12 settembre 2017

Il Nome di Maria garanzia di vittoria


di Roberto De Albentiis

Il 12 settembre si festeggia, tanto nel messale antico quanto in quello moderno, il Santissimo Nome di Maria; questa festa, che fa da rimbalzo a quella del Santissimo Nome di Gesù, è anch’essa medievale, ma a differenza della prima si deve non tanto ai francescani quanto ai serviti, che la diffusero con le loro predicazioni e le loro fondazioni conventuali; diffusasi un po’ dappertutto nell’Europa cattolica (particolarmente devota al culto fu la Spagna, che aveva anche il privilegio di far indossare ai preti paramenti azzurri per questa e altre feste mariane), conobbe alterne vicende, essendo ora celebrata solo a livello locale, ora perfino soppressa, assieme ad altre feste, nientemeno che da San Pio V nella sua riforma del messale. (a quanto pare è vizio dei pontefici metter mano al calendario…)
Si deve però ad un altro papa, il Beato Innocenzo XI, e ad un santo religioso cappuccino, il Beato Marco d’Aviano, la sua promozione in concomitanza alla strabiliante Vittoria di Vienna: il 12 settembre (e non l’11, come di recente si è voluto parlare, forse per creare un continuum con la data dell’11 settembre 2001) 1683, gli eserciti europei cristiani guidati dall’Imperatore d’Austria Leopoldo I e dal Re di Polonia Giovanni III inflissero alla Sublime Porta una rovinosa sconfitta, che fermò definitivamente le mire turche in Europa e che portò al lento ma inesorabile declino di Istanbul, che si vide poi due secoli dopo con l’indipendenza delle varie nazioni cristiane cadute sotto il suo giogo (Serbia, Bulgaria, Romania, Grecia…) e tre secoli dopo con la dissoluzione dell’Impero dopo le Guerre Balcaniche e la Grande Guerra; ma tale vittoria sarebbe stata impossibile senza la mediazione di Maria, aiuto dei cristiani, consolatrice degli afflitti e distruttrice del male: Innocenzo XI bandì un giubileo straordinario e indì pubbliche preghiere, e così fece il Beato Marco d’Aviano, che accanto all’opera diplomatica e pacificatrice delle potenze cristiane europee (tranne la solita Francia, da sempre bastiana contraria) compì un’opera devozionale profonda, con predicazioni, processioni e Messe votive per impetrare la protezione e la vittoria. All’alba di quel fatidico 12 settembre, con i turchi che assediavano le mura di Vienna, Padre Marco celebrò la Santa Messa del Nome di Maria; alla sera, l’esercito turco aveva perso 15mila uomini, a fronte degli appena 2mila cristiani, l’Europa cristiana era salva, e in ringraziamento perpetuo Innocenzo XI fissò nel messale la festa del Santissimo Nome di Maria.
Confermata da San Pio X, la data venne tuttavia tolta dal messale del Beato Paolo VI (e qui torniamo ai Papi con velleità di cambiamento del calendario), in maniera inspiegabile se non con l’intento di andare incontro – ma a che prezzo, e certo invano – verso i protestanti con la riforma liturgica; per trent’anni non più celebrata, la festa tornò improvvisamente di attualità con gli attentati di New York dell’11 settembre 2001, dove i terroristi islamici di Al Qaeda uccisero 3.000 persone, e San Giovanni Paolo II, il Papa mariano, volle ripristinare la festa, vedendo le nuove e urgenti minacce che premevano sul mondo e ascoltando i fedeli preoccupati e bisognosi di aiuto. E tale aiuto di chi poteva essere, se non di Maria Santissima? Nel Nome di Maria si sono fondate città, iniziate esplorazioni di terre, costruiti ospedali, fondati ordini religiosi, liberati schiavi; nel Nome di Maria, per i poteri a Lei conferiti da Suo Figlio Gesù, siamo liberati dalle angustie, dalle difficoltà, dalle inclinazioni peccaminose e cattive, e nel Suo Nome dolcissimo – come canta una bella canzone popolare – otteniamo da Lui, Figlio di Maria, il perdono dei peccati.
“Fidenti nel Nome Santo ed invincibile di Maria, avanziamo coraggiosi.” così disse il prode sovrano polacco Giovanni III, al comando dei suoi ussari alati, scendendo in battaglia e vincendo; anche noi possiamo e dobbiamo ricorrere al Nome di Maria nelle nostre battaglie quotidiane; e per finire questo articolo, credo sia cosa bella trascrivere la preghiera del Beato Marco d’Aviano da lui composta e letta quel fatidico 12 settembre 1683 dopo la celebrazione della Messa e prima della benedizione impartita a tutte le truppe cristiane:

“O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira. O gran Dio, ti chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Tu lo aborrisci; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la tua somma bontà. Per amore di Te stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che ti dispiaccia. Soccorrici con la tua grazia, o Signore, e non permettere che noi tuoi servi rompiamo il patto che soltanto con te abbiamo stipulato.
Abbi dunque pietà di noi, abbi pietà della tua Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli. Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, siici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle tue mani. Ricordati che, per strapparci dalla servitù di satana, Tu hai donato tutto il tuo prezioso Sangue. Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani? Permetterai forse che la fede, questa bella perla che cercasti con tanto zelo e che riscattasti con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci? Non dimenticare, o Signore, che se Tu permetterai che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il tuo santo Nome e derideranno la tua potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?” Non permettere, o Signore, che ti si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando t’invocavamo nella nostra miserevole angoscia.
Viene a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Tu sei a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci. Disperdi questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Te, con noi stessi e col nostro prossimo. Rafforza con la tua grazia il tuo servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforza l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che stanno per combattere per l’onore del tuo nome, per la difesa e la propagazione della tua santa Fede. Concedi ai principi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, tuoi soldati, affinché essi, incoraggiati dal tuo favore, rafforzati dal tuo Spirito, e resi invincibili dalla potenza del tuo braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Te quella potenza che un tempo mostrasti in quei grandi condottieri. Fa’ dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la tua gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre.
Te lo chiedo, o Signore, in nome dei tuoi soldati. Considera la loro fede: essi credono in Te, sperano tutto da Te, amano sinceramente Te con tutto il cuore. Te lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte tua, sperando, per i meriti del tuo prezioso Sangue, nel quale ho posto tutta la mia fiducia, che Tu esaudirai la mia preghiera. Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il tuo favore per loro, ebbene te la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento. Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando ti piace. Come Mosé, estendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appoggiali con la tua potenza, per la rovina dei nemici tuoi e nostri, e per la gloria del tuo Nome. Amen”


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