21 settembre 2017

Il Risorgimento, una guerra di religione


di Alfredo Incollingo

All'Unità d'Italia del 1861 seguì un'aspra guerra civile nel Meridione d'Italia, anche se si è restii alle volte a parlarne. Si hanno altrettante remore nel discutere apertamente dei fervori anticattolici del Risorgimento italiano. Il conflitto che si aprì tra il Regno d'Italia e la Chiesa Cattolica fu un tentativo di sradicare il cattolicesimo dalla Penisola. La storica Angela Pellicciari racconta nel suo saggio “L'altro Risorgimento: una guerra di religione dimenticata” (Edizioni Ares, 2011) la guerra di religione che contrappose i cattolici ai massoni e ai liberali. Come è ben scritto nel sottotitolo, si tratta di una vicenda che è stata volutamente “dimenticata” per nascondere le radici morali e culturali del Risorgimento italiano. I papi risorgimentali, da Pio IX a papa Leone XIII, denunciarono nei loro discorsi e nelle loro encicliche questi fatti, senza peraltro che l'opinione pubblica, eccetto i cattolici, le accogliessero serenamente. Lo scopo, lo ripetiamo, era l'estirpazione dell'identità cattolica degli italiani, che male si confaceva ai declami massonici e liberali dei patrioti. Decine di migliaia di uomini e donne, religiose o laiche, ferventi cattolici, persero beni e lavoro, ritrovandosi sul lastrico. A distanza di decenni, soprattutto dopo il centocinquantesimo anniversario dall'Unità d'Italia, come ben mostra il saggio della Pellicciari, è giusto divulgare e chiarire queste vicende. Così infatti si possono spiegare tanti fatti del Risorgimento, come la guerra civile nel Meridione d'Italia: qui la resistenza religiosa ai diktat dei piemontesi era più forte, causando i fatti di sangue che per fortuna oggi ben conosciamo. Non si vuole con questo saggio negare la validità dell'Unità d'Italia, ma è necessario ripartire dalla presa di coscienza delle verità sulla storia risorgimentale per poter rilanciare cattolicamente e genuinamente il nostro Paese.


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