10 settembre 2017

Papa Francesco e la secolarizzazione


di Lorenzo Zuppini

Ebbene, è indubbio il fatto che la secolarizzazione, intesa come affrancamento delle istituzioni politiche dalle ingerenze della Chiesa, possa essere inserita in quell’emisfero di fede-ragione tanto voluto dall’emerito Ratzinger. Si trattava, e si tratta tutt’oggi, di un punto focale anche e soprattutto a causa dello storico confronto che la civiltà cristiana europea sta avendo con quella islamica.
Possiamo, senza grandi timori, affermare che perseguire una sempre più marcata secolarizzazione significhi anche abbracciare il messaggio evangelico fattoci arrivare da Gesù Cristo, per cui dobbiamo dare a Dio ciò che è di Dio, e a Cesare ciò che è di Cesare. La dimensione trascendente di ogni religione, sebbene quella cristiana poggi eccezionalmente le proprie fondamenta sul binomio fede-ragione, rende ingovernabile una qualsiasi comunità se si vuol per forza fare riferimento ai suddetti dettami religiosi nella loro integralità. Questo non esclude  ̶  e non potrebbe farlo comunque  ̶  che ogni ordinamento giuridico sia stato coltivato e poi sia nato su un terreno reso fertile dalla religione che lì governa la vita spirituale dei fedeli; evidentemente stiamo parlando della religione maggioritaria, esattamente come è il cristianesimo in Italia. Sarebbe dunque falso, e persino increscioso, negare il nesso tra le leggi dello Stato e i dettami religiosi derivanti dalle scritture sacre e dalla vita del relativo profeta.

Detto ciò, è innegabile che questa peculiarità tutta nostra e consistente nella sopracitata secolarizzazione, abbia reso il nostro territorio (chiamiamolo Occidente) il più civile. Una Repubblica Islamica dell’Iran, dove gli ayatollah ricoprono un ruolo fondamentale nella guida del Paese, addirittura anche scrivendo interi libri contenenti regole vincolanti (come fece Khomeini), tende alla continua regressione perché imprigionata tra le mura di regole rigide per loro stessa natura. La presenza della ragione nella fede cristiana non deve trarci in inganno: ciò non significa che le regole religiose possono essere trasportate su un qualsiasi codice del diritto, bensì che ciò è ragionevolmente giusto evitarlo. Il Dio che si fa uomo permette la coesistenza di fede e ragione, essendo due facce della stessa medaglia la trascendenza divina e la ragione umana che si incarna in Gesù Cristo.
Non è il caso di gridare “al lupo-al lupo!”, ma è un pessimo segnale quello rappresentato dall’incontro di Papa Francesco con Paolo Gentiloni, entrambi al vertice dei loro apparati, avvenuto nell’appartamento del monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato vaticana, così da potersi scambiare pareri in assoluta tranquillità e privacy, sebbene sia stato lo stesso monsignore a rivelare il tutto.

A detta di quest’ultimo, il Pontefice e il Presidente del Consiglio si sono scambiati le proprie opinioni per il bene comune, ed è facile immaginare quale sia stato il nocciolo della questione: immigrazione e ius soli. Il Vescovo di Roma ha una particolare predilezione per certi temi, sbandierando la carità cristiana come vessillo inattaccabile: una sorta di salvagente che nessuna onda realista, o razionalista, può far affondare. Il problema si duplica allorché lo stesso Pontefice, già dopo essersi spinto oltre, vada ancora più in là commentando sguaiatamente la scelta dell’allora candidato Trump di erigere un muro con il confinante Messico per diminuire drasticamente l’immigrazione clandestina, affermando che chi costruisce muri, anziché ponti umanitari, non è cristiano. Oltre ad essere una frase priva di contenuto, essendone ricolma la scelta di Trump, è un’ingerenza che, al pari di quella avvenuta in presenza del Presidente Gentiloni, qualunque persona di buon senso dovrebbe ripudiare. A maggior ragione se, come i fatti dimostrano, il governo italiano si sta muovendo proprio sul solco tracciato da Jorge Mario Bergoglio, e con esso anche molti parroci che evidentemente ritengono meritevole di maggior considerazione il terzomondismo di Papa Francesco del razionalismo e dell’antirelativismo di Joseph Ratzinger.
O, più semplicemente, per i pigri, Francesco attrae applausi mentre Benedetto XVI spronava alla riflessione. Questione di priorità. 


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1 commento :

  1. Ratzinger spronava alla riflessione.......certo, ma bisognava ascoltarlo, invece non mi pare che dal più basso al più alto abbiano fatto tesoro degli insegnamenti altissimi che dava, priorità, certo, adesso tutto il liquido della società scivola come acqua sulla chiesa se così si può ancora chiamare, ong onlus vat. sarebbe più appropriato.

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