06 settembre 2017

La Chiesa o divide o diventa apparato di potere (II parte)


(la prima parte qui)

di Marco Sambruna

DALL’INAUTENTICITA’ ALL’AUTENTICITA’

Questo esito impietoso, ma salutare che finalmente dice all’uomo la verità sull’uomo, sulla sua costitutiva, antropologica, connaturata incapacità di essere un cristiano coerente tuttavia si rivela estremamente benefico perché costringe il cattolico ad evadere da un assetto inautentico per riconfigurarlo in un assetto autentico.

L’uomo occidentale che in gran parte, lo ripetiamo, si identificava col cristiano del primo tipo, da almeno due secoli a questa parte infatti si percepiva come religioso sia perché immerso in un contesto visibile punteggiato da simboli cristiani, sia perché soprattutto, non era chiamato a pronunciarsi personalmente e individualmente su questioni che demarcavano il confine fra ciò che corrisponde a un ethos cristiano e un ethos neopagano.
La stessa presenza cioè nelle città occidentali di chiese, monasteri, scuole e ospedali confessionali, simboli sacri poteva contribuiva erroneamente a credere che il tessuto sociale fosse permeato non solo di cristianesimo come dato storico, ma perfino di cristianità come esperienza vissuta.
Immerso in questa dimensione costituita in gran parte di apparenze era più o meno inconsapevolmente trascurato l’unico dato in grado di rappresentare la situazione per quello che era realmente vale a dire l’ampia diffusione anche fra credenti di un ethos laicista.
Il cristiano viveva quindi questa contraddizione forse inconsapevolmente in una scissione di matrice schizoide derivata dalla contradditoria separazione fra percezione di sé come cristiano coerente e dall’ethos neopagano vissuto come esperienza quotidiana.
Nell’attuale epoca di secolarizzazione conclamata invece il cristiano del primo tipo cessa di credersi tale percependosi finalmente in modo autentico cioè un neopagano che vive immerso in un contesto sociale neopagano e che adotta un ethos neopagano.
Questo risultato allinea ciò che l’uomo realmente è con l’ambiente sociale in cui vive e con lo stile di vita che ha scelto.

Epoca pre secolarizzazione:
ambiente visibile: cristiano
auto percezione: cristiana
Ethos effettivo: laicista

Esito: scissione fra pensiero e azione, inautenticità

Epoca secolarizzata:
ambiente visibile: laicista
auto percezione: laicista
Ethos effettivo: laicista

Esito: coerenza fra pensiero e azione, autenticità.

Il nuovo assetto quindi pone fine alla scissione destabilizzante precedente e rende il credente pienamente integrato: ciò significa che pensiero, verbalizzazione dello stesso, azione sociale, gesti quotidiani sono conseguenti gli uni agli altri in modo logico fondando i presupposti di un’autentica auto conoscenza.
Questa dinamica che risana la condizione patologica precedente, si inscrive nel solco della verità come autenticità dove per autenticità si intende la conformità alla propria natura.
Il fatto che questa nuova condizione stabilita nell’autenticità costringa il credente a una visione sgradevole di se stesso perché lo rende consapevole di essere molto meno virtuoso di quanto immaginava non inficia l’effetto positivo della nuova configurazione, ma anzi ne costituisce il presupposto indispensabile.
In realtà l’autenticità non corrisponde alla verità, essendo la prima un dato antropologico, la seconda un dato metafisico. Nel nuovo assetto il cattolico del primo tipo si percepisce autenticamente come neopagano, ma proprio per questo sa di essere lontano dalla verità rivelata dalla religione cui credeva di aderire.
Resta una sorta di nostalgia che scaturisce dallo iato che separa ciò che si è da ciò che si vorrebbe essere: paradossalmente proprio dimorando nell’autenticità ossia nella fedeltà alla propria natura umana decaduta ci si discosta dalla verità ossia il modello ideale del Vangelo.
Ciò che è antropologicamente autentico risulta metafisicamente insufficiente, ciò che stabilisce nella propria autentica dimensione umana evidenzia il grado di separazione dalla verità.
Soprattutto i cristiani del primo tipo che vivono un ethos neopagano non partono più ora da una condizione di falsa coscienza, ma di autenticità: pro-vocati a scegliere secondo un aut – aut chiaro su questioni in cui la posizione della chiesa è molto netta, così netta da tracciare un discrimine fra ciò che è cristiano e ciò che non lo è, finalmente sanno ciò che sono e sono sempre stati pervenendo così alla verità circa la propria autentica natura.
Autenticità come condizione preliminare per decidere lucidamente cosa fare di sé stessi e condizioni basica la quale sola può garantire l’esercizio della libertà tramite delle libere scelte.

(continua)

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