che verso la fine, evocando Hans Urs Von Balthasar, con sussiego pretestuoso riciccia la favola (indicibile per antonomasia) dell’inferno vuoto.
Pazienza se Von Balthasar non ha mai detto una pinzillacchera simile, anzi ne abbia preso le distanze in tono vigoroso. Il fatto è che nell’84 partecipò sì a Roma come relatore ad un convegno che metteva a tema la figura della mistica Adrienne Von Speyr, ma tale pensiero appartiene appunto alla Von Speyr. Di ciò tuttavia non faccio una colpa all’ottimo Righetto: è vulgata ormai che l’inferno sia vuoto perché l’ha detto Von Balthasar. Mi interessa però esaminare alcune implicazioni di questa desolazione.
La prima: se l’inferno è vuoto non è un luogo spirituale perché lo spirito non ammette vuoti – non intendo “spirituale” nel senso di “immateriale”, semmai il contrario: la materia è una sorta di ombra dello spirito – quindi non esiste se non, come maliziosamente asserisce il generale dei gesuiti Sosa Abascal, come metafora simbolica. A suffragio dobbiamo convincerci che esiste una pienezza del male, non uguale ma certamente contraria al bene. Occorre dedurre che se il diavolo è metaforico, metaforico è giocoforza il luogo in cui alberga. Un babau, il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso nella caverna dei quaranta ladroni. In conclusione dal momento che l’inferno non esiste, che sia vuoto o stipato come il passante ferroviario di Milano alle sette del mattino poco cale a chiunque, credo.
La seconda: Gesù Cristo ha provato l’ebbrezza atletica della crocifissione per niente. Sacrificio – da sacrum facere – del tutto sciocco, inutile, financo dissacrante. In un dialogo prandiale tra Gesù e Peter Griffin, l’obeso pater familias del cartone animato Family Guy, il primo descrive la sua Passione dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua. Alla fine del racconto il secondo chiosa: “Cacchio, che schifo di week-end”. A questo si deve ridurre la Passione di Nostro Signore: un week-end mal riuscito. Se alla fine perfino il diavolo, l’Anticristo per eccellenza, si convertirà e ritornerà all’ovile e con lui tutti i dannati in virtù delle suppliche dei beati, il cristianesimo cattolico è una solenne presa in giro e il suo fondatore è stato ingannato dal Padre, di cui peraltro condivide la natura. A meno di non pensare, ergo presto o tardi sostenere pubblicamente, che anche il sacrificio supremo di Cristo è stato “metaforico”. E la transustanziazione, e la moltiplicazione dei pani e dei pesci – anche quella simbolica, solo che a dirlo non è Righetto ma qualcuno più su – pure. Questo è il cristianesimo, una favoletta morale degna di Esopo o La Fontaine, solo più truculenta e svampita.
La terza, in forma di riflessione intima: tutta questa misericordia, questa vanità inaudita che si spinge a presumere un Dio ridotto ad un vecchio nonno rimbecillito che brontola un po’ ma alla fine ti affibbia una pacca sulla spalla e i soldi per le caramelle, come adombra mestamente Dominique Barthélemy, suggerisce che la nostra epoca sia pervasa da un peccato mortale incommensurabile che ci porterà alla follia: la rimozione di Dio nella pretesa della salvezza. Il salvarci da soli, in sostanza, la peste peggiore che possa infettare l’animo umano. Solo dei pazzi quali siamo possono pensare di sfidare così la pazienza di Dio e la furia del Nemico. Sia che uno ci creda sia che non ci creda, perché le metafore che piacciono tanto ai nuovi credenti come agli increduli hanno questo di tipico: ti fanno a pezzi, ti ardono già in questa vita (si veda il mito della razza ariana, o quello della falce e martello: metafore lastricate di cadaveri).
Ma se questo peccato, il nostro peccato è tanto grande, non vale la pena convertirsi e confessarsi e comunicarsi e fare penitenza e pregare e tutte quelle care vecchie pratiche al macero, invece dell’ebbro farfugliare di un inferno simile ad un monolocale sfitto vista ferrovia?

Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli. Utilizzeremo agosto come mese di prova, poi a settembre si parte a regime.

 

0 commenti :

Posta un commento