03 ottobre 2017

Correzione. Se si reinventa San Tommaso


di Francesco Filipazzi
 
La correzione filiale di Amoris Laetitia (da ora AL), oltre ad aver aperto finalmente un dibattito sui grandi media, rompendo finalmente la cappa plumbea che tendeva a tacitare ogni posizione intra ecclesiale contraria a quel documento, ha generato una serie di reazioni che hanno dimostrato la sterilità delle tesi pro AL. Al momento di risposte serie alla correzione non ne sono arrivate, ma qualcuno in realtà ha provato a darne per lo meno in forme eleganti. E' il caso ad esempio di Benedetto Ippolito, storico della filosofia, che su formiche.net, pur rimanendo molto gentile, ha pubblicato un commento volto semplicemente a screditare la correzione, incorrendo in alcuni errori logici e storici, tipici di chi difende l'indifendibile.

Nell'articolo dal titolo "Vi spiego perché è eretico il documento contro il Papa", Ippolito, dopo la doverosa e in questi giorni frequente premessa che non si entrerà nel merito della correzione, sostiene che nella Chiesa ci sono sempre state opposizioni alle riforme dei pontefici. "Al fine di avere una dottrina unica e valida, e di evitare divisioni in materia di fede - spiega Ippolito - la Chiesa chiarì i punti teologici controversi stabilendo l’ortodossia cui è necessario attenersi per rimanere in comunione con gli altri cristiani sotto l’unica e assoluta autorità del Romano Pontefice". A sostegno della tesi viene portata la riforma gregoriana, che trovò molti antagonisti. Questo è il primo errore logico del testo, in quanto si parla di interventi papali chiarificatori. AL è invece esattamente il contrario, tanto che ci sono conferenze episcopali e singole diocesi che vanno in ordine sparso nella recezione del documento. La correzione filiale denuncia proprio questo effetto confusionario di AL.

Passando oltre, troviamo un altro concetto alquanto singolare "Per la prima volta dopo il Concilio Vaticano II il Magistero di un Papa sta incontrando un’opposizione conservatrice molto dura". Ippolito si dimentica che, d'altra parte, fino all'altro ieri il Magistero papale è stato avversato in modo aperto e in modo ben più violento, in chiave progressista, da parte di coloro che oggi fanno i pasdaran dell'insindacabilità papale, che appare il nuovo dogma. Non serve ricordare il catechismo olandese (non l'avranno chiamato correzione, ma scrivere un catechismo autonomo non è forse una delegittimazione totale?), l'opposizione all'Humanae Vitae, l'opposizione a Giovanni Paolo II in tema di sessualità e matrimonio, la disobbedienza dei teologi della liberazione, gli insulti aperti e isterici contro Benedetto XVI... sono tutte situazioni note. Oggi però se si critica Bergoglio, apriti cielo.

Dopo queste poco esaltanti premesse, si giunge a quello che sarebbe il cuore dell'articolo e qui cadono le braccia. Dopo aver riproposto la solita ammuffita teoria della distinzione fra dottrina e pastorale (che a rigor di logica quindi prevede che laddove, ad esempio, la dottrina dica che non si può uccidere, la pastorale possa dire che in qualche caso, dopo discernimento, si può tranquillamente uccidere qualcuno, magari il vicino che ha l'erba troppo verde), si giunge ad uno svarione abbastanza eclatante riguardo San Tommaso d'Aquino. Il timore è che Ippolito, liquidando in due righe il paragrafo sulle Eresie contenuto nella Summa Teologica, confidi di avere a che fare con lettori che non verificheranno mai ciò che ha scritto. Noi invece, che abbiamo un'opinione molto alta dei nostri lettori, alleghiamo in fondo al post le sette pagine della Summa al riguardo.

Ippolito dice: "San Tommaso, nella Summa theologiae (I-II, p. 2, q. 11), definisce eretico chi sostiene delle posizioni contrarie alla fede in materia religiosa e manifesta “pubblicamente” infedeltà alla Chiesa dal punto di vista pratico. Nella storia questa infedeltà si è tradotta sempre in una concreta opposizione al Sommo Pontefice, nella cui istituzione sovrana è rappresentata e garantita appunto la guida concorde dei cristiani e la comunione obbediente e libera dei fedeli. [...] Ciò indica esattamente cosa significa eresia: opporsi per vanità e superbia pubblicamente alla legittimità autorità del Papa, invece di accogliere i segni spirituali e soprannaturali che lo Spirito Santo vuol suggerire anche con un documento tanto ricco di sfumature come l’Amoris Laetitia".

Queste affermazioni sono sostanzialmente false. Se avrete la pazienza di leggere ciò che scrive Tommaso, unitamente a ciò che scrive anche la Treccani al riguardo (noi come vedete riportiamo e basta), capirete che l'eresia riguarda le verità di fede e i dogmi, non la fedeltà al Papa. L'aquinate, riportando Sant'Agostino, sancisce che l'eretico è chi "segue opinione nuove e false" e che l'eresia "implica una corruzione della fede cristiana. Ora, non riguarda la corruzione della fede cristiana il fatto che uno abbia una falsa opinione in cose estranee alla fede, p. es. in geometria o in altri campi, ma il fatto che abbia una falsa opinione nelle cose riguardanti la fede". Un po' diverso da ciò che dice Ippolito, che riduce tutto alla fedeltà alla singola persona. Peraltro, anche in questo caso la posizione espressa sarebbe problematica, perché di Papi nella storia ce ne sono stati fino ad oggi 266. Come si può quindi dichiarare eretico chi seguisse l'insegnamento di 265 pontefici e non quello del 266imo? Il concetto di Depositum Fidei e quello di infallibilità papale servono proprio a garantire che le idee personali di un singolo pontefice non possano intaccare l'insegnamento generale. Certo, San Tommaso difende la prerogativa massima del Sommo Pontefice, ma essa è chiaramente intesa in ottica di continuità di cui è garante appunto il Papa, non certo in ottica di rottura, essendo l'eresia un'opinione "nuova e falsa". L'impressione è che l'ultimo frutto del Concilio sia un estremismo clericalista mai esistito in precedenza, ad uso e consumo di chi vuole magari garantirsi qualche entratura in ambienti vaticani.

Totalmente scentrato è, infine, il tentativo di far passare i firmatari e chi è d'accordo con loro come dei sedevacantisti. L'articolista tradisce al riguardo una certa ignoranza, poiché altrimenti saprebbe che la radice del sedevacantismo disconosce totalmente alla base l'attuale realtà ecclesiastica, arrivando a negare la validità dei sacramenti celebrati negli ultimi decenni.

Eviterebbe di dichiarare che il Papa "non si può mai criticare pubblicamente", perché saprebbe che una critica di un fedele non è mai volta alla disgregazione della Chiesa, ma alla sua conservazione e alla sua crescita. Citare tutti i santi che nella storia, secondo il criterio dell'Ippolito, sarebbero quindi eretici o addirittura eresiarchi, a partire da San Paolo, appare superfluo. Potremmo spiegare che secondo il criterio succitato, la Chiesa avrebbe dovuto essere ariana, data la simpatia di un papa per questa eresia. Un'ipotesi piuttosto singolare.

San Tommaso e le eresie. Summa Teologica


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