12 ottobre 2017

Il Puntatore. Il dubbio


di Aurelio Porfiri

Si parla molto in questi tempi di dubia, specialmente tra coloro che si occupano,di cose vaticane. Io credo esista un dubbio veramente fondamentale, il dubbio che è a fondamento di tutti gli altri. Esso è espresso bene da Achille Campanile, nelle sue "Tragedie in due battute": "CREDENTE Io sono un credente, signore, afflitto dal dubbio che Dio non esista. L’ATEO Io, peggio. Sono un ateo, signore, afflitto dal dubbio che Dio, invece, esista realmente. È terribile. (Sipario)". Certo, è terribile, questo è il dramma della nostra esistenza e Campanile ci dimostra come il comico confini con il tragico e sia, a volte, tangenziale all'eterno. Alla fine si riduce tutto alla scommessa pascaliana, di cui tanti ha parlato nei suoi scritti Vittorio Messori. Dovremmo rileggere "Scommessa sulla morte" dello scrittore emiliano. Un libro particolare. Infatti Messori veniva dall'enorme successo di "Ipotesi su Gesù" e gli editori gli facevano una corte spietata perchè lui scrivesse un altro testo che potesse ripetere il successo del primo libro. E lui che fa? Ti va a scrivere un libro proprio sulla morte, un argomento di cui non si parla "fra persone educate".
Ma in fondo di che si dovrebbe scrivere? Egli è andato a toccare il dubbio fondamentale, il grande tabù: c'è qualcosa dopo o il nulla?
Il grande regista britannico Peter Greenaway ha detto in un intervista: "Tutta la cultura ruota attorno a Eros e Thanatos: sono il principio e la fine di tutto, e nonostante ciò non ne sappiamo nulla. Di una persona so con certezza due cose: che è venuta al mondo grazie al sesso e che un giorno morirà. Se pensate agli ultimi film che avete visto, contengono tutti sesso e morte". Quindi, se questo è vero, non denuncia forse un'ossessione della nostra società per questi temi? Un'ossessione che certamente denota una incapacità di rivestire sesso e morte di un significato, di fare in modo che quel dubbio di cui dicevamo all'inizio non sia più in grado di declinarsi in una risposta.


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