25 settembre 2017

Rubrica “Vodka E Solov'iev” – Ivan Ilyin sulla fede ortodossa (II parte)


(qui la prima parte)

di Matteo Donadoni

Avremmo bisogno di un intero studio storico per una descrizione esaustiva di questi doni. Posso indicarli solo con una breve enumerazione.

1. L’intera composizione di base della rivelazione cristiana è stata ricevuta dalla Russia dall’Oriente ortodosso sotto forma dell’Ortodossia, nelle lingue greca e slava. “La grande rivoluzione spirituale e politica del nostro pianeta è il cristianesimo. All’interno di questo elemento sacro il mondo è scomparso ed è stato rinnovato” (Pushkin). Il popolo russo ha vissuto questo elemento sacro del battesimo e dell’investitura in Cristo, il Figlio di Dio, nell’Ortodossia. Questa è stata per noi ciò che è stata per i popoli occidentali prima della divisione delle chiese; ha dato loro quello che in seguito hanno perso, e quello che noi abbiamo mantenuto; per questo spirito perduto cominciano a rivolgersi a noi ora, scossi dal martirio della Chiesa ortodossa in Russia.
2. L’Ortodossia ha fissato alla base dell’essere umano la vita del cuore (i sentimenti, l’amore), e la contemplazione derivante dal cuore (visione, immaginazione). Qui sta la differenza più profonda dal cattolicesimo, che porta la fede dalla volontà alla ragione, e dal protestantesimo, che porta la fede dalla ragione alla volontà. Questa distinzione, che definisce l’anima russa, rimane per sempre; nessuna “Unia,” nessun “rito orientale”, e nessuna attività missionaria protestante può ricreare l’anima ortodossa. L’intero spirito e il cammino russo sono stati fatti ortodossi. Ecco perché quando il popolo russo crea, cerca di vedere ed esprimere ciò che ama. Questa è la forma di base dell’essere nazionale e della creatività russa. Sono stati cresciuti dall’Ortodossia e cinti dal mondo slavo e dalla natura della Russia.
3. Nella sfera morale, questo ha dato il popolo russo un vivo e profondo senso di coscienza; un sogno di giustizia e santità; un’accurata percezione del peccato; il dono di un ravvedimento che rinnova; l’idea della catarsi ascetica; e un acuto senso di “verità” e “menzogne”, bene e male.
4. Di qui lo spirito di misericordia e di fratellanza popolare, senza caste, sovranazionale così caratteristica del popolo russo, la simpatia per i poveri, i deboli, i malati, gli oppressi, e anche i criminali (vedi, per esempio, di Dostoevskij Diario di uno scrittore, 1873, articolo III “Ambiente”, e articolo V “Vlas”). Da qui vengono i nostri monasteri e imperatori che amano i poveri; di qui i nostri ospizi, ospedali e cliniche creati attraverso donazioni private.
5. L’Ortodossia ha coltivato nel popolo russo quello spirito di sacrificio, servizio, pazienza e fedeltà, senza il quale la Russia non avrebbe mai resistito ai suoi nemici né costruito una casa terrena. Nel corso di tutta la loro storia, i russi hanno imparato a costruire la Russia “baciando la Croce” e ad attingere la loro forza morale dalla preghiera. Il dono della preghiera è il migliore regalo dell’Ortodossia.
6. L’Ortodossia ha affermato la fede religiosa sulla libertà e sulla serietà, collegandole come una cosa sola; con questo spirito ha informato l’anima russa e la cultura russa. Le missioni ortodosse hanno cercato di portare la gente “al battesimo” “attraverso l’amore”, e in nessun modo con la paura (dalle istruzioni del metropolita Makarij all’arcivescovo Gurij nel 1555. Le eccezioni confermano solo la regola di base). Quindi viene dalla storia russa proprio quello spirito di tolleranza religiosa e nazionale che i cittadini russi di altre confessioni e religioni hanno valutato in base al suo merito solo dopo le persecuzioni rivoluzionarie della fede.
7. L’Ortodossia ha portato al popolo russo tutti i doni del senso cristiano della giustizia – una volontà di pace, fraternità, giustizia, lealtà e solidarietà; un senso di dignità e rango; una capacità di autocontrollo e rispetto reciproco; in una parola, tutto ciò che può attirare lo stato più vicino ai comandamenti di Cristo.
8. L’Ortodossia ha nutrito in Russia il senso di responsabilità di un cittadino, quello di un funzionario di fronte allo Tsar e a Dio, e soprattutto ha consolidato l’idea di un monarca, chiamato e unto, che avrebbe servito Dio. Grazie a ciò i governanti tirannici della storia russa sono stati un’eccezione completa. Tutte le riforme umanitarie della storia russa sono state ispirate o suggerite dall’Ortodossia.
9. L’Ortodossia russa ha risolto fedelmente e saggiamente un compito molto difficile con cui l’Europa Occidentale non ha quasi mai affrontato – trovare una corretta correlazione tra la Chiesa e il potere secolare, un sostegno reciproco nell’ambito di una mutua lealtà e non invasione.
10. La cultura monastica ortodossa ha dato alla Russia non solo una miriade di uomini giusti. Le ha dato le sue cronache, cioè ha impostato le basi per la storiografia russa e la coscienza nazionale russa. Pushkin si è espresso così: “Siamo obbligati nei confronti dei monaci per la nostra storia, e di conseguenza per la nostra illuminazione” (“Cenni storici”, 1822 di Pushkin). Non dobbiamo dimenticare che la fede ortodossa è stata a lungo considerata il vero criterio di “russicità” in Russia.
11. La dottrina ortodossa sull’immortalità dell’anima di una persona (persa nel protestantesimo contemporaneo, che non interpreta la “vita eterna” nel senso di immortalità dell’anima, vista come mortale); sull’obbedienza alle autorità superiori per il bene della propria coscienza; sulla tolleranza cristiana e sul dono della propria vita “per i propri amici” ha dato all’esercito russo tutte le fonti del suo spirito cavalleresco, privo di paura individuale, altruisticamente obbediente e conquistatore di tutto, che si è sviluppato nelle sue guerre storiche e soprattutto nell’insegnamento e nella pratica di Aleksandr Suvorov – ed è stato spesso riconosciuto dai grandi capitani del nemico (Federico il Grande, Napoleone, ecc.).
12. Tutta l’arte russa è derivata dalla fede ortodossa, che fin dall’inizio nutre in sé lo spirito di contemplazione sincera, elevazione orante, libera schiettezza, e responsabilità spirituale (Vedi Gogol, “Qual è, in definitiva, l’essenza della poesia russa?” e “Sul lirismo dei nostri poeti”. Vedi anche il mio libro Foundations of Artistry. On the Perfect in Art). La pittura russa è venuta dall’icona; la musica russa è stata alimentata dal canto ecclesiastico; l’architettura russa è venuta dal lavoro di cattedrali e monasteri; il teatro russo nato dagli “atti” drammatici a temi religiosi; la letteratura russa è venuta dalla Chiesa e dai monaci.

