23 ottobre 2017

Gente di Dublino


di Roberto De Albentiis

Verso la fine dello scorso mese di settembre mi sono recato in Irlanda, a Dublino, per un breve viaggio di piacere, ultimo scampolo estivo prima di tornare alla ferialità; desiderando da anni visitare l’Irlanda, ho scelto Dublino come meta e, lo posso dire, anche se breve è stato uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto. Per un giovane cattolico, del resto, abituato al fascino della resistenza cattolica anti-inglese come delle bellezze naturali che monaci ed eremiti contemplavano, l’Irlanda ha da sempre un fascino magnetico, e a differenza di altre mete ormai purtroppo sopravvalutate e svalutate dal turismo di massa (vedasi le pur belle Barcellona e Madrid) non sono rimasto deluso, potendo confermare il fascino irresistibile che ha esercitato su di me.
Dublino, per essere una capitale europea, è una città piccola, eppure viva (ma priva di divertimenti frivoli e discoteche uguali dappertutto, solo sani pub e ognuno diverso dall'altro), vivibile, veramente a misura d'uomo e percorribile a piedi, assolutamente sicura (mai ho avuto paura o impressione di finire vittima di borseggi o attentati, come ormai succede in molte capitali europee); Dublino è la capitale irlandese, eppure, a differenza di una Londra o di una New York non è un mondo a parte e distaccato dalla reale e rurale Irlanda interna, né è un crogiolo indistinto di etnie e popoli che non comunicano e non si integrano come avviene nelle altre due grandi città menzionate, e questo contribuisce a creare il fascino dublinese. I dublinesi sono persone cordiali, aperte, amichevoli, che per strada vogliono aiutarti se sei in difficoltà con le indicazioni, nelle caffetterie ti chiedono se va tutto bene e se hai gradito il servizio e nei pub vogliono fare amicizia e brindare e cantare con te; mi hanno detto anche, però, che gli irlandesi di fuori Dublino sono ancora più cordiali, aperti e amichevoli, e chissà come devono essere magnifici! Ho potuto passare cinque giorni a vedere una bella città, le sue vie e i suoi musei, a frequentarne i pub e le caffetterie (perchè è in questi due posti che si coglie l'essenza di un luogo e del suo popolo), a visitarne le belle chiese neogotiche, a porre omaggio alle vittime della Grande Carestia e agli eroi, i miei eroi dell'indipendenza (O'Connell, Collins, De Valera, O'Duffy), apprezzare perfino la pioggia (che rende l'Irlanda un Paese così verde, e perfino Dublino, la capitale, è in proporzione più verde delle altre) e a vederne però anche le contraddizioni (molti poveri e senzatetto che chiedono, dignitosissimi, l'elemosina, e la manifestazione studentesca pro-aborto, indistinguibile da qualsiasi altra manifestazione analoga femminista in altre grandi città occidentali, opposta al vero spirito irlandese e latrice di uno spirito mondialista distruttore delle specificità dei popoli).
Anche a Dublino tutto parla della forte fede e dell’identità del popolo irlandese, un binomio inscindibile, almeno un tempo, ma che oggi si sta incrinando: essendo l’Irlanda il più giovane e prolifico Paese europeo, è purtroppo consequenziale che i giovani, come molti dei loro coetanei occidentali, ritengano la fede un elemento accessorio, se non ostile; le chiese che ho visitato erano piene, in proporzione all’Italia, anche in settimana, ma il 90% dei fedeli era anziano. I giovani cattolici che ho trovato erano pochi ma agguerriti (si trattava di un piccolo picchetto contro la proposta di legalizzare anche in Irlanda l’aborto, dietro pressioni della solita UE e finanziamenti del malefico Soros); eppure, sia anziani che giovani, quando sentivano che ero italiano volevano conoscermi e parlarmi, volevano sapere se avessi visitato luoghi come Padova o San Giovanni Rotondo, volevano sapere del Papa. Questo è commovente, è frutto del ricordo delle persecuzioni anglicane contro gli odiati “papisti”!
Le chiese irlandesi sono molto grandi e belle, e ciò ha una spiegazione: quando, dopo secoli, da Londra ottennero finalmente la libertà di culto e i (veri, aggiungo) diritti civili, gli irlandesi non avevano però più chiese, tutte distrutte o occupate dagli anglicani, e allora decisero di costruirne di nuove, e dovevano essere grandi e belle, dovevano battere in altezza quelle anglicane e, a rimarcarne la distanza, dovevano contenere marmi e ori e tanti altari della Madonna e del Sacro Cuore; entrare in una chiesa irlandese, dello stile neogotico ottocentesco, è un’esperienza magnifica, perché ritempra dal cammino (fossanche quello breve turistico), ti fa sentire tanto piccolo quanto accolto e inserito in Qualcosa e Qualcuno più grande di te, con la bellezza ti fa contemplare in idea la vera Bellezza. Quando gli irlandesi emigrarono poi negli Stati Uniti, portarono lì lo stile delle loro chiese: quelle chiese che spesso vediamo nei film e nelle serie made in USA sono nettamente irlandesi, si distinguono tanto dallo stile italiano e francese quando da quello iberico e ispanico.
L’Irlanda, l’Isola di Smeraldo, è chiamata anche Isola dei Santi, perché molti santi vi nacquero e vissero e, anche, da essa partirono per portare il Vangelo in tutta Europa: loro, gli irlandesi, che erano stati tra gli ultimi abitanti confinanti dell’Impero romano a ricevere il Vangelo, partirono a loro volta a (ri)evangelizzare l’Europa, e ancora oggi molti dei santi che veneriamo, come San Donato di Fiesole e San Cataldo di Taranto, o il famoso San Colombano di Bobbio, sono di origine irlandese! E anche se la secolarizzazione avanza, l’Irlanda pare resistere più di altri, anche solo di poco, rispetto ad altri Paesi.
Non ho potuto vedere l'Irlanda rurale, la vera Irlanda, non toccata dalla modernità e dal turismo, ma è tutto rimandato al prossimo vero grande viaggio in Irlanda, quando sarà, questo è solo un arrivederci! Solo la Grecia, finora, mi ha fatto un effetto simile, e per adesso oltre la Grecia solo l'Irlanda, tra i Paesi stranieri, ma similari e fratelli, e l'Irlanda è davvero una perla mediterranea nel mare europeo nordico che si differenzia tanto dall'Inghilterra quanto dalla Scandinavia, mi ha provocato un forte amore e una forte nostalgia... slan go foill, Eire!


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