05 settembre 2017

Democrazia Regale. Cristianesimo autorità potere


di Paolo Maria Filipazzi

Nel panorama editoriale odierno di rado ci si imbatte in un’opera che appaia destinata ad influire sull’evoluzione culturale futura, a maggior ragione se si guarda il quadro, non proprio entusiasmante della cultura cattolica. Quando ciò accade è quindi doveroso darne conto.
Segnaliamo, quindi con questa recensione, l’interessantissimo saggio di Giorgio Salzano Democrazia Regale. Cristianesimo autorità potere, edito per i tipi di Marsilio nel 2014. Il saggio tratta del tema più sottaciuto dal Cattolicesimo odierno: la Regalità di Cristo. Lo fa, per giunta, in una maniera innovativa e spiazzante, sotto forma di studio comparato fra teologia, filosofia e antropologia, e con un occhio fisso al dibattito contemporaneo ed al rapporto con la democrazia.
Il saggio prende le mosse dalla crisi della conversazione nel dibattito contemporaneo, caratterizzato dalla contrapposizione fra “fede” da una parte e “scienza” e/o “filosofia” dall’altra, che si riflette nella contrapposizione fra Stato e Chiesa, titolari di differenti pretese di “cattolicità”, ovvero di universalità. Una contrapposizione  che si fa ancora più complessa con l’universalizzazione degli scambi, che attira nella comparazione tutte le culture, il che rende necessario ampliare il discorso coinvolgendo, a fianco di teologia e filosofia, le scienze umane e, soprattutto, l’antropologia. Quest’ultimo è, secondo noi, l’aspetto più innovativo ed intrigante dell’opera.
Alla base della riflessione c’è la questione della rappresentanza, vale a dire di chi possa parlare a nome di tutti. Insomma, è in ballo la questione dell’autorità, o, ancora, di chi sia autorizzato a svolgere la funzione di mediazione negli scambi reciproci che formano la comuntà. Vengono quindi in rilievo le culture etnologiche, in cui la funzione di mediazione si concretizza sotto la forma della regalità, quest’ultima caratterizzata da un forte legame con la dimensione del sacrificio. Tuttavia, in tutte queste culture si manifesta un limite: alla pretesa di universalità del regno si contrappone la finitezza geografica del medesimo.
Questa contraddizione si risolve con l’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto, che è un’uscita da tutti i possibili Egitto, ovvero da tutte le culture tradizionali. Ad essere in questione, però, non è la regalità, ma la sua titolarità. Quest’ultima passa ad un Signore cosmico ed universale che supera i confini delle varie signorie. Una volta uscito dall’Egitto, il pericolo per Israele è dare vita ad un nuovo Egitto. Questo rischio si concretizza nella storia della monarchia davidica. Con l’esilio a Babilonia e la fine del regno vi è, nel popolo d’Israele, una presa di coscienza della natura universale della regalità divina.
Tutto questo si compie in Gesù Cristo e nel suo sacrificio continuamente riattualizzato nell’Eucarestia. Con Cristo, infatti, il simbolico morire e rinascere del re presente nelle culture antecedenti avviene non più come rito simbolico ma realmente, come fatto storico.
Resta, a questo punto, la necessità di mettere a confronto la pretesa di regalità fondata sull’Incarnazione del Verbo con le pretese di sovranità universale sorte successivamente: la modernità e l’Islam. Si tratta, in realtà, di pretese assai simili. Infatti, la modernità non consiste in nient’altro che nella pretesa di sottomissione dell’individuo allo Stato. Sono, insomma, entrambe, pretese islamiche. L’Autore risolve la questione tramite il confronto fra due modelli di relazioni: triadico e diadico. Una vera relazione si da quando fra due interlocutori si pone un terzo cui fare comune riferimento. Sia nell’Islam che nello Stato moderno si hanno, invece relazioni puramente diadiche: fra Allah ed un Profeta che legittima la propria pretesa in senso tatutologico; fra l’individuo ed uno Stato che pretende il mero “rispetto delle regole” da parte di ciascun consociato. In nessuno dei due casi si crea, quindi, una vera trama di relazioni.
Al contrario, il modello triadico è proprio alla pretesa di regalità di Cristo, manifestandosi nello stesso mistero trinitario in cui, tramite Cristo, ogni battezzato è attirato, diventando egli stesso partecipe della regalità divina. In tal modo la democrazia è legittimata come “regalità diffusa”, previo, però il riconoscimento della Regalità di Cristo.
Il cerchio, dunque, si chiude: “Per eccellenza graziosa è la persona del re, e con Cristo la grazia regale si estende a ogni persona”.

 

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