21 settembre 2017

Il puntatore. Il sistema


di Aurelio Porfiri

Anche se non se ne parla mai abbastanza, non possiamo nasconderci che esiste un problema per coloro che si occupano di cose ecclesiastiche. Questo problema riguarda la condanna incondizionata per tutti coloro che criticano delle posizioni del potente di turno. Ora, la Chiesa come corpo mistico di Cristo è un conto e certamente per un cattolico non è criticabile, la Chiesa come sistema politico, sociale e antropologico è certamente criticabile. Rispettiamo la Chiesa quando rappresenta e ripresenta l'autentica dottrina, ma liberi di criticare quando essa prende posizioni in campo sociale e politico che non si conformano pienamente con un sano realismo. Certamente gli insegnamenti dei Pastori, si suppone, dovrebbero sempre essere informati dalla Scrittura e dalla Tradizione. Ma quando il fedele informato, trova delle incongruenze e una dissimilitudine con quanto la sua coscienza "rettamente formata" gli dice sia giusto alla luce della sua fede, fa bene a dissentire e, se può, a criticare. Noi siamo discepoli di Cristo, non dei cristiani. Quindi, non dimentichiamo che il Vaticano è un sistema anche politico, le sue azioni non sono al di sopra di critica. Noi non siamo attenti alla parola del Papa, dei Vescovi, dei Cardinali o dei Parroci in quanto uomini, per quanto le loro posizioni personali possano essere rispettabilissime, ma in quanto essi sono interpreti e portatori di qualcosa che necessariamente li precede. Se ci annunciano la dottrina va bene, se ci presentano loro interpretazioni che danno adito a dubbi, che i dubbi si manifestino, con il dovuto rispetto che si deve a tutti. Nell'interessante libro di Aldo Maria Valli su Papa Francesco, "266", viene detto: "La Chiesa ha sempre considerato la dottrina in un solo modo, come via che porta a Dio. Certo, ha anche commesso errori, si è anche resa protagonista di misfatti, ma mai aveva messo in discussione il suo diritto-dovere di indicare la retta dottrina come strada verso Dio. La parola dottrina ha la stessa radice di dottore, di docente. Viene dal verbo docere, insegnare. È uno strumento. La cui validità si giudica dal risultato: se conduce a Dio è vera, se non conduce a Dio è falsa. Da molto tempo, almeno dalla Rivoluzione francese, c’è chi sostiene che la pretesa di trovare la verità e di portare a Dio, utilizzando la dottrina come strumento, deve essere combattuta. Ma oggi, con il papa che si chiede chi è lui per giudicare, siamo di fronte a un fatto inedito: questa idea non è più sostenuta solo al di fuori della Chiesa, ma sembra essere uno dei pilastri dell’insegnamento papale". Quindi è lecito domandarsi se quello che ascoltiamo, sia pure dal Papa, ci porta a Dio oppure no.


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