13 agosto 2017

Padre Dehon l’Apostolo del Sacro Cuore

di Roberto de Albentiis
La Francia oggi, se ci pensiamo, è una terra devastata, tanto dal punto di vista sociale quanto soprattutto ecclesiale, e le superstiti bellezze naturali e architettoniche e artistiche rendono tale abbruttimento perfino peggiore: questo grande Paese europeo, i cui Re prima della Rivoluzione del 1789 detenevano il titolo di Maestà Cristianissima, detiene purtroppo record orribili quanto a divorzi, aborti, diffusione dell’ideologia gay, chiese chiuse e sconsacrate e corrispondenti comunità islamiche wahabite in crescita; eppure la Francia fu una terra un tempo profondamente cattolica, la terra “figlia primogenita della Chiesa”, dove nacquero la solennità del Sacro Cuore e la schiavitù mariana montfortiana, la terra delle opere d’arte e delle cattedrali gotiche, il luogo natale di moltissimi santi. E proprio di uno di questi santi voglio scrivere: il Padre Dehon.

Padre Leon Dehon nacque in un villaggio della Piccardia, rustica regione settentrionale francese, quasi al confine con il Belgio, nel 1843, in una agiata famiglia di possidenti terrieri, per quanto non praticante: la fede, difatti, gli venne trasmessa solo dalla madre, devota del Sacro Cuore, mentre il padre non era praticante. Fece studi superiori e universitari letterari, scientifici e giuridici improntati al più forte positivismo; se fin da bambino aveva maturato la scelta di fare il sacerdote, venne enormemente ostacolato dal padre, e si risolse ad avere la laurea e il dottorato in diritto unicamente per assecondare il desiderio paterno, ma non esercitò mai né l’insegnamento né l’avvocatura. Nel mentre, a Parigi, frequentava le Conferenze di San Vincenzo, desiderando coltivare non solo la propria spiritualità, ma anche la propria formazione sociale e intellettuale; negli stessi anni si spingeva in numerosi Paesi dell’Europa centrale e settentrionale (compresa la Norvegia, dove ancora vigevano forti leggi discriminatorie e repressive contro i cattolici), preludio dei suoi numerosi viaggi missionari.

Desideroso sempre più di ricevere il sacerdozio, viene inviato dal padre in Palestina, con l’intento di distoglierlo dal suo proposito, ma al termine di quel lungo periodo decide, contro il volere paterno, di rimanere a Roma, entrando così in seminario; dopo un colloquio col Beato Pio IX, che lo incoraggiò e benedisse, e dopo il percorso di studio, venne consacrato sacerdote nel 1868; i suoi studi presso il Seminario Francese di Santa Chiara (affidato ai Padri Spiritani, gli stessi in cui si formò e di cui divenne superiore un altro grande ecclesiastico francese del secolo scorso, Monsignor Lefebvre) lasciarono una impronta indelebile nel suo carattere e nel suo futuro ministero sacerdotale. Alla prima Messa, al pensiero di tutte le difficoltà che aveva incontrato nel giungere a quel traguardo, pianse copiosamente.

Tra il 1868 e il 1871 conseguì il dottorato in diritto canonico e in teologia dogmatica e morale, e nel mentre fu anche segretario e stenografo durante il Concilio Vaticano I, in cui difese strenuamente il dogma dell’infallibilità papale contro liberali e veterocattolici; tornato in Francia, a Saint Quentin decise di fondare una nuova famiglia religiosa dedicata alla predicazione, allo studio del magistero papale e alla diffusione della devozione al Sacro Cuore: nacquero così gli Oblati del Sacro Cuore, poi Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, che da lui presero poi il nome di Padri Dehoniani. Studioso e difensore del magistero pontificio di Leone XIII, e strenuo oppositore della giudeo-massoneria, ricco di meriti, Padre Dehon morì il 12 agosto 1925 a Bruxelles, proprio agli inizi del pontificato di Pio XI, il Papa che nel XX secolo più si spese per la devozione al Sacro Cuore e la difesa della regalità di Cristo.

Il volto di Padre Dehon è uno dei più famosi e cari presso il popolo cristiano, e i suoi padri, che in Italia, a Roma e Barletta, hanno collegi, stampano una rivista enormemente apprezzata, “Presenza Cristiana” e si dedicano all’apostolato dell’editoria e della buona stampa; introdotta la sua causa di canonizzazione, ottenne il titolo di Venerabile e nel 2005, ottantesimo anniversario della sua morte, sarebbe stato beatificato. Purtroppo, tra la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI, e soprattutto la diffusione di suoi vecchi scritti antigiudaici e la relative rimostranze ebree, hanno bloccato tutto; per quanto fossero già pronte le immaginette e i libri con la titolatura di Beato, il suo processo canonico è da allora fermo, ma non di meno, presso il popolo cristiano, gode già da tempo di fama di santità.

L’amore al Sacro Cuore, l’attaccamento al magistero romano e la sua attualizzazione nella società, il desiderio di riconquista spirituale della società e del secolo, ci spingono a venerare Padre Dehon, a chiederne l’intercessione, soprattutto ad averlo come modello; devo a mia nonna, abbonata alle riviste dehoniane, la conoscenza di questo santo sacerdote e soprattutto la devozione al Sacro Cuore, cosa di cui non sarò mai grato abbastanza al buon Dio. Per me come per tanti altri, quindi, Padre Dehon è un santo, e non vedo l’ora che la sua santità sia riconosciuta anche in terra, e sono stato felice di scrivere questo piccolo articolo agiografico in suo onore, che voglio terminare con questa frase tratta dal suo testamento spirituale: “Miei carissimi figli, vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Gesù”; sì, ricorriamo al Sacro Cuore, fornace e tesoro di grazia e misericordia divina!  

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