07 settembre 2017

In honorem Caroli Caffarra



di Amicizia San Benedetto Brixia

La notizia della morte del card. Caffarra mi arriva  quasi in diretta, via messaggio privato. Rimango di sasso, ma non mi viene molto dire. Tempo un minuto e la voce si diffonde anche su un gruppo whatsapp di conoscenti e poi su un altro. Il tono dei commenti è semplice: si chiedono preghiere, si esprime dolore per la perdita di una persona amata, ci si commuove per un amico. Nei gruppi scrivono laici e sacerdoti, ma soprattutto molti giovani. Mi importa poco comprendere se questi commentatori sono rappresentativi o meno del cattolicesimo dominante, mi rallegro di avere contatti con simili persone. Per costoro non è morto un conservatore o un politico o un reazionario o un provocatore, ma un cardinale e un fratello insieme. Questo a mio giudizio è sensus fidei.

In seconda battuta ho avvertito il forte desiderio di capire cosa può dirci questo avvenimento. Scrivo alla redazione di Campari&deMaistre e mi propongo per buttare giù due righe di necrologio. Risposta: “Non scriviamo nulla e non pubblichiamo più niente fino a domani. Lutto totale”. Non è una scelta di redazione questa, è una scelta di umanità e di fede, è mettere il rispetto per la persona e la preghiera cristiana di suffragio prima di tutto il resto. Esprimo grande stima per tale linea: c’è un tempo per la bagarre e uno per il silenzio, bravi gli amici di C&deM! Ci siamo risentiti con calma in tarda serata. “Fai così, preparami il pezzo per domani… ma tu conosci la biografia di Caffarra?” Io credo non serva conoscere la sua biografia, perché il nostro blog non fa informazione ma cultura, e nel caso specifico dell’Arcivescovo emerito di Bologna, tutta la biografia di rito non vale quanto l’impegno speso negli ultimi anni di testimonianza pastorale. “Era un moralista, vero? Tu sai altro?” Io non so nulla tranne una cosa fondamentale.

Il card. Caffarra è stato un testimone eccelso e, ciò che molti non intendono e altri non vogliono accettare, ha espresso in questi ultimi tempi una voce autentica dello spirito cristiano, né paternalista, né ribelle, né pusillanime, né aggressivo. Certo, c’è un grande tema sul tavolo: parliamo di uno dei quattro protagonisti dello scomodo caso dei dubia papali, nonché il secondo Cardinale “dei dubia” a morire in poco tempo. Questo di per sé potrebbe non voler dire molto, già sappiamo che anche altri Pastori più giovani appoggiano la proposta dei dubia, ma che per ragioni di prudenza si sono esposti alcuni tra i più anziani, che è statisticamente plausibile siano tra i primi a decedere. Caffarra - aggiungiamo - appariva deperito e malato negli ultimi tempi, né se ne preoccupava: “Eminenza, le auguro di festeggiare lietamente i suoi ottanta anni” gli avevano augurato da poco, “Spero di festeggiarli in Paradiso” è stata la risposta del porporato. D’altro canto - è vero - il fatto che siano rimasti solo due estensori dei dubia implica una suggestione sia a livello psicologico che teologico. A livello psicologico i sopravvissuti, Burke e Brandmuller, sanno che ormai la Correzione Formale di Amoris Laetitia, se si vorrà fare, graverà tutta sulle loro spalle (l’intervento di altri cardinali non è auspicabile perché darebbe un’immagine negativa di Chiesa: sempre più lacerata, e ciò non farebbe bene a molti semplici fedeli). Si pone poi il quesito teologico: è Dio (il Dio della Misericordia) che sta uccidendo questi cardinali “cattivi” o al contrario è satana che sta togliendo di mezzo i suoi ostacolatori?

Anche a queste domande non presto attenzione e sposto altrove il mio pensiero. Dobbiamo immensa gratitudine a mons. Caffarra per aver reso pubblico il suo confronto epistolare con suor Lucia di Fatima, risalente agli anni Ottanta: “Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”. Per averlo reso pubblico e per essergli rimasto fedele fino alla fine. Forse proprio questo è il messaggio definitivo e più importante che l’Arcivescovo ci lascia, al di là di tutti i dettagli biografici che altri avranno cura di riportare.

