05 ottobre 2017

Il Puntatore. Giuliano l'Apostata


di Aurelio Porfiri

Nel testo di Gaetano Negri "L'imperatore Giuliano l'Apostata", scritto nel 1901, ci sono molte cose su cui meditare, pensando a quell'epoca travagliata in cui il pur brillante imperatore tentò di restaurare il paganesimo per sostituirlo al cattolicesimo che era divenuto dominante nel IV secolo. Ci sono molte cose sui cui riflettere, pensando come il cattolicesimo si pose in continuità, ma su un piano più alto, con l'impero romano.

Purtroppo questa continuità, rilevata anche dal Cardinal Alfredo Ottaviani in una famosa conferenza sul diritto romano, si è andata perdendo. Vorrei menzionare una parte del libro del politico italiano, perché questo era Gaetano Negri: "Se non che, io qui vorrei fare un'osservazione che risulterà meglio chiarita nel progresso di questo studio, ed è che il Cristianesimo ha vinto il Neoplatonismo non solo per effetto delle sue virtù, ma anche per quello de' suoi vizi. Infatti, il Cristianesimo, fin dai primi suoi tempi, si era costituito disciplinarmente e si era creata un'organizzazione gerarchica. Fu l'esistenza di questa gerarchia che persuase Costantino a farsi un'alleata della Chiesa cristiana, la quale da quell'alleanza ebbe il suo riconoscimento, diventando uno degli elementi costitutivi del complicato e putrido organismo dell'impero romano-bizantino.
Ma il Cristianesimo doveva necessariamente pagare la sua vittoria coll'infettarsi di tutti i mali di cui era afflitta la potenza mondana a cui si abbracciava, e noi già vedemmo come l'ideale della moralità cristiana andasse a rifugiarsi nei conventi e nei cenobî degli asceti. Il Neoplatonismo, il quale non aveva mai saputo organizzarsi, ed era rimasto allo stato di un'opinione, di un'aspirazione, di una dottrina personale, non offriva all'Impero nessuna forza, nessuna nuova risorsa, e l'Impero lo sprezzò".

Questa osservazione è certo importante e va contro tutte le tentazioni spiritualiste che certo non mancano anche in anni recenti. Ci consola anche pensare che c'è un lato buono nella "sporcizia" che oggi più che mai insudicia la Chiesa, che quella struttura, pur se imperfetta, almeno a qualcosa serve.


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