22 settembre 2017

La demolizione di Comunione e Liberazione



di Manlio Rossi

Cosa sta accadendo dentro Comunione e Liberazione? Sono in molti a chiederselo e purtroppo è difficile fare una analisi accurata, perché gli elementi pubblici a disposizione sono assai pochi. Chi scrive è convinto che (a) Comunione e Liberazione fosse un movimento sano, che ha portato molte persone a vivere da buoni cristiani ma che (b) l’attuale leadership del Movimento (in particolare, don Julian Carron) si stia adoperando per distruggere quanto di buono don Giussani aveva fondato e (c) nonostante rimangano tanti buoni cristiani tra i ciellini (probabilmente la maggioranza, perché i buoni non fanno rumore) i vertici di Comunione e Liberazione non sono più cristiani. A questa analisi segue una domanda: è ancora ragionevole continuare a frequentare il movimento, sempre più infetto di idee moderniste, sperando che i buoni prendano il sopravvento? A questa domanda, purtroppo, non ho risposta. Il movimento non è la Chiesa, quindi è possibile essere cristiani anche fuori di esso. Eppure in molte parti del mondo e d’Italia i ciellini sono gli unici cristiani praticanti con meno di 70 anni. Che fare allora?

Ma prima di pensare a che fare devo sostanziare la mia accusa, che è senz’altro forte e richiede una spiegazione.
Alcuni intellettuali cattolici, come il professor De Mattei, hanno sostenuto che il movimento non fosse sano già dall’inizio. È noto che don Giussani flirtasse intellettualmente con autori della nouvelle théologie e da ciò De Mattei deduce che le radici del modernismo carroniano possono già essere rintracciate negli scritti del fondatore, che parla sempre della fede come di “incontro” che risponde alle “esigenze del cuore”. Chiunque leggesse la Pascendi dominici gregis di san Pio X – lettura attualissima per i tempi (ultimi?) che stiamo vivendo – si accorgerebbe che è proprio del modernismo ridurre la fede e il suo contenuto alla risposta a una esigenza e a una pulsione spirituale dell’uomo. Ne segue che tutti i contenuti (dogmatici e morali) che sono superiori alle forze della capacità umana – es., i dogmi della SS. Trinità, i miracoli di Nostro Signore ecc. – non sono provabili perché non deducibili dalla mia apertura esistenziale all’autocomunicazione di Dio (per usare un linguaggio poi introdotto dal neo-modernista Karl Rahner).
A chi scrive, che ha letto il Senso religioso di don Giussani, sembra che lo stimato professor De Mattei abbia preso un abbaglio. De Mattei non sbaglia nel sottolineare la vacuità intellettuale degli scritti giussaniani, ma Giussani era un prete davvero innamorato della Madonna – fatto che stride con ogni forma di modernismo. E quindi i suoi flirts con la nouvelle théologie ad altro non si devono ridurre che alla incapacità di Giussani (che fu anche la incapacità di Giovanni Paolo II) di vedere le affinità tra le tesi di Surnaturel, che fanno a pezzi la assoluta libertà divina nel donare la Grazia, e il modernismo più sfacciato, che riduce la grazia a esigenza della natura.
Dentro CL sono nate famiglie cristiane, vocazioni al sacerdozio (molti sono partiti missionari con la Congregazione San Carlo di mons. Camisasca), vocazioni alla vita monastica, alla vita religiosa, alla verginità nel mondo (i Memores Domini). Tanto bene non può che venire da Dio e sia resa lode a Lui per questo bene che si è degnato di darci mediante don Giussani e chi lo seguì.
Ora però la musica è cambiata.
Carron non partecipa alle manifestazioni della famiglia contro il matrimonio omosessuale. Il meeting di Rimini si è imborghesito. Gli elementi più religiosi (vita liturgica, preghiera alla Madonna) sembrano annacquati e hanno perso di centralità.
Ma soprattutto, Carron si è travestito in cantore di papa Bergoglio. La sua intervista rilasciata a Crux la scorsa estate dovrebbe aver aperto gli occhi a chiunque non li avesse ancora aperti (conto me stesso fra costoro).
Lì Carron ci parla di un’altra religione, il kasperismo, che poco ha a che vedere con la religione fondata da Nostro Signore. L’accusa è pesantissima e i miei quattro lettori mi perdoneranno se mi dilungo nella analisi del testo.
Una lunga citazione è d’obbligo:
«Vedo che molte persone sono turbate e imbarazzate dal Papa, proprio come le persone lo erano da Gesù nel suo tempo – e in particolare, ricordiamolo, le persone più “religiose”», dichiara. «Per esempio i Farisei, che non vedevano tutto il dramma della situazione degli uomini che avevano davanti, volevano un predicatore che semplicemente dicesse agli uomini cosa dovevano fare, imponendo loro dei pesanti fardelli».
«Tutto ciò non bastava a far ripartire l’umanità, poi venne Gesù, che entrò in casa di Zaccheo senza chiamarlo ladro e peccatore; questo avrebbe potuto sembrare una debolezza. Invece nessuno sfidò Zaccheo come fece Gesù», ha detto Carrón.
Don Carron, prima di assurgere alla guida di CL, era un biblista – almeno, così mi hanno detto. Quindi mente sapendo di mentire. Gesù, con la Sua delicatezza, ha sempre chiamato le cose con il suo nome. Non ha condannato Zaccheo, ma lo ha convertito. E non poteva convertirlo se Zaccheo non sapeva da cosa doveva convertirsi. Gesù SA che Zaccheo era peccatore ed è esplicito, ma delicato, nel far presente la cosa a Zaccheo stesso. Leggiamo il vangelo di Luca (c. 19):
“9 Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abramo; 10 perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».”

