20 ottobre 2017

La grottesca accoglienza "social" di un parroco toscano

di Lorenzo Zuppini
Il concetto di visibilità interiore è alto e nobile, degno dei pochi che riescono a far molto senza ambire ai titoli dei giornali o agli inviti nei salotti televisivi. La dimensione della carità cristiana coinvolge in pieno il concetto di visibilità interiore, e lo sviscera in poche parole, ovvero nel versetto di Matteo (6,1-4) secondo cui «la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra». In questa frase è contenuto un divieto ancor più grande di quello che può apparire in un primo momento di riflessione: addirittura neanche il nostro corpo deve rendersi conto della carità offerta.

La carità, per essere gratuita, deve esser fatta senza richiedere niente in cambio, che si tratti di denaro o di applausi. La gratuità verrebbe meno se altri, altre alle nostre mani, venissero a sapere delle nostre buone azione e se ne congratulassero. Il Vangelo chiarisce che «se cerchi approvazione, rovini tutto».
Inoltre, la gratuità evangelica, quel “non sapere”, non indica una costrizione proveniente dall’esterno, bensì uno status personale che ogni seguace di Cristo deve perseguire e ambire a vivere: trattasi della perfetta letizia. San Francesco spiegò a frate Leone, sulla strada che da Perugia portava a Santa Maria degli Angeli, in cosa consiste la perfetta letizia, specificando che «quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte». Termina, poi, dicendo che «allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, scrivi che questa è perfetta letizia».

Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro a Pistoia, la mia città, sbandiera in modo grottesco l’accoglienza che offre ad un certo numero di immigrati, creando situazioni altrettanto grottesche che tutti voi già conoscerete. La vetta è stata toccata quando, a fine agosto, elogiando l’aver portato gli immigrati in piscina, ha condannato duramente e genericamente i fascisti e i razzisti scrivendo che “non sono la loro patria”. Da qui, una bufera che ha coinvolto anche Matteo Salvini, essendo tristemente famosa l’antipatia che don Massimo prova nei confronti di chiunque osi criticare le sue posizioni.

Egli continua a ripetere convulsamente che ciò che sta facendo è prescritto nel Vangelo, facendo genericamente riferimento al dettame di aiutare chiunque abbia bisogno. È evidente che il sacerdote sia in cerca di notorietà e del più basso livello, arrivando addirittura a pubblicizzare la sua carità su Facebook. Oltre a non conoscere, o a fingere di non conoscere, quanto riportato nelle righe precedenti, don Biancalani definisce “carità cristiana” quest’accoglienza buonista e senza costrutto effettuata solo ed esclusivamente con la pecunia dell’erario. Ebbe addirittura la fantastica idea di proporre agli accolti di stendere i loro tappeti in chiesa e di utilizzare la casa di Dio per prostrarsi ad Allah. Uno stupro mentale e spirituale cui ha messo la parola fine il Vescovo. La perfetta letizia, oggigiorno, costa 35 euro al dì.

 

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