24 agosto 2017

Il Puntatore. Il tradizionalismo non sia sterile

di Aurelio Porfiri
Ho sempre pensato che una grande virtù è quella di essere onesti con se stessi. Quindi bisogna riconoscere che esiste un tradizionalismo sterile. Un conto è l'amore e il rispetto per la Tradizione, su cui ci troviamo d'accordo, un conto è soffocarla in una gabbia chiamata "passato", facendone di fatto una cosa morta. La Tradizione non è il passato, essa è l'origine. Credere che ci faccia bene leggere un libro solo perché è stato scritto 200 anni fa significa avere una prospettiva storica da miserabili. Quelli che vogliono vivere nel passato sono degli illusi, perché il passato non torna.

Quelli che vogliono vivere il presente nella Tradizione sono i saggi. La Tradizione non è alle nostre spalle, ma davanti a noi. Questo credo sia un discrimine importante per poter giudicare un sano tradizionalismo dal tradizionalismo "impotente", quel tradizionalismo che si riunchiude in un immaginato passato e quindi senza presente e futuro. Dobbiamo reverenza al passato, non obbedienza.

La Tradizione guarda avanti proprio perché ha già sulle spalle tutto il passato che conta, non si ferma oppresso dal peso di quello che è stato. Andiamo sempre incontro al Cristo che viene, lo facciamo grazie alla Tradizione che i nostri padri hanno forgiato e che ci viene da tempi immemorabili. Una Chiesa che non si fonda sulla sua Tradizione (e tradizioni artistiche, spirituali, di pensiero) è una Chiesa che si consegna al mondo.

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1 commento :

  1. Ottima sintesi! La Tradizione stimola all'Azione, come quando il lottatore ha un bel paio di arti inferiori ben piantati per terra! Come quando si scala un'erta salita, magari con tempo atmosferico incerto, e un confortevole paio di scarponi che arpionano bene il terreno rincuorano l'escursionista!

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