21 agosto 2017

Memoria a breve termine


di Federico Cavalli

È strano come bastino pochi mesi di distanza da un attentato all’altro per far ricadere nel terrore l’intera Europa; eppure non credo sia possibile dimenticare tanto facilmente la lunga serie di attentati che hanno visto il vecchio continente e i suoi abitanti come bersaglio principale. Ora Barcellona, prima Londra e prima ancora Parigi, senza dimenticarci di Manchester, San Pietroburgo e Stoccolma. A sentire i telegiornali e leggendo i vari quotidiani sembra che venga tutto puntualmente dimenticato; ci si pongono sempre le stesse domande a cui seguono delle risposte vuote, che sembrano ormai dettate dall’abitudine e non da un reale interesse. Poco importa se, qualche mese prima, erano rimaste uccise ventitré persone, sono bastati pochi mesi affinché tutto tornasse alla normalità; si ha l’impressione che nessuno qui riesca ad imparare dai propri errori.

Sembrerà cinico come ragionamento, ma com’è possibile che un furgone possa tranquillamente, e in modo del tutto indisturbato, gettarsi ad alta velocità lungo le Ramblas di Barcellona, per più di 600 metri, dopo che ci sono stati nel giro di un anno, otto attentati che si sono svolti nella stessa identica maniera? C’è chi scrive, sul Corriere della Sera , che ormai i terroristi hanno perso la “fantasia” poiché agiscono sempre nello stesso rudimentale modo, e ciò dovrebbe essere una grande vittoria per l’Europa intera poiché, secondo Beppe Severgnini, ciò starebbe a significare la totale decadenza e debolezza di questo impianto terroristico che non riesce ad organizzare attentati più “elaborati”.

In realtà sia l’attentato di San Pietroburgo che quello di Manchester, entrambi molto vicini nel tempo, sono stati effettuati attraverso l’innesco di cariche esplosive, provocando decine di morti; dunque non è vero che gli attentatori hanno perso la “fantasia”, sanno perfettamente agire in modalità differenti; il loro obbiettivo consiste nello spaventare le masse gettando l’intero occidente nel terrore, poco importa se per farlo debbano usare un ordigno rudimentale o un furgone fiat, il risultato è lo stesso e non è razionalmente possibile interpretare ciò come un segnale di indebolimento del terrorismo islamico. Semmai, da tutto ciò, si può evincere esattamente l’opposto: i terroristi hanno trovato un modus operandi perfettamente funzionante, anche se rudimentale, e noi forze occidentali non riusciamo a fermare il più semplice degli attentati… forse ciò dovrebbe essere interpretato come un nostro enorme indebolimento e non come una mancanza di “fantasia” da parte di chi esegue attentati.  Ad ogni attentato, inoltre, viene sempre ripetuta la litania, ormai del tutto insignificante, che l’Europa non deve cedere e che deve portare avanti i valori che da sempre la contraddistinguono…ma quali sono questi valori?

Come possiamo credere di fronteggiare e capire appieno il terrorismo se dall’altra parte vi sono uomini, come noi, che riescono a dare la vita per un ideale, una logica che a noi sfugge completamente e che ci siamo dimenticati da tempo. Qualcuno potrebbe giustamente obbiettarmi che l’Europa vede il proprio fondamento ideologico nello slogan rivoluzionario “libertè, egalitè, fraternitè!”. Ebbene ciò potrebbe anche, in parte, essere vero, ma a differenza di chi si trova dall’altro lato, la maggior parte dei giovani d’oggi (di cui io faccio parte, e dunque posso osservarlo molto da vicino poiché lo vivo quotidianamente) non sono minimamente disposti a difendere questi ideali se non con qualche post sui social network. Non mi credete? Basta guardare i terribili video della morte di Niccolò Ciatti, il ragazzo pestato a morte davanti a centinaia di persone, senza che nessuno intervenisse. Non mi sembra che la fratellanza tanto amata ed invocata da tutti, si sia manifestata degnamente in quell’occasione. Siamo noi i deboli, non gli altri.

http://www.motoretrogrado.it/2017/08/18/memoria-a-breve-termine/

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