19 ottobre 2017

Il Puntatore. Il dramma liturgico

di Aurelio Porfiri
Penso che ci sia un elemento importante nell'attuale crisi su cui non si riflette abbastanza. La crisi liturgica in cui ci troviamo non va vista solamente come un elemento negativo per la nostra vita spirituale, ma soprattutto come un segno del declino della nostra civilizzazione occidentale, che dalla liturgia cattolica e dalle creazioni intorno ad essa tanto ha ricevuto. Non è forse il canto gregoriano, ad esempio, alla base della nostra musica occidentale? E di esempi così potrebbero essere fatti a centinaia.

La crisi della liturgia è uno dei sintomi peggiori della malattia dell'occidente, un occidente "sazio e disperato" (come diceva il Cardinal Biffi di Bologna), un occidente che oramai ha rinunciato alla verità oggettiva per satollarsi con un soggettivismo senza via d'uscita. La crisi della liturgia dovrebbe interessare proprio tutti, anche coloro che non sentono affinità per la stessa, anche gli atei. Perché la cultura occidentale riguarda tutti noi che siamo figli dei greci, dei romani, dell'ebraismo e del cattolicesimo. In passato ci sono stati appelli per ridare dignità alla liturgia cattolica firmati anche da atei. Questo si spiega con quello che ho detto sopra: quod omnes tangit ab omnibus approbari debet. Quello che tutti riguarda deve essere approvato (o disapprovato) da tutti.
Insomma, bisognerebbe sensibilizzare tutti sul grave dramma liturgico che stiamo vivendo, un dramma che si è insediato nel ventre stesso della Chiesa e che va sempre più in profondità.


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