17 settembre 2017

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: la peste, la Madonna e il portico (Parte LX)


di Alfredo Incollingo

Nei pressi del ghetto ebraico, a Roma, nel rione Sant'Angelo, vi è una chiesa all'apparenza anonima e di rango inferiore. E' vero che nell'Urbe ci sono migliaia di cappelle e di chiese, per cui è difficile conoscerle tutte. Spiccano quelle maggiori ovviamente, ma tante volte l'arte sacra alberga anche in luoghi di culto piccoli e modesti. Santa Maria in Portico in Campitelli ha un titolo strano: ne racchiude infatti due. In origine, nel medioevo, esistevano due chiesette separate: Santa Maria in Portico e in Campitelli. Nel 1656 papa Alessandro VII volle la costruzione di un edificio sacro che potesse al meglio conservare l'icona mariana miracolosa che aveva salvato la città dalla peste.
Venne edificata una chiesa “ex novo”, demolendo le due più piccole. Così si spiega la strana titolazione. A metà del XVII secolo una terribile epidemia di peste stava falciando la popolazione del Regno di Napoli e minacciava Roma. La popolazione romana formalizzò un voto alla Madonna: Le avrebbero costruito una chiesa nuova se fossero stati risparmiati dall'epidemia. La popolazione si raccolse a pregare di fronte un'icona mariana a Santa Maria in Portico, che era prospiciente il lazzaretto dell'Isola Tiberina. La peste non toccò Roma e Alessandro VII, osservando il voto, fece erigere l'attuale chiesa mariana, la cui costruzione terminò nel 1667.
Il viaggio continua.



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