31 agosto 2017

Il Puntatore. (A)morale

di Aurelio Porfiri
Se si riflette un attimo sullo sviluppo storico della teologia morale, si avrebbero occasioni per rivedere molte delle posizioni di condanna contro la cosiddetta "casistica", contro il legalismo prescrittivo. Quello che la morale tradizionale tentava di affermare era la differenza fra quello che è buono da quello che non lo è, cercando di modulare gli approcci al peccato a seconda delle disposizioni del peccatore.

Infatti, una delle questioni fondamentali è proprio quella della libertà, del libero arbitrio. Si pecca deliberatamente (vedete la parola "libertà" anche qui...). Se io esco per strada e sferro un pugno in faccia al primo che passa, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, certamente non ci sono attenuanti. Se gli sferro il pugno perché quello mi ha offeso, la cosa un poco cambia e la imputabilità si attenua. Se mi giro di scatto e involontariamente sferro un pugno in faccia a qualcuno, in questo caso l'imputabilità va a farsi benedire. La casistica serviva proprio per esercitare quella misericordia di cui oggi tanto si parla, con la differenza che non si riteneva necessario attenuare la differenza tra il bene e il male.

Tutti pecchiamo, in molti modi, più o meno gravi. Ma dobbiamo essere responsabili per tracciare una linea, prima di riconoscere di quanto ci siamo allontanati. Se diamo ascolto al "Compendio di tutta la teologia morale" (1819) del gesuita Paolo Gabriele Antoine, impariamo questo: "Essendo la libertà una potenza completa e spedita di operare, e di non operare, si ricercano per la libertà due potenze, una cioè di operare, e una di non operare, o di fare l'atto opposto: ma non si richiede la potenza di fare assieme due atti opposti, perchè ciò ripugna. Per atti opposti intendiamo quegli atti, o quelle cose, che sono incompossibili, vale a dire, che non possono esser poste, o fatte insieme".

Insomma, non si può peccare e non peccare, ma certamente si può riconoscere che quella linea la si è passata per svariati motivi, che diminuiscono la colpevolezza del peccatore in svariati casi. In effetti, ricordiamo, si pecca deliberatamente, immuni da costrizioni. Oggi, la buona psicologia ci fa conoscere alcune cose di noi che i buoni teologi morali del passato non conoscevano, loro si servivano di alcune nozioni disponibili al loro tempo. Ma pur affidandoci ancora al buon padre Antoine, impariamo che "la libertà in genere è lo stesso che immunità: per la qual cosa la libertà è di tante spezie, di quante è l'immunità. L'immunità è di sei spezie, e sono, immunità dalla servitù, immunità da impedimento, immunità dalla miseria, immunità dal peccato, dalla coazione, e dalla necessità". Quanto noi siamo immuni dalle cose elencate dal gesuita? Ecco l'arte della misericordia che non cancella ciò che è bene e ciò che è male, ma lo ricomprende in una visione dell'uomo più ampia.  

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