01 settembre 2017

Terme e sfollati


di Amicizia San Benedetto Brixia

In questi giorni ho visto le foto e letto i post di alcuni sacerdoti che si stanno prodigando in modo particolare nell’accoglienza di migranti e nella difesa dei gay: li vedi tronfi e sicuri di sé, assieme a tanti ragazzi africani biotti in piscina.



Ho pensato al commento da dare, ma mi risultava sempre o moralista o aggressivo. Inutile. Inutile perché certa gente è già moralista ed aggressiva nel profondo, per cui non si lascia smuovere da tali codici comunicativi. Poi mi sono imbattuto in un articolo casuale sulla rete e ho deciso che questa sarebbe stata la risposta.
Dunque, al prete che invade i bagni pubblici con stuoli di ragazzoni poveri e intasa Facebook con liste di frasi estreme, io rispondo proponendo l’elogio di Piero Portaluppi, ‘archistar’ del secolo scorso, che con il suo progetto per l’Albergo Diurno Venezia ha risposto a una esigenza di integrazione, igiene e povertà, però in modo non banale né volgare, ha risposto all’emergenza con la bellezza della semplicità.



In quest’ottica riprendo stralci da un intervento di Maestri, un Digital Editor che dubito si immaginasse di essere citato da un sito di impianto conservatore religioso.

Maestri riflette attorno all’opera di Portaluppi, appunto, “l'Albergo Diurno Venezia, a Milano”, di cui non va a studiare le caratteristiche specifiche “quanto la logica fondamentale con cui è stata progettata e sviluppata. L'Albergo Diurno Venezia è stato inaugurato nel 1925 per rispondere a una doppia esigenza: 1. fornire un luogo di igiene agli abitanti del nuovo quartiere appena costruito a pochi passi dal suo ingresso (Porta Venezia); 2. proporre una serie di servizi ai viaggiatori appena giunti a Milano con il treno. Un doppio obiettivo di stampo meramente funzionale”. Obiettivo essenziale, ma non sciocco, soprattutto se contestualizzato nella situazione socio-culturale dell’epoca: “la maggior parte delle case in zona non erano dotate di bagno, e le persone facevano tutto (dalla sciacquata di faccia di prima mattina alla pipì prima di andare a letto) nel naviglio che scorreva lì vicino”. Viene in mente la situazione di degrado che l’ammasso di immigrati comporta oggi e che si prospetta sempre più critica e gravosa. Quale fu la soluzione del progettista? “Cadere in trappola sarebbe stato immediato: disegnare un luogo banale - ovvero, schiacciato verso il basso. Si sarebbe trattato di costruire un edificio da dare "in pasto" a una moltitudine eterogenea di individui, la classica "folla" che in tanti studiosi stavano analizzando proprio in quel periodo”. Ma Portaluppi, anziché lasciarsi soffocare dalla retorica populista studia strategie opposte: “Ha inserito materiali preziosi ma resistenti, ha battezzato la zona della sauna e del bagno con l’appellativo “Terme”, posizionando all’ingresso una statua di Igea, Dea della salute e dell’igiene. In sostanza, Portaluppi non ha progettato schiacciato verso il basso, ma ha adottato un approccio contrario: nella sua semplicità, l’architettura dell’Albergo Diurno è diventata il mezzo per elevare i costumi e i gusti di tutti, diffondendo una nuova idea di pulizia e igiene. Una missione virtuosa, eroica, divina”.

Al di là dei toni enfatici dell’editorialista, il concetto tiene: esiste una alternativa allo sfruttamento economico mascherato di buonismo delle ONG e allo spreco di cattivo gusto mascherato di carità di certi preti progressisti. L’alternativa è una scelta di bellezza, che non schiacci verso il basso, non sfrutti, non risponda in modo ottuso alle emergenze, non offenda e non provochi, bensì tenda una mano - per quel che si può - sforzandosi al contempo di elevare, nobilitare, civilizzare.

Un tempo questi consigli li dispensava Blondet, oggi dobbiamo mendicarli a caso da ignari Digital Editor nella rete.

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