24 settembre 2017

Luoghi e devozioni della Basilicata. L'antica Acheruntia

di Marco Muscillo

Da buon italiano originario del sud emigrato con la famiglia fin dalla tenera età, la mia vacanza estiva non può essere che una soltanto: tornare al paese d’origine per stare qualche settimana insieme alla nonna e salutare zii, cugini e parenti vari. La mia terra natia contende al Molise la palma della regione più dimenticata d’Italia, tanto che a volte sembra non esistere nemmeno. Stiamo parlando della Basilicata, o della Lucania che dir si voglia.

Ebbene, è arrivato il momento di fare un po’ di pubblicità a questa regione parlando di alcune bellissime devozioni le quali, festeggiate soprattutto in estate, riportano ai luoghi d’origine tante e tante famiglie di emigrati come la mia. Al contrario di quello che la vulgata comune può far pensare, la Lucania è stata una terra tanto benedetta dal Cielo, che ha avuto anche la sua importanza soprattutto in epoca medievale: di qui sono passati santi, papi, imperatori, cavalieri, briganti, poeti e perfino saraceni! Consiglio a voi tutti la lettura dei libri del meridionalista lucano, Giustino Fortunato, il quale, nei suoi scritti, riesce a descrivere questi luoghi attraverso un excursus storico che non è facile trovare nemmeno nei manuali universitari. Proprio appassionandomi ad una di queste sue opere, “Il Castello di Lagopesole” (quinto volume della raccolta “Notizie storiche della Valle di Vitalba”), mi sono deciso a scrivere queste righe.
Questa è la terra dove Giambattista Basile, al servizio del Duca di Acerenza Galeazzo Pinelli, completò il suo “Cunto de li cunti” e si ispirò a questi luoghi per i suoi racconti che poi sarebbero diventati le più celebri fiabe che ancor oggi si leggono ai bambini.
Questa è la terra della poetessa triste di Valsinni, Isabella Morra, la quale attendeva il ritorno del padre che l’avrebbe portata in Francia, alla corte di re Francesco I, e la quale intanto scriveva:

“I fieri assalti di crudel Fortuna
scrivo piangendo, e la mia verde etate;
me che ’n sì vili ed orride contrate
spendo il mio tempo senza loda alcuna.

Degno il sepolcro, se fu vil la cuna,
vo procacciando con le Muse amate;
e spero ritrovar qualche pietate
malgrado de la cieca aspra importuna,

e col favor de le sacrate Dive,
se non col corpo, almen con l’alma sciolta
essere in pregio a più felice rive.

Questa spoglia, dov’or mi trovo involta,
forse tale alto Re nel mondo vive
che ’n saldi marmi la terrà sepolta.”

Sentendo parlare di devozioni lucane, il lettore penserà subito alla più famosa di tutte, cioè quella della Madonna Nera del Sacro Monte di Viggiano, antichissima, che si festeggia con processioni la prima domenica del mese di maggio e la prima domenica del mese di settembre. Il 17 agosto 2017, Papa Francesco ha benedetto le tre campane che sono state poi collocate nel nuovo campanile appena costruito sulla vetta del sacro monte.

Io invece vi parlerò di alcune località site nella zona dell’Alta Valle del Bradano, di dove sono originario. Avviso già da ora che, ovviamente, non citerò tutti i comuni della zona ma tratterò solo delle località e delle devozioni più importanti o quelle che meglio conosco.
Non possiamo non partire facendo almeno un accenno ad Acerenza, sede dell’antichissima Archidioecesis Acheruntina. Sembra che già dal IV secolo contasse di vescovi propri. Il suo territorio fu conteso tra dominio longobardo e bizantino fino all’arrivo dei Normanni, che conquisteranno la città sotto la guida del capo normanno Asclettino del casato Drengot (oppositori degli Altavilla), e che diventerà poi primo Conte di Acerenza e risiedente nel castello di Genzano.
Famosissima è l’antica cattedrale risalente già al periodo normanno (costruita sulla struttura paleocristiana esistente) e più volte ricostruita e ristrutturata, dedicata a Santa Maria Assunta e a San Canio Vescovo.
Canio o Canione, vescovo di origine cartaginese vissuto nel III secolo, subì la persecuzione sotto l’imperatore Diocleziano. Rifiutò di fronte al Prefetto Pigrasio di venerare gli idoli e di riconoscere la divinità dell'imperatore e per questo fu imprigionato e sottoposto a terribili torture. Mente si svolgeva l’esecuzione, un nubifragio e un terremoto sconvolse i piani del Prefetto e del boia che pare se la diede a gambe levate. Canio riuscì così a scampare alla morte e a fuggire, approdando ad Atella (l’attuale Sant’Arpino), città campana della zona del fiume Volturno. Quivi morì dopo una vita di predicazione, miracoli ed eremitaggio.
Secondo la tradizione, nell’anno 799 durante il periodo longobardo, il vescovo Leone II fece costruire la prima cattedrale ed il corpo del santo venne traslato ad Acerenza. Secondo studi storici più recenti, la traslazione del corpo avvenne nell’XI secolo, nel periodo normanno. Sotto l’altare del santo si conserva ed è venerata la miracolosa reliquia del pastorale vescovile.
San Canio viene festeggiato ogni 25 maggio e 1 settembre. La città di Acerenza festeggia la ricorrenza con la Santa Messa e la processione lungo le principali vie cittadine.


Iscrivetevi alla nostra newsletter settimanale, che conterrà una rassegna dei nostri articoli. Utilizzeremo agosto come mese di prova, poi a settembre si parte a regime.

 

0 commenti :

Posta un commento