10 agosto 2017

La Chiesa post-sessuale (II parte)


(qui la prima parte)

di Marco Sambruna

DAI FRUTTI RICONOSCERETE L’ALBERO

Per soppesare i fenomeni della storia, compresa la storia della Chiesa, vale sempre la Parola di Cristo il quale ci ha suggerito un metodo infallibile per valutare la bontà del decorso materiale e spirituale di una realtà: occorre osservare la qualità degli effetti per comprendere la qualità delle cause. Questo è il significato più trasparente della frase evangelica “dai loro frutti dunque li riconoscerete”.
Noi tentiamo qui di percorrere il medesimo itinerario proponendoci di osservare e valutare la qualità della causa a partire dagli effetti che ne sono scaturiti: ne risulta infine come l’iter di sterilizzazione indotta e spacciato da una parte della leadership cattolica come percorso di maturazione cristiana sia la causa scatenante dell’attuale impotenza e infecondità cattolica allo stesso modo in cui un albero infetto produce frutti atrofizzati.

L’analisi degli effetti prodotti dalla realtà cattolica attuale ci rivela dunque le seguenti evidenze tutte o quasi riconducibili a un cammino di depotenziamento in materia dottrinale, teologica, etica e devozionale:

- Sentimentalizzazione del Cristo, gradualmente disinnescato fino alla sua riduzione al rango di un buonista qualsiasi desideroso di andare d'accordo con tutti per non dispiacere a nessuno nell’oblio degli episodi evangelici che ne manifestano invece la virilità come le invettive contro i mercanti del tempio, contro gli scribi e farisei ossia i radical chic dell'epoca e perfino contro qualche apostolo. Riduzione del Cristo da Colui che non è venuto a portare la pace, ma la spada a colui che non è venuto a portare la spada, ma la pace anche a costo di compromessi secolarizzanti;

- Dissoluzione dell’aura solenne che circondava i sacramenti e loro progressiva banalizzazione e riduzione a prodotti di consumo che non necessitano più di alcuna evoluzione personale prima di essere accostati; desacralizzazione, dissacrazione e infine derisione del sacro e sua mercificazione a livello di un articolo commerciale low cost il cui conseguimento non è più frutto di un’impegnativa conquista, ma di un preteso diritto;

- Denigrazione e colpevolizzazione della civiltà europea e della storia occidentale contrabbandata come una sequela di soprusi priva di qualsiasi connotazione positiva da scontare tramite una resa incondizionata alla penetrazione di altre culture e visioni del mondo;

- Psichiatrizzazione della fede tradizionale cioè della fede tout court tramite sua squalifica al rango di residuo archeologico degno di una mente mineralizzata dai connotati nevrotici;

- Confortevole rinuncia all’evangelizzazione perché incompatibile con la narcosi laicista spacciata per pace che gode anche in seno alla chiesa di priorità assoluta. Divulgazione della errata credenza per cui il proselitismo ha connotati negativi laddove invece il proselita è colui che diventa cristiano in seguito all’evangelizzazione. Ne esce inficiata la dimensione missionaria tipica dell’appartenenza cristiana e rinforzata la fondazione di una fede privatizzata e intimistica dalle sfumature ereticali;

- Estinzione dello spirito di profezia, dell’escatologia e della soteriologia come capacità da parte della Chiesa di indicare scenari futuri terreni e ultraterreni e loro sostituzione con calcoli previsionali di corto respiro, ad esempio sullo stato di salute del pianeta, fondati talvolta su concezioni scientifiche tuttora dibattute e mai definitivamente chiarificate peraltro mutuate da agende laiciste affette da manipolazioni ideologiche.

- Sostituzione dell'autentica esperienza religiosa in quanto tale sempre personale e soggettiva con pratiche collettive di erogazione di servizi sociali grossolanamente confusi come autentici percorsi di fede e conseguente nefasta identificazione fra sviluppo umano e obblighi civili da adempiere per legge. La raccolta differenziata come nuova frontiera dello spirito;

- Omologazione del magistero cattolico all'agenda mondialista come dimostrano i notevoli cedimenti sulle questioni di bioetica e sugli ex “principi non negoziabili”;

- Scissione schizoide nella coscienza dei cattolici a causa del divergere fra le esigenze previste dal magistero tradizionale e le eterodossie personali di taluni vertici ecclesiastici tragicamente presentati come dogmi con conseguente caotizzazione e destabilizzazione delle certezze di fede che favoriscono il consolidarsi del relativismo etico di matrice protestante;

- Imborghesimento del credente medio la cui devozione è spesso ridotta alla ripetizione di gesti e formule di cui non conosce nemmeno il significato simbolico da cui deriva una narcosi esistenziale e una tranquillizzante anestesia morale che ottunde l’inquietudine necessaria a ogni ricerca;

- Retrocessione dell'estetica e solennità della liturgia cattolica a livelli di oggettivo squallore tanto da configurare tale sciatteria come un elemento distintivo della chiesa contemporanea da ostentare orgogliosamente;

- Avversione e atteggiamento di spocchiosa sufficienza verso la devozione popolare e in particolare verso il culto mariano percepito ormai come un ostacolo lungo il tragitto di protestantizzazione della chiesa. Disinnesco dei significati più urgenti e degli appelli più pressanti rivelati dalle apparizioni riconosciute e loro addomesticamento arcobalenizzante verso un generico appello alla pace e alla concordia universale

- Valorizzazione narcisistica dell'approssimazione teologica e filosofica in nome di un primato della prassi che segmenta e parcellizza l’impegno caritativo in una serie di operazioni caratterizzate da arido funzionalismo spesso non privo di elementi affaristici;

- Laida bruttezza e volgare anonimia degli edifici destinati al culto e sempre più frequente ricorso a rappresentazioni ai limiti dell'osceno nell'arte sacra;

- Induzione di papolatria idolatrica e forme devozionali verso i massimi rappresentanti del laicismo militante, del radicalismo libertario e del nichilismo materialista;

- Svenevole e infingarda arrendevolezza di fronte all'aggressività islamista di contro allo spietato cinismo adottato verso le realtà cattoliche più ortodosse;

Inoltre e infine la più tragica delle conseguenze: l'indebolimento o l'abolizione dall'orizzonte antropologico della speranza ultraterrena quale contributo decisivo alla formazione di un uomo più triste, disperato, solo.


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