23 agosto 2017

Francesco, Brandmuller o Brian Moore?


di Amicizia San Benedetto Brixia

L’intervista di Brandmuller per Die Neue Ordnung, tradotta da 1P5 e rilanciata da Marco Tosatti, è di estremo interesse e di nessuna inopportunità e ora dirò il motivo.

Correva l’anno 1973 quando Jack Gold produsse il film “The Catholics”, ispirato all’omonimo romanzo di Brian Moore e proiettato in Italia con il titolo “Il conflitto”. La trama è semplice: un monastero irlandese di osservanza tradizionale viene commissariato dal Vaticano. Il commissario è un sacerdote modernista che pratica yoga e l’obiettivo è far desistere la comunità dalla celebrazione del Vetus Ordo. Lungo il film il sacerdote riesce a ottenere il consenso dell’abate, che in virtù dell’obbedienza impone il cambio di rotta ai suoi monaci. La pellicola termina con i religiosi in ginocchio, mentre pregano il Padre Nostro, e il loro abate che - preda di forti crisi di fede - non riesce a concludere l’orazione… ma facilmente concluderà la riforma.
La sceneggiatura, a tratti un po’ lenta, tiene il pari con sorprendente tempismo alla polemica tra tradizione e progresso, superstizione e secolarismo. La domanda finale dello spettatore è semplice: ha senso obbedire in nome della fede a un superiore che abbia smarrito la fede? Mi sono sempre chiesto come si sarebbe comportata la Chiesa in casi simili, al di fuori della finzione.

Risponde a tale quesito l’articolo di Tosatti: “c’è una tradizione in questo senso che risale al V secolo, e che vedeva il papa neo-eletto comunicare la sua Professione di fede” e Brandmuller precisa che in tali confessioni, per esempio nell’Indiculum Pontificis, “il nuovo papa dichiara la vera Fede come è stata fondata da Cristo, passata da Pietro, e poi trasmessa dal suo successore fino all’ultimo, il papa neo-eletto, così come l’ha trovata nella Chiesa e che desidera ora proteggere con il suo sangue. Il nuovo papa si impegnava a confermare e difendere i decreti dei suoi predecessori. Brandmüller commenta così: E’ notevole come esplicitamente, specialmente nell’ultimo paragrafo del testo, è sottolineata la stretta conservazione di ciò che è stato dato e trasmesso; il papa promette di conservare i canoni e i decreti dei nostri papi come comandi divini”.

Interessante, dunque l’obbedienza nella fede presuppone che il superiore condivida tale fede (come attestano le dichiarazioni dei pontefici medievali) e/o si impegni a comandare ciò che ad essa è conforme (vincolandosi ai canoni e decreti e alle tradizioni ricevute).

Se convenga proporla a Francesco, non sta a me indagarlo. Che sia nei diritti-doveri di un cardinale pronunciarsi a tal riguardo, è fuor di discussione. Io perintanto mi procuro fotocopia dell’Indiculum Pontificis da tenere nel giustacuore: può sempre tornare utile con qualche parroco o parrocchiano poco versato in storia ecclesiastica e troppo incline alle mode del tempo.

Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli. Utilizzeremo agosto come mese di prova, poi a settembre si parte a regime.

 

1 commento :

  1. Non so se convenga o meno, ma......mi stuzzica un pensiero, se Papa Benedetto lasciasse da parte la promessa di fedeltà 'al nuovo pontefice' che ormai palesemente va ben oltre il fuori dal seminato, e parlasse, pardon, scrivesse uno dei suoi memorabili testi e schiantasse infine questa insostenibile situazione, tanto ormai più scisma di così.......sì, lo so, a volte i risvegli sono molto peggio dei sogni, la barca affonda e prima che intervenga il Capo in persona, forse sarebbe il caso che i sottoposti di più alto rango si compattassero e facessero sentire le loro voci......

    RispondiElimina