26 ottobre 2017

Il Puntatore. Come in un sogno


di Aurelio Porfiri

Una tranquilla domenica di settembre passeggiavo per la mia Roma, nel quartiere dove sono nato e vivo. Non era un giorno come gli altri, in effetti. Ricordavo che proprio quel giorno i miei genitori, se fossero stati ancora vivi, avrebbero celebrato il cinquantesimo del loro matrimonio, e io con loro. Allora sono passato nella Chiesa dove si erano sposati cinquant'anni prima proprio quel giorno. Il portone era aperto e dentro, non ci crederete, c'era un matrimonio. Il soprano cantava la solita Ave Maria. Vedevo i due sposi di spalle e ho immaginato per un momento che fossero i miei genitori e io li guardavo come in un sogno. Ho detto una preghiera e mi sono allontanato.

Il mistero della vita passa attraverso la nascita e la morte, l'invecchiamento e la sofferenza: "Ma è proprio una vergogna per un individuo assennato che il rimedio al dolore sia la stanchezza di soffrire: è meglio che sia tu a lasciare il dolore, non il dolore te; rinuncia subito a un atteggiamento che, anche volendo, non sarai in grado di sostenere a lungo" (Seneca). Eppure sembra che non siamo mai sazi di soffrire, sazi di sbattere contro una esistenza che già con Dio è un faticoso pellegrinaggio, senza Dio è incomprensibile. A volte non comprendiamo, ci sembra tutto veramente insostenibile.

Ancora oggi, dopo qualche anno, mi soprendo a parlare con mia madre e mio padre, a fare battute sapendo che lei avrebbe riso. Ma Seneca diceva che il saggio non vive quanto può, ma quanto deve. Spero che Dio legga Seneca. Eppure so che anch'io, a passo sempre più veloce, mi avvio verso quella porta che non si aprirà più per tornare indietro. Abbiamo paura di quel passaggio. Ma affidiamoci anche qui al pagano Seneca, che ci parla della meta finale: "A noi, nella nostra immensa stupidità, appare come uno scoglio: e invece, è un porto: non lo si deve mai evitare, anzi talvolta bisogna cercarlo, e se uno ci arriva nei primi anni della vita, non se ne lamenti, come non si lamenta chi ha portato a termine con rapidità la sua traversata per mare. Uno, lo sai, è trattenuto da venti deboli che si prendono gioco di lui e lo stancano con una bonaccia tenace ed esasperante; un altro, invece, un soffio costante lo trasporta a gran velocità. Pensa che per noi è lo stesso: alcuni la vita li porta molto rapidamente a quella meta, che, anche temporeggiando, dovevano raggiungere, altri li snerva e li fiacca. Non sempre, lo sai, la vita va conservata: il bene non consiste nel vivere, ma nel vivere bene". Che bella quest'ultima frase e come vorrei farla mia.


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