12 ottobre 2017

«Era comune»: in Inghilterra vogliono cancellare Cristo dal calendario


di Giorgio Enrico Cavallo

Ci aveva già provato la Bbc, introducendo nei propri servizi il termine “era comune”, per non offendere nessuna religione. Ci hanno riprovato nelle scuole inglesi dove, in alcune contee, i vecchi termini a.C. e d.C. sono andati in pensione, introducendo la neutrale “era comune”. Nel mentre, dall’Olanda alla Svezia e via via fino all’Italia, è un fiorire di festività religiose (cristiane, ovviamente) che vengono edulcorate, che cambiano nome, che scompaiono addirittura. Basti l’esempio del Natale, al quale viene preferita la più politicamente corretta “festa della luce” o “festa d’inverno”.

Ecco, il problema è qui: Cristo dà fastidio. E il calendario, con le sue feste basate sulla cristianità, con i suoi santi e con le sue pericolose domeniche, è per molti un nemico da combattere. Ci hanno già provato almeno due volte, nella storia; senza esito.

I francesi, come noto, si erano inventati un nuovo calendario veramente rivoluzionario, che aveva come data-cardine il 21 settembre 1792 (pardon, capodanno dell’anno I), giorno della proclamazione della Repubblica. Giorno memorabile, mentre i sanculotti sgozzavano i preti e gli aristocratici rinchiusi nelle prigioni cittadine (i cosiddetti massacri di settembre). I nomi dei mesi furono purgati dai retaggi del passato tirannico: via gennaio, febbraio, marzo. Via tutti. I mesi avrebbero avuto i più neutrali nomi del ciclo naturale. Per dire, l’anno iniziava con il mese vendemmiaio e proseguiva fino a fruttidoro. A fare piazza pulita di questa bizzarria anticlericale, difficile da utilizzare per lo sfasamento dei mesi e mai veramente entrata nell’uso comune, fu Napoleone Bonaparte che, diciamolo, per una volta tanto ne fece una giusta. Curiosamente, questo psicopatico calendario venne tirato fuori dalla naftalina nel 1871 ed utilizzato per la breve esperienza della Comune socialista di Parigi.

Anche i sovietici, nel loro tentativo di creare una perfetta società anti-cristiana, riformarono il calendario. Va detto che già in Russia avevano problemi con il calendario giuliano, allora in uso nell’impero zarista; inizialmente, Lenin adottò il calendario gregoriano ma, dal 1° ottobre 1929, il governo sovietico decise di purgare il calendario dai pericolosi retaggi cristiani. Venne fuori una creatura ad immagine e somiglianza del partito, con mesi di 30 giorni esatti e feste di Stato inserite talvolta tra un mese e l’altro. Per poi eliminare del tutto il concetto di domenica cristiana, la settimana fu accorciata a cinque giorni; la fissazione con i piani quinquennali si tradusse anche nel calendario, poiché i lavoratori avevano un giorno su cinque di ferie, a seconda del loro gruppo di appartenenza. Le settimane variarono di lunghezza da cinque a sei giorni, fino ad assestarsi nuovamente a sette giorni. Infine, nel 1940, Stalin ripristinò il vecchio calendario.

In entrambi i casi, i tentativi di sostituire il calendario tradizionale con qualcosa di alternativo sono finiti nell’alveo degli esperimenti, ed hanno avuto il solo risultato di far impazzire gli apparati statali e la burocrazia, alle prese con lo stravolgimento delle date. Eppure, perché ancora oggi si sente la necessità di cancellare tutte le tracce della cristianità dal nostro calendario? La domanda è retorica: sappiamo bene che per una larga fetta dell’élite culturale dell’Occidente, Cristo è il nemico vero. Quello da abbattere con ogni costo. Con la Chiesa, che è fatta da uomini, ci stanno provando – peraltro, con buoni risultati – senza sapere tuttavia che per quanto i loro tentativi possano essere brillanti, alla fine non saranno risolutivi. Cristo stesso ha fondato la Chiesa e la Chiesa non perirà. La battaglia ideologica contro Cristo, in ogni caso, deve essere portata avanti ad ogni costo dai novelli illuministi: vuoi perché è soddisfacente, vuoi perché hanno esaurito (e fallito) ogni altra battaglia socio-culturale, vuoi perché in definitiva non hanno niente di meglio da fare. Alle nostre spalle, l’Islam osserva sbigottito la facilità con la quale gli stessi occidentali stanno sotterrando la loro cultura e la loro storia. Ridono, forse, perché a questo punto nulla impedisce di calcolare il tempo – chissà – dall’Egira. Sarebbe bello che i soloni alle prese con la vivisezione delle festività e del calendario cristiano, esprimano il loro parere su questa possibilità. Ma, probabilmente, questo è il loro scopo: distruggere Cristo con ogni mezzo, anche con quello islamico. Gli effetti collaterali? Perché, ci potranno mai essere effetti collaterali, secondo voi?


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