17 agosto 2017

Il Puntatore. La vergogna

di Alfredo Porfiri
Nel recente libro di Aldo Cazzullo "L'intervista", è contenuta una conversazione con Piercamillo Davigo. Per questa conversazione con il noto magistrato, l'intervistatore riporta alcune sue frasi, come questa: "I politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi".

Trovo molto cattolica questa frase, in effetti ciò che contraddistingue la nostra epoca non è la mancanza di peccato, ma il tentativo di contrabbandare il peccato come legittimo. Quindi, lo smettere di vergognarsi.
Penso che, paradossalmente, bisognerebbe rivalutare il buon vecchio peccato, che ci forniva dei paletti che ci permettevano di stare entro certi limiti. Riconoscere che siamo peccatori ci conviene decisamente.

La meditazione di Papa alla Messa dell'11 novembre 2013 sul tema del peccato e della corruzione veniva così riportata dal sito ufficiale della Santa Sede: "Dove c’è l’inganno — ha commentato il Papa - non c’è lo Spirito di Dio. Questa è la differenza tra peccatore e corrotto. Quello che fa la doppia vita è un corrotto. Quello che pecca invece vorrebbe non peccare, ma è debole o si trova in una condizione a cui non può trovare una soluzione ma va dal Signore e chiede perdono. A questo il Signore vuole bene, lo accompagna, è con lui. E noi dobbiamo dire, noi tutti che siamo qui: peccatori sì, corrotti no». I corrotti, ha spiegato ancora il Papa, non sanno cosa sia l’umiltà.

Gesù li paragonava ai sepolcri imbiancati: belli di fuori ma dentro pieni di ossa marce. «E un cristiano che si vanta di essere cristiano ma non fa vita da cristiano — ha rimarcato — è un corrotto». Tutti conosciamo qualcuno che «è in questa situazione e tutti sappiamo — ha aggiunto — quanto male fanno alla Chiesa i cristiani corrotti, i preti corrotti. Quanto male fanno alla Chiesa! Non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità. E san Paolo lo dice chiaramente ai romani: Non conformatevi a questo mondo (cfr. Romani 12, 2). Ma nel testo originale è ancora più forte: non entrare negli schemi di questo mondo, nei parametri di questo mondo, perché sono proprio questi, questa mondanità, che portano alla doppia vita». Avviandosi a conclusione il Santo Padre ha detto: «Una putredine verniciata: questa è la vita del corrotto. E Gesù semplicemente a questi non li chiamava peccatori. Ma gli diceva ipocriti». Gesù, ha ricordato ancora, perdona sempre, non si stanca di perdonare. L’unica condizione che chiede è che non si voglia condurre questa doppia vita: «Chiediamo oggi al Signore di fuggire da ogni inganno, di riconoscerci peccatori. Peccatori sì, corrotti no".

Ho sempre pensato essere questa distinzione importante. Sant'Alfonso nella sua "Pratica di amare Gesù Cristo" osservava che ciò che era importante non era solo condurre una vita austera, ma orientare la propria vita all'amore di Dio. Quella "opzione fondamentale" - aggiungo - che in effetti è l'unica cosa che veramente conta davvero.  

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