20 agosto 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: San Sebastiano (Parte LVI)


di Alfredo Incollingo

Il 20 gennaio del 288 d.C. si compì a Roma il martirio di San Sebastiano. L'alto ufficiale dell'esercito romano era stato condannato a morte dall'imperatore Diocleziano in odio alla sua fede: nonostante ricoprisse un ruolo rilevante nella corte imperiale, aveva scelto di seguire Gesù, conscio dei pericoli. La carriera militare gli assicurava onori e ricchezze, ma il richiamo del Vangelo era più forte di tutte le lusinghe. Arrestato, venne condannato ad una pena tremenda: lo legarono ad un palo e venne trafitto da un centinaio di frecce. I suoi aguzzini, pensando che fosse ormai morto, lo avevano abbandonato alle bestie. Quando Sant'Irene si recò sul Palatino, il luogo del supplizio, per seppellire il suo corpo, scoprì con sua grande meraviglia che Sebastiano era ancora vivo. Lo portò nella sua dimora e lì guarì miracolosamente. Il santo non si dette per vinto e volle continuare a testimoniare pubblicamente la sua fede cristiana. Si presentò al cospetto dell'imperatore, recandosi nel tempio del “Sol Invictus” dove il principe stava officiando alcuni riti sacri. Diocleziano, sorpreso nel rivederlo, ordinò immediatamente che fosse di nuovo arrestato e flagellato. Questa volta il supplizio gli fu fatale. . Dopo l'editto di Milano, l'imperatore Costantino diede ordine di edificare una chiesa commemorativa al di sopra delle catacombe. Tuttora la basilica di San Sebastiano fuori le Mura protegge le antiche sepolture dei martiri cristiani.
Le spoglie di San Sebastiano furono traslate nel IV secolo nelle omonime catacombe, note per ospitare i resti mortali di San Pietro e di San Paolo
Il viaggio continua.

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