08 ottobre 2017

Luoghi e devozioni della Basilicata. Il Crocifisso di Forenza

di Marco Muscillo
Per la terza tappa del nostro viaggio ci spostiamo più a nord per visitare un piccolo comune posto su un colle chiamato "Balcone delle Puglie", da cui è possibile osservare il panorama del Tavoliere pugliese, fino al Gargano. Stiamo parlando di Forenza. Anche Forenza ha le sue feste (il 3 maggio si svolge la processione del SS. Crocifisso) e il suo santo patrono che è San Carlo Borromeo. Ma io voglio parlarvi di un’altra cosa.

Mi portarono a visitare questo paese alcuni anni fa e da allora porto nel cuore quel che vi ho visto. A Forenza c’è un Convento francescano, fondato nel 1685, dedicato al SS. Crocifisso. In questo Santuario, dietro l’altare, si erge uno dei Crocifissi più belli che io abbia mai visto: vi è rappresentata davvero tutta la sofferenza della dolorosa Passione di Nostro Signore.
Questo Crocifisso miracoloso ha attirato per secoli i pellegrini provenienti dalle regioni limitrofe. Un documento del 1723 attesta che il Convento di Forenza era il secondo Santuario della Provincia. Il 6 gennaio del 2016, in occasione del Giubileo della Misericordia, è stata aperta anche la porta santa del Santuario.

Il crocifisso di Forenza è opera dello scultore calabrese Fra Angelo da Pietrafitta, un “laico francescano”, quindi un Terziario, allievo di un più celebre Fra Umile da Petralia. Siccome non sono un esperto critico d’arte e non so farvi la descrizione tecnica dell’opera, vi riporto quello che trovo scritto dietro a santino che riportai a casa dopo la mia visita:


“La figura di Cristo a grandezza naturale, esile ed allungata, con l’inconfondibile perizoma, l’intaglio perfetto dell’anatomia, il colore chiaro e delicato della carne, sul quale spiccano il rosso delle ferite ed il violaceo delle lividure armonicamente sparse su tutto il corpo, la bocca semiaperta, dove si intravedono la lingua e i denti, i capelli ricadenti a ciocche, la barba ben delineata, la voluminosità della corona di spine, gli occhi socchiusi e spenti, la testa reclinata, dallo al volto di Cristo un’impressionante drammaticità con particolari di impareggiabile bellezza.
L’artista che si accinge a scolpire il Crocifisso, doveva permettere una lunga revisione interiore della vita, con l’esercizio continuo di tutte le virtù cristiane e dei consigli evangelici per acquisire quella purezza cristallina dell’anima e del corpo, che poi doveva saper trasferire nel Crocifisso.
Nella quaresima sceglieva il legno, i colori e tutto l’occorrente per dare il primo tocco nella Settimana Santa o il giorno di Pasqua. Minuziosa era la preparazione dei colori, perché il loro splendore non doveva provocare la seduzione dei sensi.” 
 
Si dice che Fra Angelo, non riuscendo a dare un’espressione al volto del Crocifisso a causa della scarsa luminosità nel suo laboratorio, si fermò al collo e si addormentò. Al risveglio trovò l’opera completata col volto intagliato: durante la notte gli angeli avevano provveduto a terminare la realizzazione del Crocifisso.
Il volto di Gesù è davvero particolare perché mostra aspetti diversi a seconda del punto in cui lo si guarda. Osservando da sinistra, il Signore appare sorridente sulla croce, perché il suo sacrificio è per la salvezza dei suoi figli. Guardando il Crocifisso frontalmente, il suo volto appare in agonia. Mentre se lo si osserva da destra, notiamo la testa leggermente reclinata: Gesù è morto dopo aver esalato l’ultimo respiro.
Ma la particolarità più grande di questo Crocifisso è un’altra. Dobbiamo uscire dalla chiesa e spostarci nella sala interna. Dietro al crocifisso c’è una tenda che può essere aperta per contemplare anche le piaghe delle spalle e della schiena di Nostro Signore.

Tra queste, ve n’è una non molto conosciuta: la Santa piaga della Spalla. Essa è stata rivelata ad alcuni santi molto devoti della dolorosa Passione di Gesù.
San Pio da Pietralcina ne ricevette i segni sul suo corpo; Santa Brigida ne parla nelle sue famose Orazioni; la Beata Anna Katherina Emmerick la cita nel racconto della dolorosa Passione. Ma è a San Bernardo di Chiaravalle che Gesù rivelò:
“Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita, e tre ossa scoperte per portare la croce. Questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore più di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; e a tutti quelli che per amore di Essa mi onoreranno con tre Padre Nostro, Ave e Gloria al giorno, perdonerò i peccati veniali, non ricorderò più i mortali, non morranno di morte subitanea e in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine conseguendo ancora grazia e misericordia”.
Che dire, i forenzesi sono davvero fortunati.




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