Ecco perché non ho nessuna intenzione di commentare la questione dei dubia, episodio sicuramente doloroso e coraggioso dell’ultimo tratto di vita di Caffarra, né oso immaginare che ne sarà dell’epopea di Amoris Laetitia. Piuttosto, quel che mi è chiaro, anche raccogliendo i commenti in rete, è quale orizzonte si prospetta per la Catholica. Da un lato i politicanti di destra e di sinistra (farisei, sadducei o semplici scribi) che alimentano un clima di divisione e di disprezzo, segno dell’inaridimento della carità cristiana tra i fedeli, segno del dilagare di insinuazioni diaboliche tra i cattolici di ogni rango e grado. Dall’altro i santi, coloro che, certamente consci dei propri limiti e della propria inadeguatezza rispetto al momento storico di grande crisi, giungono ad un tenore di vita spirituale profondo, pacificato, insensibili alle voci del mondo, liberi da rancori e profondamente umili. Stando così le cose, quale eredità ci lascia il card. Carlo Caffarra? Ricevo e pubblico: “Il card. Caffarra ha detto a un sacerdote poche ore prima di morire che il Signore non abbandonerà la sua Chiesa, che gli Apostoli erano 12 e che il Signore ricomincerà con pochi; che dobbiamo chiedere la forza di S. Atanasio che ai tempi dell'eresia ariana da solo è andato contro tutti, di avere fede, speranza e fortezza”. Non ho ulteriori informazioni, ma mi pare possa essere una fonte plausibile, terribilmente in tono con Origene, citato ieri stesso nel Breviario riformato: “«Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Ambedue, sia il tempio che il corpo di Gesù, secondo un'interpretazione possibile, mi sembrano figura della Chiesa. Questa infatti è edificata con pietre viventi. È divenuta «un edificio spirituale per un sacerdozio santo» (1Pt 2,5). È edificata «sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20) e perciò si chiama tempio. È vero però anche che «voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1Cor 12,27). Se così è, può bensì venire distrutto ciò che congiunge le pietre del tempio. Può certo accadere che queste pietre vengano disperse come sta scritto nel salmo 21, il che significa, fuori metafora, che le ossa di Cristo possono essere scompaginate dalle tribolazioni e dalle persecuzioni di coloro che combattono l'unità del tempio. Tuttavia il tempio verrà riedificato e il corpo risusciterà il terzo giorno, cioè dopo il giorno della sua tribolazione e dopo il giorno seguente, che è il giorno della consumazione”.

E’ morto un santo? Non sta a noi dirlo. Però, alla luce delle presunte ultime dichiarazioni e della loro consonanza col Breviario, mi viene da sentenziare: forse è morto un Padre della Chiesa, un piccolo Origene degli ultimi tempi, quelli in cui satana sferra gli ultimi colpi contro il Corpo Mistico di Cristo, anche se Maria gli ha già schiacciato la testa. Lasciamo alla storia di fare il suo corso e di svelarci l’autentico valore delle persone, ma curiamo fin d’ora di trattenere per noi il grande tesoro dell’insegnamento di Caffarra: non l’ecologia, la sociologia, la politica, la solidarietà, ma l’ennesima e forse estrema lotta contro satana. Di questo deve preoccuparsi la Chiesa, i suoi Pastori ed ogni cristiano. Altrimenti saremo solo vergini stolte, e rischieremo di essere private del conforto del nostro Sposo.


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1 commento :

  1. Santo non so, ma sicuro un Cattolico vero e retto in dottrina e comportamento, capisco la prudenza dei più giovani, cardinali e non, ma quando la barca affonda, non si sta a scegliere il colore delle lance di salvataggio, si cerca di salvare il salvabile. RIP cardinale Caffarra, uomo semplice, ma profondo e credente.

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