Gesù, dicendo questo, rende noto che Zaccheo “era perduto”, ossia – la traduzione è d’obbligo in questi tempi in cui il catechismo non si legge più – sarebbe stato condannato alle fiamme eterne dell’inferno se fosse morto prima della conversione. Quindi non è vero che Gesù non ha chiamato Zaccheo ladro e peccatore. Lo ha fatto. E lo ha guarito. Ma lo ha guarito perché Zaccheo voleva essere guarito. E come poteva volerlo, se non sapeva di essere malato?

La conversione suppone infatti una serie di tappe: 1) prendere conoscenza del proprio peccato; 2) pentirsene (ossia, provare dolore per il male fatto, che ha offeso Nostro Signore, provocandone la morte in croce); 3) cambiare vita (ossia, avere una volontà ferma di non cadere più nel peccato) e 4) confessare il proprio peccato nel confessionale, perché, come ha detto Gesù, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Cosa propone don Carron? Il semplice incontro, un fraternizzare bonario con i lontani, che si guarda bene dal rimproverare loro le loro colpe. La speranza satanica è quindi di fermare il processo di conversione proprio al punto 1, il momento in cui ci si accorge che la propria vita non è in linea con i dettami del vangelo.
È per questo che le scuole di comunità sono oggi vuote, non si parla di nulla sia relato al Vangelo, ma solo di sentimenti, di emozioni di fronte alle banalità della vita. Da scuola di vita Cristiana, esse sono divenute sessioni di terapia di gruppo o “safe spaces” in cui tanti snowflakes, sempre di meno di numero e sempre più vecchi, si ripetono l’un l’altro che sono buoni cristiani e che han fatto esperienza dell’incontro con Cristo (leggi: hanno provato emozioni buone).
L’idea di misericordia e di prassi pastorale raccomandata da Carron è la stessa proposta dal card. Kasper nel suo famigerato libro Misericordia – ossia una presunta misericordia che non richiede alcun pentimento o conversione da parte del peccatore per essere ricevuta.
Carron e i ciellini di oggi dovrebbero chiudere i libretti degli Esercizi, in cui il nuovo leader fa elogi del nuovo papa misericordioso a ogni pagina, ed aprire invece la Bibbia. Troverebbero che il profeta Ezechiele ha scritto queste parole:
 “[8]Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te.
[9]Ma se tu avrai ammonito l'empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo”. (Ez. 33)

Ed ancora:
“[12]Figlio dell'uomo, dì ancora ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e l'empio non cade per la sua iniquità se desiste dall'iniquità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca. [13]Se io dico al giusto: Vivrai, ed egli, confidando sulla sua giustizia commette l'iniquità, nessuna delle sue azioni buone sarà più ricordata e morirà nella malvagità che egli ha commesso. [14]Se dico all'empio: Morirai, ed egli desiste dalla sua iniquità e compie ciò che è retto e giusto, [15]rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato, osserva le leggi della vita, senza commettere il male, egli vivrà e non morirà; [16]nessuno dei peccati che ha commessi sarà più ricordato: egli ha praticato ciò che è retto e giusto e certamente vivrà.
[17]Eppure, i figli del tuo popolo vanno dicendo: Il modo di agire del Signore non è retto. E' invece il loro modo di agire che non è retto! [18]Se il giusto desiste dalla giustizia e fa il male, per questo certo morirà. [19]Se l'empio desiste dall'empietà e compie ciò che è retto e giusto, per questo vivrà. [20]Voi andate dicendo: Non è retto il modo di agire del Signore. Giudicherò ciascuno di voi secondo il suo modo di agire, Israeliti»”. (Ez. 33)



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2 commenti :

  1. Grazie per queste riflessioni. L'autore si domanda: "Che fare" in una situazione del genere? Io, dopo lunghi mesi di travaglio e sofferenza, ho preso la decisione di uscire dal Movimento (di cui facevo parte da oltre trent'anni), perché non trovo più in esso alcun aiuto a vivere la Fede e il rapporto con Cristo. Non ho alcuna intenzione di perdere tempo prezioso, in questi frangenti gravi e decisivi della storia e della vita della Chiesa, seguendo pifferai magici e guide cieche che mi allontanano dalla verità e dalla salvezza.

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  2. Mi dispiace sottolineare che l'articolo parte da un analisi.....che non c'è! Le sottolineature della presunta distanza dal Verbo che la chiesa dovrebbe "incarnare" dice della fragilità umana che è insita nelle Chiesa fin dalla sua nascita ( S.Pietro docet), la fatica dei cristiani fuori e dentro CL è la stessa, una realtà umana pervasa dal peccato originale che cerca un significato ultimo di bene nella propria esistenza. Cristo io l'ho incontrato nel movimento e sempre li ho incontrato i Suoi più acerrimi nemici, convinti di non essere nemici...
    Una preghiera per tutti.

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