20 agosto 2017

Decalogo della Resistenza Cattolica

di Amicizia San Benedetto Brixia

Insieme al caldo cresce la tensione tra le mura della Catholica. Scandali, smentite, abusi, ormai anche nei momenti in cui regna un po’ di pace e non siamo raggiunti da notizie disorientanti ci assale il dubbio: questa calma prelude forse ad una tempesta maggiore? Mi riferisco ad un sentire che vedo sempre più diffuso sia tra il popolo sia nel clero, con decine di preti che si impegnano a tacere o a pazientare e procedono nonostante il timore “perché da Roma ci controllano... e per quel post su Facebook del mio confratello il Vaticano ha telefonato al Vescovo dicendogli...”.

Antonio Socci, con una mossa da parecchi giudicata grottesca (da me no, ben altro è il grottesco oggi), aveva provato a riportare l’ordine in un momento in cui la rabbia iniziava a giocare brutti scherzi, tra pasquinate e dichiarazioni irriguardose di alcuni conservatori nei confronti del Sommo Pontefice: «non ho nessuna intenzione di contribuire a questo clima da “guerra civile” tra cattolici». Non ho trovato grottesca la mossa, dicevo, in quanto priva di alternative. Generalmente infatti davanti a tanta confusione giungono parole paternaliste – tale è tutta la linea che i buoni Introvigne e Invernizzi tentarono con esiti imbarazzanti – o si preme sull’insabbiamento del problema o peggio sulla minaccia.

Interessante a riguardo è la dichiarazione di guerra che l’Osservatore Romano muove al clero cattolico reo di opporsi alle indicazioni di Papa Francesco: «come i discepoli nell’Orto degli Ulivi, ancora i suoi discepoli dormono... un orizzonte vecchio, l’orizzonte delle pratiche abituali, del linguaggio vecchio... livello culturale modesto di parte del clero». Interessante vedere come, davanti a una situazione di crisi oggettiva, l’Osservatore Romano reagisca insultando e tentando la soppressione. Teniamo conto che in questo clero ignorante e vecchio ci stanno benissimo un Brandmüller, un Sarah, un Livi...
In sintesi: non attendiamoci che qualcuno da Roma ci dica come risolvere la crisi.

A fronte di una simile situazione ho molto apprezzato due articoli recenti. Il primo è stato pubblicato dal nostro sito a firma di Samuele Pinna. Lo sottoscrivo pienamente, in quanto ha messo nero su bianco una esperienza che io stesso ho sperimentato: la superiorità di Madre Canopi, una superiorità spirituale, capace di affrontare le croci del momento presente, senza indulgere in minimizzazioni, né però portandosi in alcun modo verso lo scontro. Chi può si rechi presso l’isola di San Giulio e la ascolti parlare, gli altri ne leggano i libri. Personalmente ho sempre amato “Mansuetudine: volto del monaco”.

Bella anche la lista di suggerimenti compilata da P.M. e pubblicata su MiL.
Credo che tutti i contro-rivoluzionari dovrebbero ripassarla ogni tanto per non perdere il polso della sfida cui siamo chiamati. Costruire e resistere è più facile che distruggere, significa che il nostro compito oggi è il più difficile, ben vengano dunque le sane istruzioni come quella di P.M. Ne riporto un estratto:
«Che fare per reagire?

