29 agosto 2017

Il martirio del Battista secondo Sant'Ambrogio

A.Pettinari. Il Martirio del Battista
di Donizetti

Il nostro padre Ambrogio commenta il brano di Vangelo di Marco del martirio di Giovanni il Battista.
Il breviario ambrosiano lo propone come meditazione nel giorno della festa del martirio del Precursore.
Ancora attualissimo il suo commento, ancora vivo e sfolgorante questa testimonianza alla Verità del Battista, che rimane come monito a chi oggi nella Chiesa vuole cambiare il Vangelo facendo una vera e propria apostasia della fede.

Quegli occhi, ci guardano ancora, e quella lingua non smetterà di denunciare che chi conviene nuove nozze, se già sposato, commette peccato al cospetto di Dio. San Paolo ci avvisa “SE ANCHE UN ANGELO VI ANNUNCIASSE UN VANGELO DIVERSO DA QUELLO CHE VI È STATO DATO, SIA ANATEMA». Buona lettura.

Dal trattato su «Le vergini» di sant’Ambrogio, vescovo.
Poiché la memoria d’un uomo tanto grande non è da toccarsi così di volo, è interessante rendersi conto da chi, per qual motivo, come e quando Giovanni fu ucciso. Sono due adùlteri che mettono a morte quel giusto, due rei che ritorcono contro il giudice la pena di delitto capitale. La morte del Profeta, poi è il premio concesso a una ballerina. Finalmente in mezzo a festini e gozzoviglie (cosa che gli stessi barbari hanno sempre avuto in orrore) si emana l’ordine di consumare il delitto e si porta attorno dalla mensa al carcere, dal carcere alla mensa la testimonianza dell’atroce misfatto. Quanti peccati in una sola scelleratezza!

«Allora», dice il vangelo, «il re n’ebbe piacere e disse alla fanciulla di chiedergli ciò che voleva. E giurò di darle anche la metà del regno, se lo avesse chiesto» (cfr. Mc 6, 22-23). Vedete il conto che fanno i mondani dei loro regni e dei loro stati: li vendono per un ballo. La ragazza, istruita dalla madre, chiese che le si portasse su di un bacile il capo di Giovanni. Quel che si legge poi (cfr. Mc 6, 26): «Il re si rattristò», non è pentimento, ma riconoscimento della propria iniquità, a cui la divina giustizia suole condurre il malvagio costringendolo a condannarsi con la confessione della sua colpa. Sèguita il vangelo: «Ma a causa di quelli ch’erano a mensa con lui». Che cosa poteva fare di più vergognoso che dare l’ordine di un omicidio solo per non dispiacere a dei commensali? «E per il giuramento», soggiunge.

Oh religione veramente singolare! Sarebbe stato un male minore lo spergiuro! Perciò non senza motivo il Signore nel vangelo ci vieta il giuramento, per evitarci un’occasione di spergiuro e non costringerci a peccare. Intanto si colpisce un innocente per non violare un giuramento. Non so davvero quale delle due colpe ispiri più orrore. Gli spergiuri dei tiranni sono più tollerabili dei loro giuramenti.

Vedendo quel correre su e giù dalla mensa al carcere, chi non avrebbe creduto che si ordinasse la scarcerazione del Profeta? Chi mai, dico, visto che si trattava di festeggiare il natalizio di Erode, che il convito era solenne e che era stato concesso alla fanciulla di chiedere quel che volesse, non avrebbe pensato che si mandasse a liberare Giovanni? Che ha a che fare la crudeltà con i festini, il piacere con la morte? Viene trucidato il Profeta nell’ora stessa del convito, per ordini emanati durante il convito stesso, e dai quali del resto avrebbe sdegnato di venire prosciolto. Viene decapitato, e la testa di lui portata in un piatto. Ben conveniva a quell’inumano una tale vivanda, con cui sfamasse la sua ferocia non sazia di cibi.

Guarda, scelleratissimo re, quale spettacolo degno del tuo banchetto! E perché nulla manchi alla tua barbarie, stendi la mano, così che ti scorra tra le dita quel sangue sacro. E poiché la tua fame rabbiosa non potè saziarsi con le vivande, né con i vini spegnersi la tua sete d’inaudita ferocia, bevi quel sangue che scorre ancora dalle vene di quel capo reciso. Guarda quegli occhi che, anche morti, attestano ancora il tuo peccato, e – aborrono i tuoi festini. Si chiudono quegli occhi non tanto in forza della morte, quanto per orrore della tua lussuria. Quell’aurea bocca, della quale non potevi tollerare i giudizi, è muta, eppure la temi ancora.
La lingua, che, quantunque morta ancora compie il suo dovere come quando era viva, con un movimento che si sarebbe detto convulso, fulminava anche ades­so quello scandalo!


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