23 agosto 2017

Di Inferno nemmeno se ne parli


di Amicizia San Benedetto Brixia

L’Inferno c’è, ma è molto simile al nostro mondo, in particolare all’Italia. Difatti i dannati “costruiscono, organizzano e i loro edifici crollano.”
Però non sarà così per sempre. Infatti, dopo questo breve periodo d’infelice apprendistato, ci sarà il via libera. Tutti salvi, Lucifero incluso, come se fossero stati tutti su “Scherzi a parte”.
L’autore dell’articolo Roberto Righetto – per questa sorprendente rivelazione – si rifà ad alcuni passi di un libro del filosofo cattolico Jacques Maritain.
Certo, quella dell’intellettuale francese è solo un’ipotesi, ma esplosiva.
“Poiché l’eternità consuma tutti i tempi,” scrive Maritain, “bisognerà pure che a un certo momento i luoghi bassi dell’Inferno siano svuotati. Se è così, Lucifero senza dubbio sarà l’ultimo a cambiare. (…) E alla fine anche lui sarà restituito al bene.”

Queste righe sono tratte dall’articolo di Michelangelo Socci su La Verità del 18 agosto. Per l’autore il cuore della riflessione sta sullo scandalo dato da Avvenire ospitando simili considerazioni teologiche, e vi risponde con perle di spiritualità cattolica e Magistero ecclesiastico.

Io ne approfitto per una osservazione differente. Molto semplicemente, il nodo di tutta la faccenda può essere ricondotto a quello che riteniamo essere la teologia e a quello che invece teologia non è. Antonio Livi ha affrontato la questione con il suo testo “Vera e falsa teologia”, un libro scomodo in cui l’etichetta di vero teologo viene sottratta o ritoccata a numerosi super-teologi contemporanei: dall’eretico Mancuso al presidente Coda, passando per mostri sacri quali Kung e Hemmerle, senza risparmiare personalità quali Ravasi.

La tesi può essere resa in modo didascalico, salvo andare alle fonti per averne una ricostruzione appropriata: oggi si diffondono sempre più pensatori che non sono o non operano da veri teologi, bensì da filosofi religiosi. Se fossero autentici teologi costoro si limiterebbero ad assumere la Rivelazione e a chiarirla secondo le regole universali del pensiero logico e della prospettiva realista. Invece vanno a cercare complicati sistemi filosofici che pongono alla base delle proprie riflessioni soggettive, quindi applicano tali sistemi ai dati di fede: in tal modo il dato di fede diventa secondario rispetto al sistema filosofico e alla lunga il dato di fede viene divorato dal sistema filosofico. Non si tratta più dunque di un discorso oggettivo e razionale sulla Rivelazione di Dio (teologia), ma di una speculazione soggettiva e razionalista su un argomento di carattere religioso (filosofia religiosa).

Applichiamo tali ricerche al caso presentato da Michelangelo Socci: Roberto Righetto è un felice esempio di filosofia religiosa, un caso in cui il pensiero soggettivo di un filosofo (Maritain) viene accentuato fino a risultare corrosivo per il dato di fede (il dogma dell’Inferno).

Stando così le cose, il problema non nasce dal fatto che un pensatore con la sua filosofia arrivi a conclusioni distanti dalla teologia (sarebbe plausibile), il problema nasce dal fatto che un filosofo si metta a parlare di argomenti che competono al teologo: il filosofo parli di vita e morte, dell’Inferno il filosofo nemmeno parli! Verrebbe da chiudere qui, ma in realtà la filosofia religiosa fa suo proprio questo gioco: prende in prestito concetti scoperti dalla teologia e dalla religione e li rielabora a piacere.
A dirla tutta, sarebbe anche bello giocare con loro e non sarebbe così negativo, se solo ci dicessero più chiaramente che non sono e non vogliono essere e non possono essere teologi né araldi della Verità, ma solo liberi pensatori. Purtroppo non vogliono dircelo e questo produce scandali. Dunque basterebbe tornare a fare vera teologia e dichiarazioni alla Righetto diverrebbero innocue, o quasi. Ma lo desideriamo? vogliamo davvero tale onestà intellettuale?

Ecco qual è l’esempio di Avvenire a riguardo: la testata della CEI in un passato recente ha rigettato espressamente il contributo di Antonio Livi, nel caso eclatante che portò Avvenire a prendere pubbliche distanze dallo studioso, perché questi aveva indicato non solo il limite formale dell’approccio filosofico-religioso ma persino gli errori di contenuti ereticali negli scritti di Enzo Bianchi, penna ospitata abitualmente dal quotidiano dei vescovi e sicura ragione di vendite per il medesimo.
Un quotidiano che rifiuta il contributo di Livi attorno al caso palese di Bianchi, non potrà certo cambiare rotta con Righetto né con tutti gli altri. Quindi la risposta è no, non desideriamo tornare alla vera teologia. Buono a sapersi.

Resta da chiedersi che valore abbia una simile scelta redazionale da parte di un giornale cattolico. E perché un cattolico dovrebbe leggere il loro giornale.

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