25 agosto 2017

La Chiesa è in guerra


di Paolo Spaziani

Molti di voi conoscono George Weigel, scrittore e studioso cattolico statunitense, autore di una delle migliori biografie di San Giovanni Paolo II. Nei giorni scorsi sul sito della rivista First Things è stato pubblicato un articolo di Weigel dal titolo “It’s a culture war, stupid” in cui lo studioso, partendo da un fatto accaduto recentemente, arriva ad una interessante e inesorabile conclusione: la Chiesa è coinvolta in una guerra culturale da cui non può ritirarsi. Il giudizio di Weigel trae spunto da un post pubblicato sul blog di Padre Tim Moyle, un sacerdote che Weigel ha conosciuto durante le sue vacanze estive in Quebec. In questo post Padre Moyle dice di accingersi a celebrare il funerale di un uomo di 63 anni, sposato, con due figlie, malato di cancro, che era stato ricoverato in ospedale per una infezione alla vescica. Poco dopo il ricovero i familiari del malato hanno appreso con orrore e disperazione che i medici avevano di deciso di non curare l’infezione, ritenendo fosse meglio che l’uomo morisse per l’infezione piuttosto che lasciare che il cancro lo uccidesse. Nonostante le richieste e le suppliche dei familiari, i medici non hanno cambiato la loro decisione e hanno iniettato all’uomo una grande quantità di morfina per “controllare il dolore”, lasciandolo morire in meno di ventiquattro ore. “Stiamo parlando di un uomo, scrive nel suo post Padre Moyle, che, grazie alla chemioterapia e alla radioterapia, sperava di potere vivere abbastanza a lungo per vedere le sue figlie laureate. L’espresso desiderio del paziente e dei suoi familiari era che i medici curassero l’infezione, ma questo desiderio è stato ignorato dai medici”. Weigel, analizzando lo stato del sistema sanitario canadese, evidenzia come risulti più economico per lo stato promuovere l’eutanasia piuttosto che curare eventuali malattie secondarie che potrebbero diventare letali o offrire cure palliative. Il calcolo economico come unico criterio: questo il laconico e perentorio giudizio di Weigel che conferma come i governi che si sono succeduti in Canada, conservatori e liberali, hanno sempre promesso di affrontare il tema dell’accesso alle cure palliative, ma hanno poi nascosto la testa sotto la sabbia, lasciando che l’eutanasia dilagasse. Nella parte finale del suo articolo Weigel tocca il cuore del problema: “….In Canada, il calcolo utilitaristico dei governanti non sarebbe sopravvissuto a lungo se non avesse trovato la condivisione di troppi cittadini. E questo è il motivo per cui la Chiesa deve impegnarsi nella guerra culturale, non solo in Canada, ma negli Stati Uniti e in tutto l’Occidente: per riscaldare le anime raffreddate e ricostruire una società civile impegnata nella difesa della dignità umana”. Weigel centra un punto fondamentale quando individua nel risveglio delle coscienze l’unica possibile via d’uscita a questa situazione e attribuisce alla Chiesa il compito di coinvolgersi nella guerra culturale in corso. La crisi dell’uomo d’oggi è innanzitutto il riflesso della crisi in cui versa la Chiesa che ha scelto il disarmo totale tra il disorientamento di molti fedeli. C’è chi gioisce di questo disimpegno della Chiesa, ritenendolo una conquista di civiltà, eppure Weigel nel suo articolo precisa che la difesa di una vita come quella dell’uomo malato di cancro è una questione prima di tutto di civiltà. “Ridurre un essere umano ad un oggetto da misurare secondo l’utilità è il miglior modo, secondo Weigel, per distruggere la verità morale che la dichiarazione d’indipendenza americana chiama “il diritto inalienabile alla vita”. Il diritto alla vita è inalienabile, non è un dono dello stato, e riflette qualcosa di ancora più fondamentale: il diritto alla dignità della persona umana. Quando noi perdiamo questo diritto, conclude Weigel, siamo perduti come comunità e la democrazia è persa. Quindi la guerra culturale deve essere combattuta e una Chiesa che prende sul serio la questione della giustizia sociale deve combattere questa guerra”. Purtroppo, la timidezza dimostrata dalla Chiesa (salvo alcuni rari casi) sul caso del piccolo Charlie Gard la dice lunga su quale sia l’idea di giustizia sociale che la Chiesa attualmente intende promuovere. La guerra imperversa, si aprono quotidianamente nuovi fronti a cui alcuni uomini di Chiesa, sostenuti dai fedeli, tentano eroicamente di opporre resistenza. I nemici attaccano con ogni mezzo per demolire qualsiasi difesa, ma quando i soldati del nostro esercito si voltano per cercare rinforzi si accorgono che molti generali hanno alzato bandiera bianca, troppo impegnati a costruire ponti destinati a crollare miseramente. Anche nel bel mezzo di questa crisi non mancano però condottieri capaci di richiamarci alla battaglia: è il caso del cardinale Sarah il quale, durante la recente visita in Vandea ha affermato: “…come i nostri fratelli vandeani di un tempo, siamo oggi chiamati alla testimonianza, vale a dire al martirio! Cari fratelli, noi cristiani abbiamo bisogno dello spirito dei Vandeani! Abbiamo bisogno di un tale esempio! Come loro, abbiamo bisogno di abbandonare le nostre semine, le nostre messi, i solchi tracciati dai nostri aratri, per combattere, e non a difesa di interessi umani, ma per Dio. Chi, dunque, si leverà in piedi, oggi, per Dio? Chi oserà affrontare i moderni persecutori della Chiesa?” Le domande del cardinale Sarah sono rivolte ad ognuno di noi e ci spronano a coinvolgerci in questa guerra che non è finita, anzi è nel pieno del suo svolgimento. L’esercito con cui la Chiesa è destinata a combattere questa guerra è formato da tutti noi, chiamati a risvegliare le coscienze sopite senza grossi proclami, ma con piccoli gesti di verità. Non sono ammesse diserzioni.

