09 settembre 2017

Il Puntatore. Il bene e il male

di Aurelio Porfiri
Ho finito di leggere un bel giallo dello scrittore e storico Andrea Frediani, "Il custode dei 99 manoscritti" (Newton Compton Editori, 2017), un romanzo ambientato nella Roma del IX secolo, scritto con cura e attenzione anche ad alcuni dettagli (ho notato come l'autore conoscesse l'Ordo Romanus I dalla descrizione accurata di certi dettagli liturgici). Il giallo ha come protagonista Anastasio il bibliotecario, figura storica attiva sotto il Papa Leone IV che anche avrà un ampio spazio nella narrazione. Anastasio, eroe positivo e negativo allo stesso tempo, stava curando la redazione del falso storico che andrà sotto il nome di Donazione di Costantino, un tentativo per legittimare il potere temporale della Chiesa attraverso un documento apocrifo dell'imperatore Costantino. Anastasio verrà combattuto da Giovanni, che assumerà nella Chiesa posizioni sempre più importanti....Questo Giovanni è una figura interessante, uno zelante senza pietà, una persona che vede solo peccato e corruzione. 

Ad un certo punto, visto che Giovanni non lesinava azioni anche pessime per far trionfare i suoi disegni, l'autore dice: "Era certo che il Signore avrebbe approvato, d’altra parte. Tutto era lecito per far trionfare la vera fede. Se Satana si serviva di individui apparentemente presentabili per prevalere, bisognava essere disposti a valersi di individui impresentabili, di peccatori inveterati, per sconfiggerlo". Questa osservazione mi ha profondamente colpito, in quanto ha una certa dose di verità. Mi sembra echeggi il deposuit potentes de sede et exaltavit humiles. Certe volte il bene viene dalle persone più improbabili mentre il male ci raggiunge proprio da coloro che avrebbero una presentabilità civile o ecclesiastica.

Ancora parlando di Giovanni e della sua cieca determinazione viene detto: "Un po’ di vanità, tutto sommato, non guastava, se era associata alla fierezza di rappresentare il Signore. Anzi, poteva essere un ulteriore incentivo a far bene: al contrario di Dio, gli umani sono fallibili e imperfetti, si disse, e hanno bisogno di meschine soddisfazioni. Doveva imparare ad accettarsi: man mano che crescevano le sue responsabilità e l’importanza della sua missione, avrebbe dovuto essere più indulgente verso se stesso". Anche qui mi sembra che sia un punto per riflettere interessante, la distanza fra l'ideale e il reale e tutti gli stratagemmi che mettiamo in atto per colmarla. Una lettura interessante.

 

0 commenti :

Posta un commento