01 ottobre 2017

Invito al cinema: “Tiro libero”


di Roberto De Albentiis

Visto in anteprima la sera del 19 settembre nel cinema multisala di Macerata, uscito nei cinema italiani il giorno 21 del medesimo mese, “Tiro libero”, per la regia di Alessandro Valori, è un film italiano di genere drammatico che tratta di temi seri come la malattia e la sofferenza, il rapporto tra genitori e figli, il vero innamoramento; Alessandro Valori, attore, produttore e regista dichiaratamente cattolico, autore di film (ultimo, dell’anno 2016, “Come saltano i pesci”, avente peraltro una parziale ispirazione autobiografica) e cortometraggi, riesce a parlare della fede e del suo rapporto con la realtà concreta in maniera leggera ma presente.
In questo film semplice e insieme toccante, Dario (Simone Riccioni), giovane promessa del basket di Montegranaro, tanto bravo quanto strafottente, riceve un’inaspettata “batosta” dalla vita sotto forma di malattia invalidante; condannato per il suo comportamento arrogante e rissoso a tre mesi di lavori socialmente utili, inizialmente scansati, diverranno il mezzo del suo miglioramento nella maniera inaspettata di una squadra di basket di bambini disabili ospiti dell’oratorio salesiano di Macerata, di cui diverrà il motivato allenatore; aiutato anche dall’amicizia e poi dall’amore di Isabella (Maria Chiara Centorami), inizialmente scettica ma poi convinta sempre più del suo cambiamento e della sua sincerità, Dario riuscirà a migliorarsi e a vivere in maniera più consapevole e matura la sua malattia.
Film di buoni sentimenti, “Tiro libero” lo è nell’accezione positiva del termine: le grandi tematiche del dolore, del perché del dolore, della teodicea, del dialogo e perfino dello scontro con Dio, pur se trattati in maniera lieve, non sono affatto scansate, e non si ha un “happy ending” classico; eppure, il vero protagonista, che viene accennato in varie scene del film, anche se non parla, è Dio, il Quale appare inizialmente lontano per poi essere percepito come presente, anche e soprattutto nella difficoltà e nella malattia. Perché esistono il male, la sofferenza, il dolore, che colpiscono tanto gli “stronzi” (come lo stesso Dario si auto-appella) come le persone buone o normali (il marito della sorella di Dario, gli ospiti dell’oratorio salesiano)? Non viene data una risposta, ma viene dato un modo di affrontar, offrirli a Gesù, inchiodato e silente sulla Croce, inizialmente sfidato da Dario e poi accettato e accolto.
Girato interamente in Italia, anzi, nelle Marche, tra Ancona, Falconara, Macerata, Civitanova e Montegranaro, questo film è un omaggio ad una regione italiana martoriata tanto dal terremoto dell’ottobre scorso quanto da una silente ma larvata e sempre più diffusa crisi economica, e che però ha da offrire tanto, sia quanto a bellezza (meravigliose le verdi colline e il bel mare che si vedono) quanto a umanità (i sacerdoti che si vedono nel film sono i veri preti dell’oratorio salesiano di Macerata, città natale del regista); il film vede certo la presenza di volti noti del cinema e della televisione, come Biagio Izzo e Nancy Brilli, ma, parimenti, vede parecchi volontari e comparse non professionisti, in primis i ragazzini disabili della squadra di basket.
Chi andrà a vedere “Tiro libero” (che prende il nome dalla nota mossa di pallacanestro) non vedrà solo dei begli scenari naturali, ma vedrà soprattutto una lezione su come sopportare bene le avversità e il dolore, tanto recitati – e bene ad opera di Simone Riccioni – quanto reali  - si vedano i ragazzini disabili e gli anziani e i malati dell’oratorio – e concreti; non c’è, come detto, l’happy ending (del resto, la vera realtà, che non è un film, non lo prevede), ma c’è un’importante lezione: le avversità, il dolore, la malattia, il male, hanno senso solo se sopportati e sofferti insieme, solo se servono di lezione, solo se offerti al primo Sofferente, Gesù. “Tiro libero”, nella sua semplice linearità, ha il pregio tanto di intrattenere quanto di insegnare, è una visione che merita.


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