27 ottobre 2017

I media e l'indignazione a orologeria sugli ultras

Striscione del Livorno inneggiante alle foibe
di Alessandro Verri

E’ sempre spiacevole dover entrare in questioni spiacevoli. Specie certe questioni dolorose che alcuni uomini potenti, dal 1945 ad oggi, con un assurdo crescendo, cercano di far rimarginare mai.
Mi si dirà: “Ma tu allora non ci entrare”! Certo, è una possibilità. Ma se uno ha da dire cose che nessuno ha detto, e che paiono di rilievo, allora il desiderio di esprimere il proprio libero pensiero, diventa una impellente necessità.
Da giorni il calcio italiano ruota attorno ad alcuni spiacevoli adesivi.
Questi adesivi sarebbero stati incollati da tifosi della Società Sportiva Lazio (1900) ai danni degli storici avversari della Associazione Sportiva Roma (1927).
Questi adesivi rappresenterebbero Annelies Marie Frank, detta Anna, nata a Francoforte nel 1929 e morta in un campo di concentramento tedesco nel 1945. La Frank è divenuta un personaggio assai noto nella letteratura, nel teatro e nel cinema, per il suo breve Diario, pubblicato dopo la guerra e tradotto in moltissime lingue.
I tifosi della Lazio avrebbero fatto un collage con il volto della celebre bambina ebrea e la maglietta della Roma, probabilmente come insulto, ovvero come a dire: voi siete ebrei, noi no.
Non sappiamo se e quanti tifosi della squadra romanista si siano offesi per un tale collage, ma non molti sicuramente. Oppure essere un bambino ebreo è insultante?
Ma per la stampa è scandaloso il fatto che essere ebreo, o essere morto di tifo in un campo di concentramento, sia usato come insulto. E questo nel 2017.
Il presidente della Lazio Claudio Lotito si è recato al Tempio israelitico di Roma per riparare ciò che una percentuale microscopica dei suoi tifosi ha avuto l’ardire di compiere: incollare degli adesivi con una bambina ebrea che indossa la maglietta della Roma.
Certo, un tempo, quando gli uomini erano più civili di oggi, riguardo ai trapassati si diceva: Parce sepulcro oppure Requiem aeternam. E comunque per i morti si aveva quel rispetto sacro che oggi pare scomparso, specie se quei morti siano stati in vita “dalla parte sbagliata”…
Laura Boldrini per esempio parlerebbe mai con rispetto di Claretta Petacci, per il fatto che costei, come la Frank, è stata una donna brutalmente assassinata solo per la sua appartenenza (politica) ?
Ancora di recente l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia ha dichiarato la sua contrarietà all’apposizione di una targa commemorativa per Giuseppina Ghersi, una bambina di 13 anni stuprata e uccisa in nome del comunismo dai liberatori della patria. A chi, come Vittorio Sgarbi, ha protestato per tanta perfidia 70 anni dopo i fatti, l’ANPI ha replicato dicendo: “La Ghersi era fascista”… E quindi oltre allo stupro e all’assassinio, merita la censura e non il ricordo.
Ma allora, di cosa sono colpevoli i tifosi della Lazio, che fino a prova contraria non stuprano né uccidono ebree, fasciste, né tifose della Roma???
Quasi ogni campionato di calcio registra episodi di violenza, per esempio accoltellamenti. Ma se un tifoso della Lazio avesse ferito un tifoso rivale, il presidente Lotito avrebbe portato dei fiori davanti alla sede della squadra del tifoso colpito, assumendosi in un certo senso la responsabilità morale dell’accaduto? Di norma questo non succede mai.
Ma allora, si vuole forse insinuare che è più grave fare un adesivo poco rispettoso piuttosto che spargere del sangue di un avversario sportivo (o di altri tipo) ? Questo sarebbe assai strano, così come è strano che quando ci siano insulti ad un calciatore straniero (o di colore) questo sembri più grave degli insulti ai giocatori autoctoni (italiani).
Davanti all’insulto, al coro da stadio e allo sfottò, siamo tutti di uguale valore o no? Ce lo dicano i signori del sistemaCerto, quanto i tifosi del Livorno inneggiano alle foibe non c'è nessuna indignazione a orologeria.

Davanti al loro comportamento reiterato sembra davvero che gli uomini contino di più o di meno in base alla razza, alla religione o all’ideologia di nascita o di appartenenza.


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1 commento :

  1. Non posso entrare nella mente di chi ha stampato quegli adesivi, e forse per questo non sono in grado di capire come si possa considerare un insulto per gli avversari paragonarli a una ragazzina uccisa soltanto per odio razziale e considerata universalmente un'eroina, o comunque un personaggio positivo. Mi resta il dubbio che in quelle menti ci sia poco e quel poco non funzioni bene. Certo però anche tutto il chiasso indignato di questi giorni è stato eccessivo, e ottiene l'effetto contrario di dare risalto a un'azione stupida.

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