04 settembre 2017

Fattoria vaticana: di conclavi, uova, galline e asini


di Mattia Spanò

Stabilito che è nato prima l’uovo, cerchiamo di risalire all’identità della gallina. Che poi, vale ricordare, è quella che canta.
L’uovo. Il dibattito sulla legittimità dell’elezione di papa Francesco lo si deve soprattutto ad Antonio Socci con la pubblicazione del libro “Non è Francesco”. Ha risposto Don Francesco Cupello su Unavox. In questi giorni anche Guido Ferro Canale scrive sulla vicenda. Naturalmente i contributi e i riferimenti sono assai più numerosi, quello di Ferro Canale è appena l’ultimo. In nuce: l’elezione di Jorge Mario Bergoglio sarebbe illegittima perché compromessa da numerosi vizi di forma (la vicenda della scheda in più alla penultima votazione) e di sostanza, come le infelici battute del Cardinale Daneels sulla cosiddetta “mafia di Sangallo” che avrebbe brigato a sostegno del cardinale argentino. Tiriamo dritto sulla terrificante scelta lessicale del porporato e diciamo che alcuni concordano con l’ipotesi, altri dissentono.
La gallina. Com’è noto anche senza frequentare le pagine del diritto canonico, i cardinali partecipanti al Conclave sono vincolati al segreto più assoluto circa qualunque aspetto dell’elezione di un Romano Pontefice. Il canone sancito dalla Universi Dominici Gregis è adamantino. Se i signori cardinali chiusi nella Sistina osservano il canone o giocano a briscola nessuno, e dico: nessuno, al di fuori degli interessati dovrebbe mai, e dico: mai, venirlo a sapere. Ripeto: nessuno, mai. Stante ciò i signori cardinali dovrebbero tapparsi la bocca, “essere come i morti”, cosa che a quanto pare non è. Si costituisce così un grave smarrimento apicale del sensus ecclesiae.
Il canto. Se l’elezione del 266° Pontefice è valida, un certo novero di intellettuali cattolici sta strologando a vanvera. L’ottimo Socci non dovrebbe avere alcun elemento per scrivere quello che scrive sul Conclave. Chi lo attacca non potrebbe avere alcun elemento per contestarlo nel merito (casomai sul metodo). Poiché nessuno dei duellanti è stato parte in causa all’ultimo conclave, nessuno deve poter riportare fatti o congetture. Se però Socci ed altri possiedono questi elementi segue naturalmente che il cardinal Suocera, duramente provato da una settimana scarsa di clausura all’interno delle mura leonine per l’elezione del successore di Pietro, esce e raglia come un asino. E questo è male.
Se l’elezione è invalida, abbiamo un papa eletto con criteri da bocciofila Arci, cioè ricattabile, debole, spurio. Un papa che, duole dirlo, non è un papa. Il che ha conseguenze spaventose sia per il Pontefice regnante che per i successivi che per l’intero corpo ecclesiale. Tra le righe, com’è possibile che centoventi principi della Chiesa non siano in grado di rispettare un regolamento così semplice e cristallino? Che fretta c’era ad eleggere il papa la sera del 13 invece della mattina del 14? Avevano giocato le quote su BWin come un Buffon qualsiasi? Ma stiamo scherzando?
Fa male prendere atto che un certo novero di cardinali – tra i quali in potenza il prossimo papa e certamente l’attuale – sia come le donnette che sferruzzavano sotto la ghigliottina: pettegole, spietate, allusive, maligne, insulse.
Se l’elezione di Bergoglio è valida, cui prodest alimentare questi dibattiti comareschi? Perché Socci, o chi per lui, immagina e scrive queste balle sesquipedali? Se invece Socci non sta fantasticando ma riporta cose che conosce, perché gli sono state dette (vere o meno che siano)? Se al contrario l’elezione è invalida e lorsignori lo sanno, il non far nulla per rimediare è doppiamente asinesco. Se è invalida e non fanno nulla per rimediare in vista di ripetere simile abominio ai conclavi prossimi venturi, tre volte asinesco.
A margine non sfuggirà che un papa è chiamato, fra le altre incombenze, a nominare cardinali e vescovi. Un papa illegittimo, cioè malamente eletto con criteri che molto poco hanno da spartire con il soffio dello Spirito, nominerà giocoforza principi e vescovi altrettanto illegittimi, il che rompe la continuità apostolica. E poi: se un cardinale si lascia andare a chiacchiere da bar sull’elezione del papa, perché un prete di campagna dovrebbe mantenere il riserbo sui peccati che gli espongo in confessionale?
Non voglio farla più tragica di quanto sia ridicola. In fondo, crediamo che il Padreterno sia leggermente Onnipotente. Tuttavia, cari cardinali comari, delle due l’una: o serrate le vostre lingue marce fra le vostre labbra livide – almeno qualche giorno nella vita, non fa male – oppure si abolisca l’elezione del papa. Si tiri a sorte, come per il santo di cui usurpo indegnamente il nome quando prese posto fra gli apostoli. Almeno noi cristiani della comune specie sapremmo con certezza che nella sorte c’è la mano di Dio: buono o cattivo che sia il Pontefice è dunque voluto da Dio e da Lui solo, non dai vostri traballanti umanissimi spergiuri.



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