1) Innanzitutto prendere atto che questa è la situazione e assumersi la responsabilità che ci compete per la porzione di azione che possiamo svolgere.
2) Evitare l'isolamento e cercare di raggrupparsi con i propri simili attraverso soprattutto la frequentazione della Messa in Rito Romano Antico, per evitare in modo particolare di cadere nello zelo amaro, nelle sterili lamentazioni e talvolta anche per evitare di perdere lucidità. Se possibile riuscire a creare "ambienti".
3) Riguardo alla porzione di azione che possiamo svolgere questa non deve sorpassare la nostre forze e le nostre competenze: cioè non dobbiamo né possiamo pretendere di risolvere i problemi della Chiesa né della società, né occuparci di quel che non sappiamo.
4) Le nostre competenze e la nostra preparazione devono crescere come deve crescere, ancor più necessariamente la nostra formazione spirituale poiché sappiamo che la sfera naturale è alimentata da quella soprannaturale.
Quindi: preghiera, Messa (meglio in rito romano antico), adorazione, meditazione e buone letture spirituali e buona conoscenza dottrinale. Il cattolico non è colui che cita a ogni evenienza il magistero col copia-incolla, ma colui che conoscendolo, respirandolo, lo vive, lo interiorizza e riesce a rielaborarlo con le sue parole utilizzandolo al momento giusto con le parole giuste.
4.2 La formazione culturale deve avere un doppio taglio: apologetico e positivo.
Buon senso, senso comune e principio di evidenza e senso della realtà sono stati alterati mostruosamente: non è più sufficiente dire a chi non crede o crede male (e sono tanti): "non si fa così perché la Chiesa o Gesù lo proibiscono, non vogliono", ma si deve dimostrare loro che queste cose sono sbagliate, sono il male e per questo motivo Gesù e la Chiesa la proibiscono e per lo stesso motivo insegnano di fare altre determinate cose.
4.5 La formazione culturale in positivo significa essenzialmente questo: smettere di porre il cattolicesimo come una parte contro un'altra parte, perché non è questa né la strategia giusta né la verità. Si tratta di far capire che il Cattolicesimo non solo è verità, ma è la totalità della realtà, verità che vivifica ogni realtà: personale, sociale, ogni aspetto della vita nello stesso modo con cui una persona respira.
4.6 Non mostrarsi aggressivi: le persone con cui abbiamo a che fare sono state "violentemente" ma radicalmente ed efficacemente disarmate.
4.7 In ogni caso il dialogo lo può condurre solo chi è in grado di saperlo condurre, cioè capace di portare l'interlocutore alla contraddizione, o dimostrargli l'errore del suo ragionamento o delle sue informazioni per poi lasciarlo libero di accettare la verità (cosa che può avvenire anche dopo un notevole lasso di tempo).
4.8 Anche il mondo cattolico, pressoché quasi totalmente modernista deve essere affrontato nello stesso modo.
4.9 Il cattolico che è fedele alla Tradizione usa le parole giuste nel loro corretto significato (la guerra delle parole va combattuta e vinta), ma non un ha un suo gergo, non ha una gestualità particolare, non deve esibire niente di particolare, né deve ostentare gusti retrò dando l'impressione di essere solo una reazione cerebrale di un errore contro un altro errore, né deve dimostrare di essere più "devoto" degli altri.
4.10 La conversione per attrazione è fondamentale, ma non solo per lo stile di vita ma anche per la forza logica dei contenuti che il cattolico deve saper utilizzare a difesa e nell'esposizione della fede e della visione cattolica della realtà.
5) La consapevolezza che il grosso dei preti e della Gerarchia sono gli odierni eredi degli "Intrus" è fondamentale: occorre saper imparare a dire loro no, quando quel che chiedono non serve o danneggia la fede e la società». 

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2 commenti :

  1. Nel Dì del Giudizio a noi non verrà chiesto conto del perché non ci siamo impegnati a riformare la Chiesa universale, questa è almeno una certezza. Credo però, da osservatore critico della piega presa dalla gerarchia cattolica negli ultimi anni, che i contrari a questo stato di cose abbiano sbagliato a ritenere imminenti grandi rivoluzioni tipo riscrittura della dottrina, riorganizzazione radicale delle strutture ecclesiastiche e via dicendo. Il nuovo corso si attua soprattutto con il silenzio, il disinteresse, la relegazione fra le varie ed eventuali, l'oblio di ciò che non è ritenuto al passo con i tempi. La prima forma di resistenza è quindi continuare a parlarne, fosse pure nelle catacombe. Chi di oblio ferisce di oblio perisce.

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  2. Da Musulmano impegnato in un analogo cammino di resistenza, condivido e ringrazio.

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