 

2 commenti :

  1. Tutto l'occidente è in guerra, ma non lo si deve far sapere, quanto alla (ex) chiesa, beh, in guerra non ci vuole proprio andare, fa come i nobili Romani dell'ordine degli equites, non entravano in campo se non raramente, per non avere ferite sfregianti........poi quando ci fu da combattere sul serio, si preferirono i Germani, che nobili non erano, ma coraggiosi e feroci guerrieri sì e di questi abbiamo bisogno, non di ufficialetti di carriera che non capiscono niente di guerre e guerriglie....

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  2. Questa che stiamo vedendo oggi è la Chiesa che di conseguenza al suo lasciar fare alimenta queste assurdità! Quel prete si potrà pure indignare, ma se dalla cima si rema al contrario, protestare è tutta fatica sprecata!! Una chiesa che non ammonisce, che non rimprovera, che non evangelizza,che non agisce più in nome della giustizia, una Chiesa discriminante ecco che cosa è diventata!! Altro che persecuzione, quella è una condizione riservata a chi difende il Vangelo non per chi lo rinnega!! E a causa di questo tradimento che molta gente sta disertando le chiese e quelli che sembrano essere seguaci di Cristo che circolano in essa appena aprono bocca ti fanno passare la voglia di considerarli ancora fratelli. Succubi e dipendenti di un pensiero imposto senza alcun discernimento, a caccia delle novità, delle consolazioni, della comodità,del potere e del denaro. Preferiscono affiancarsi silenti al potere di turno, senza commentare lasciando che tutto crolli! Cristianesimo fasullo, inutile dirlo, a costo di essere tacciati di essere conservatori, atei, o appartenenti ad altre chiese e cosi via... io rimango fuori della porta, ad osservare il tempio che prima o poi di questo passo crollerà... e anche se Dio lo rifarà, non sceglierà nuovamente coloro che l'hanno tradito. Per questo in nome del Messaggio che nella nostra Chiesa è autentico, spero nel coraggio dei fedeli servi di Dio, se ancora esistono.
    Basta nascondersi, uscite allo scoperto!

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