È stato tutto numerato, è tutto qui? No. Non abbiamo ancora parlato degli anziani ortodossi; dei pellegrinaggi ortodossi; del significato della lingua slavonica ecclesiastica; della scuola ortodossa; e della filosofia ortodossa. Ma tutto ciò è ancora impossibile esaurirlo.
Tutto questo ha dato a Pushkin la base per stabilire quanto segue come verità incrollabile: “La confessione greca, separata da tutte le altre, ci dà un particolare carattere nazionale” (Pushkin, Cenni storici, 1822). Tale è il significato del cristianesimo ortodosso nella storia russa. Ecco il perché di quelle selvagge, inaudite persecuzioni dell’Ortodossia, subite da parte dei comunisti. I bolscevichi hanno capito che le radici del cristianesimo russo, lo spirito nazionale russo, l’onore e la coscienza russa, l’unità dello Stato russo, la famiglia russa e il senso della giustizia russa – sono impostati proprio nella fede ortodossa, e quindi hanno cercato di sradicarla.
Nella lotta contro questi tentativi, il popolo russo e la Chiesa ortodossa hanno prodotto intere schiere di confessori, martiri e santi; e allo stesso tempo hanno restaurato la vita religiosa dell’epoca delle catacombe ovunque – nei boschi, negli anfratti, nei villaggi e nelle città. Per vent’anni il popolo russo ha imparato a concentrarsi in silenzio, a purificare e forgiare le proprie anime di fronte alla morte, a pregare a bassa voce e a organizzare la vita della Chiesa nelle persecuzioni, rafforzandosi in segreto e nel silenzio. E dopo venti anni di persecuzione, i comunisti hanno dovuto ammettere (nell’inverno del 1937), che un terzo dei residenti della città e due terzi della popolazione nei villaggi continuano a credere in Dio apertamente. E quanti nel resto credono e pregano in segreto?
Le persecuzioni stanno risvegliando nel popolo russo una nuova fede, piena di nuova forza e nuovo spirito. I cuori sofferenti stanno restaurando la loro antica, secolare contemplazione religiosa. E la Russia non solo non lascerà l’Ortodossia, come sperano i suoi nemici in Occidente, ma sarà rafforzata nelle basi sacre del suo essere storico.
Le conseguenze della rivoluzione supereranno le sue cause».

E allo stesso tempo è giunto il tempo, anche per noi cattolici, di restaurare la vita religiosa dell’epoca delle catacombe ovunque – nei boschi, negli anfratti, nei villaggi e nelle città. Attendiamo nel silenzio che le conseguenze della rivoluzione kasperita superino le sue cause.
Che la Madre di Dio, la Theotokos, Sancta Dei Genetrix, ci protegga.

(fine)


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