05 agosto 2017

Ritornare all'ortodossia occidentale - Incipit

(O RIFONDARE L'ORTODOSSIA LATINA)

di Matteo Donadoni

«Dimmi dove un uomo prende il suo pane di granoturco e ti dirò quali sono le sue opinioni»
(Mark Twain)

Questo è il motto dello schiavo negro con la vocazione a divenir predicatore – che è sempre meglio che lavorare – amico del futuro soldato della gloriosa Confederazione Mark Twain. Qui si racchiude tutta la sapienza popolare contadina, in un ragazzotto di colore che, a quanto ne so, è l'unico filosofo nero conosciuto, e le poche parole rivelano molta maggior profondità di quanto non sembri, o almeno di quanta ne raggiunga il pettegolezzo scabroso nei bisbigli guardinghi delle cuoche creole. Il paradigma, l'arché antropologica, di questo giovane filosofo nero è che non solo l'uomo non è indipendente, ma soprattutto che non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il modo con cui si guadagna il pane. 

Concetto molto borghese per essere pensiero di uno schiavo, a ben vedere. Tante volte, si sa, l'uomo libero è meno libero del servitore, tante altre lo schiavo non è libero nemmeno dentro la propria testa, così non trova di meglio che usare quella del padrone. Il servo, se vuole esser sicuro di prosperare, deve seguire la maggioranza. E per farlo dovrebbe limitarsi alle opinioni diciamo da pane di granoturco. Lo schiavo della pubblica opinione, che oggi si chiama politicamente corretto, deve soffocare la propria riflessione personale, che da qualche parte confido debba pure esistere, e votarsi alla più pura prostituzione intellettuale. Questo, per la verità, accade troppo spesso. Accade in ogni ambiente. Perché oggi, maggioranza e gregge in ogni prato, abbiamo confuso il sentimento con il pensiero, così, il ragionamento ha lasciato il campo al sentimentalismo e la fede nel Pastore al buonismo pastore.

Tuttavia, per quanto complessa possa essere la dinamica socioculturale di un Paese, si troverà sempre qualcuno che si rende conto degli errori che commette e cerca di porre rimedio. Per quanti flaconcini di Maalox possa mai ingurgitare Tornielli, noi non ci stancheremo mai di denunciare il fatto che molti cattolici hanno mandato la propria fede (oltre che il cervello) all'ammasso. Arrivare a conclusioni contrarie alla speculazione teologica millenaria della Chiesa cattolica, praticare pastorali non solo inedite come pastorali, ma vere e proprie inedite idiozie, non può essere frutto di un lucido ragionamento e di sincero discernimento, ma è elemento di discontinuità intellettuale, rivelatore di ben altri offici, intenti a scombinare le menti e gettar malizia in seno all'ingenuità del gregge.  D'altra parte sostenere che «Gesù fa un po' lo scemo» non è certo un verdetto lucidamente ponderato. Non possiamo certo continuare a sostenere che dietro l'ultima giravolta intorno alla Dottrina cattolica vi sia una candida sbadataggine o una leziosa pantomima clericale, quando invece spesso vi è semplicemente l'antica causa del mero interesse venale o personale di vari turiferari bergogliani, pronti a giustificare ogni misericordiosaggine venga ordinata o imposta dal padrone, pur di non compromettere la pagnotta di granoturco. Ricordo loro che, come tutti sanno a colazione, spesso si parte star e si finisce col parlare alle galline e, chi lo sa? Magari inzuppando pani di granoturco nel Maalox.

Sempre di Mark Twain è il detto memorabile: «Creare l'uomo fu un'idea singolare e originale, ma aggiungere la pecora fu una tautologia». Lo scrittore americano non è certo un Padre del deserto, ma i pastori di questo tautologico gregge, da parte loro, sono incuranti (quando non direttamente responsabili) della catastrofe teologica già avvenuta, preludio di quella morale che si sta verificando. Sono incuranti e colpevoli del disastro ogni volta che – esempio da pane di granturco –, una moglie, abbandonata famiglia e prole per un altro uomo, si sente pienamente giustificata dal proprio misericordioso parroco, la cui soluzione pastorale è un banale, ingannevole e inadeguato motto: “basta sensi di colpa!”. Una guida spirituale da schiavisti camuffati da liberatori, un percorso per schiavi indicato da una legge morale perpetuante la schiavitù del peccato. Il misericordismo infatti non è che una tintinnante e luccicosa catena servile. Al cui altro capo attende, saldamente imbullonato, il castigo.

Così, è giunto tempo che le pecorelle del Signore siano scaltre senza essere ciniche, perché i sogni di gioventù si infrangono presto, ma continuano a tagliare per molto tempo dopo esser divenuti cocci. Occorre prendere atto con coraggio della situazione attuale e, senza appaltare il logos a terzi, ragionare sul dramma della Chiesa odierna, per non cascare nella faciloneria delle teologie alla moda, che alcuni pretenderebbero essere la volontà di Dio e l'autentica teologia degli Apostoli, il Vangelo delle origini. Vero, dobbiamo riscoprire, se non rifondare, l'ortodossia cattolica ripartendo dalle origini, dagli scritti dei Padri del primo millennio, ma dobbiamo riscoprire la Parola di Dio con umiltà, nel silenzio degli eremi montani, dietro le porte chiuse delle nostre stanze, e non certo rincorrendo surreali mitopoiesi pauperistiche, che non sono vaneggiamenti di un predicatore nero, sono, in realtà, i fiochi suggerimenti del gobbo di satana.

 

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